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Maltrattamenti In Famiglia

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38 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Maltrattamenti in famiglia: quando è reato abituale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di maltrattamenti in famiglia e tentata estorsione aggravata a carico di un uomo che vessava la madre anziana per ottenere denaro. La difesa sosteneva l'insussistenza dell'abitualità a causa di dipendenze patologiche e la riqualificazione della condotta in esercizio arbitrario, ma i giudici hanno rigettato il ricorso sottolineando la gravità e la reiterazione delle vessazioni.
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Ritrattazione violenza domestica: non ferma il reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25841/2023, ha confermato la condanna per maltrattamenti in famiglia, stabilendo che la ritrattazione della vittima di violenza domestica durante il processo è inattendibile. Tale ritrattazione è stata interpretata non come prova dell'innocenza dell'imputato, ma come un sintomo della sua dipendenza psicologica ed economica e della paura nei suoi confronti, in linea con le dinamiche tipiche dei reati di violenza di genere.
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Giurisdizione reati all’estero: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla giurisdizione per reati all'estero, stabilendo che per procedere contro un cittadino italiano per un delitto commesso interamente fuori dall'Italia (nel caso di specie, maltrattamenti in famiglia in Giordania), è sufficiente la sua presenza, anche solo temporanea, nel territorio nazionale dopo la commissione del fatto ma prima dell'esercizio dell'azione penale. La successiva partenza dell'imputato non incide sulla giurisdizione ormai radicata. La Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna.
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Reato di maltrattamenti: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di maltrattamenti in famiglia e detenzione di armi. Il ricorso dell'imputato, che sosteneva la reciprocità delle offese e la mancanza di dolo, è stato rigettato. La Corte ha ribadito che il reato di maltrattamenti sussiste anche in presenza di reazioni della vittima, se queste sono frutto di esasperazione. Inoltre, per la configurabilità del dolo è sufficiente la consapevolezza di persistere in una condotta vessatoria, senza che sia necessario un programma criminoso specifico.
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Divieto bilanciamento circostanze: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 847/2026, ha annullato una condanna per estorsione limitatamente alla determinazione della pena. La Corte ha stabilito che il divieto di bilanciamento delle circostanze, previsto per la rapina, non si estende all'estorsione, riaffermando l'applicazione della regola generale dell'art. 69 c.p. L'imputato era stato condannato anche per maltrattamenti in famiglia, condanna confermata nel merito.
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Sospensione condizionale della pena: obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva concesso la sospensione condizionale della pena a un imputato per maltrattamenti in famiglia senza subordinarla all'obbligatorio percorso di recupero. La Suprema Corte ha ribadito che, per questo tipo di reato, tale condizione è un requisito imprescindibile e non una facoltà del giudice. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la corretta applicazione della norma, confermando nel resto la responsabilità penale dell'imputato.
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Aggravante teleologica e maltrattamenti: la Cassazione
Un uomo è stato condannato per maltrattamenti, violenza sessuale e lesioni ai danni della compagna. In Cassazione, ha contestato l'applicazione dell'aggravante teleologica, sostenendo che la violenza fosse reciproca e che le lesioni fossero parte dei maltrattamenti stessi. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che la violenza reciproca non esclude il reato e che l'aggravante teleologica è applicabile anche quando un'unica azione integra più reati, se uno è finalizzato all'altro. Di conseguenza, le lesioni diventano procedibili d'ufficio, rendendo inefficace la remissione di querela.
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Maltrattamenti in famiglia e alcol: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo accusato di maltrattamenti in famiglia ai danni della madre. L'imputato sosteneva che il suo stato di ubriachezza abituale escludesse la consapevolezza delle proprie azioni. La Corte ha stabilito che l'alterazione da alcol non è incompatibile con l'elemento soggettivo del reato, che richiede solo la coscienza di persistere in un'attività vessatoria, a meno che non si traduca in una cronica intossicazione tale da compromettere l'imputabilità.
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Maltrattamenti aggravati: disabilità e recidiva
La Corte di Cassazione conferma la condanna per maltrattamenti aggravati a carico di un padre nei confronti delle figlie. La sentenza chiarisce due principi fondamentali: la reazione della vittima non esclude il reato e, per l'aggravante della disabilità, è sufficiente l'accertamento di una condizione di svantaggio sociale, senza necessità del riconoscimento formale dello stato di handicap. La Corte rigetta il ricorso, ritenendo infondate anche le censure sulla recidiva e sulla determinazione della pena.
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Maltrattamenti in famiglia: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per maltrattamenti in famiglia e altri reati. La sentenza sottolinea che, in presenza di due decisioni conformi nei gradi di merito ('doppia conforme'), il riesame dei fatti è precluso. Viene ribadita la differenza tra semplici litigi e una condotta abituale vessatoria, necessaria per configurare il reato di maltrattamenti, confermando la valutazione di attendibilità delle persone offese fatta dai giudici precedenti.
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Sanzioni sostitutive: la Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35859/2024, ha annullato parzialmente una condanna per maltrattamenti in famiglia. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello ha l'obbligo di pronunciarsi sulla richiesta di applicazione delle sanzioni sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, se presentata dall'imputato. Al contrario, ha confermato che l'uso anche occasionale di un'arma (nella specie, un martello) è sufficiente a integrare l'aggravante specifica del reato, rigettando il ricorso su questo punto.
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Maltrattamenti in famiglia: condanna per omissione
Una madre, inizialmente assolta, è stata condannata in appello per il reato di maltrattamenti in famiglia ai danni dei figli minori. La Cassazione ha confermato la condanna, specificando che il reato non richiede solo violenza attiva, ma può configurarsi anche per omissione, ossia per la costante trascuratezza e l'abbandono dei figli. La Corte ha chiarito che è sufficiente il dolo generico, cioè la consapevolezza di persistere in una condotta vessatoria, senza che sia necessario un intento specifico di umiliare le vittime.
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Maltrattamenti in famiglia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29324/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo indagato per maltrattamenti in famiglia. La Corte ha confermato la misura cautelare dell'allontanamento, stabilendo che la conflittualità reciproca e le presunte provocazioni della vittima non escludono il reato quando le violenze sono abituali e sistematiche. La decisione del Tribunale del Riesame è stata ritenuta logica e ben motivata, basandosi sulle dichiarazioni della persona offesa, dei figli e di altri testimoni, che delineavano un quadro di vessazioni continue aggravate dall'abuso di alcol da parte dell'indagato.
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Omicidio aggravato: la Cassazione sulla crudeltà
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un omicidio aggravato, commesso da un uomo ai danni della compagna. Il ricorso dell'imputato, basato sull'insussistenza delle aggravanti dei futili motivi e della crudeltà, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la crudeltà è compatibile con il dolo d'impeto e si manifesta con sofferenze aggiuntive e non necessarie alla causazione della morte. I futili motivi sono stati ravvisati non nel singolo litigio, ma nel contesto di prevaricazione e controllo dell'imputato sulla vittima. L'omicidio è stato considerato l'atto finale di una condotta di maltrattamenti pregressa.
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Maltrattamenti assistiti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2698/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia. La Corte ha confermato che il reato sussiste anche dopo la cessazione della convivenza e che l'aggravante dei maltrattamenti assistiti si configura quando i minori sono esposti a episodi ripetuti di violenza, creando un rischio per il loro sviluppo psicofisico, anche se molto piccoli.
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Espulsione amministrativa per reati: limiti e doveri
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una espulsione amministrativa come misura alternativa alla detenzione per un cittadino straniero condannato per gravi maltrattamenti in famiglia. La Corte ha stabilito che la gravità del reato, la sospensione della potestà genitoriale e la mancata prova della permanenza del figlio minore in Italia prevalgono sulla tutela generale dei legami familiari, giustificando l'allontanamento dal territorio nazionale.
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Maltrattamenti in famiglia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato in primo e secondo grado per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della consorte. La difesa contestava la valutazione delle prove, sostenendo l'insussistenza della soggezione psicologica della vittima e la contraddittorietà delle testimonianze. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una "doppia conforme" (due sentenze di merito uguali), il suo giudizio è limitato alla verifica della logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti. La condanna a sei anni di reclusione è stata quindi confermata, ritenendo le motivazioni della Corte d'Appello coerenti e prive di vizi logici.
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Maltrattamenti: non è litigio se la violenza è abituale
Un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia contro la moglie ricorre in Cassazione, sostenendo si trattasse solo di una normale conflittualità di coppia. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che una condotta violenta e prevaricatoria protratta nel tempo, anche se non quotidiana, integra il reato di maltrattamenti, distinguendolo nettamente dai semplici litigi sporadici.
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