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Locale Di 'Ndrangheta

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indica una filiale, una cellula territoriale dell'organizzazione criminale 'ndrangheta, che opera in una specifica area geografica mantenendo un legame con la struttura centrale ('casa madre').

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Delocalizzazione ‘ndrangheta: mafia senza violenza, condanna c’è
La Corte di Cassazione affronta un caso di custodia cautelare per associazione mafiosa. Un indagato è accusato di far parte di una 'filiale' criminale a Roma. La sua difesa sostiene che manchino le prove di una vera attività mafiosa, come la violenza e il controllo militare del territorio. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla **delocalizzazione della 'ndrangheta**: una filiale in un nuovo territorio non ha bisogno di usare la violenza esplicita. Essa 'eredita' la forza intimidatrice e la fama criminale dalla 'casa madre' calabrese. Questa reputazione è sufficiente a generare paura e sottomissione, permettendo al gruppo di infiltrarsi nell'economia. L'indagato, quindi, resta in carcere.
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Partecipazione associazione mafiosa: affari e cene valgono prova
La Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo accusato di far parte di una 'locale' di 'ndrangheta a Roma. La difesa sosteneva la mancanza di prove, ma i giudici hanno stabilito un principio chiave: la **Partecipazione associazione mafiosa** non richiede necessariamente atti di violenza. La forza intimidatrice di un clan 'delocalizzato' deriva dalla fama dell'organizzazione madre. La costante disponibilità dell'indagato verso il clan, la sua presenza a riunioni strategiche e il suo ruolo in operazioni economiche sono stati ritenuti indizi sufficienti a dimostrare un'adesione stabile e consapevole al sodalizio criminale, giustificando la misura cautelare.
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Associazione di tipo mafioso: la fama del clan basta per il carcere
Un indagato contesta la custodia in carcere per partecipazione a una 'locale' di 'ndrangheta a Roma, sostenendo la mancanza di prove sulla forza intimidatrice del gruppo. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: una filiale 'delocalizzata' di un'organizzazione storica non ha bisogno di compiere atti violenti per dimostrare la sua pericolosità. La sua forza intimidatrice è implicita, ereditata direttamente dalla fama criminale della 'casa madre' in Calabria. La semplice esistenza della filiale, che ne replica le strutture e i metodi, è sufficiente per configurare il reato di associazione di tipo mafioso e giustificare la massima misura cautelare. L'indagato perde e resta in carcere.
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Associazione mafiosa a Roma: negata ma provata da intercettazioni
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare per partecipazione a una 'locale' di 'ndrangheta a Roma e per tentata estorsione, ha presentato ricorso sostenendo la mancanza di prove sull'esistenza del gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. Secondo i giudici, le numerose intercettazioni e gli altri elementi raccolti erano più che sufficienti a dimostrare la presenza e l'operatività dell'associazione mafiosa nella capitale. La Corte ha confermato la validità della misura cautelare, ritenendo le argomentazioni difensive generiche e incapaci di smentire il solido quadro probatorio.
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Partecipazione ad associazione mafiosa: basta il legame con il clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. L'uomo era ritenuto un membro a pieno titolo di un 'locale' di 'ndrangheta operante sul litorale romano. La difesa sosteneva la mancanza di prove di un suo ruolo stabile e di una reale forza intimidatrice del clan in quel territorio. La Corte ha invece stabilito un principio fondamentale: per le filiali 'delocalizzate' di clan storici, la forza intimidatrice deriva direttamente dal legame con la 'casa madre'. Il contributo costante e variegato dell'indagato (fornitura di armi, informazioni riservate) è stato ritenuto prova sufficiente della sua piena appartenenza al sodalizio, rendendo legittima la misura cautelare.
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Associazione mafiosa delocalizzata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per partecipazione ad un'associazione mafiosa delocalizzata di tipo 'ndranghetista in Trentino. La sentenza chiarisce i criteri per configurare il reato ex art. 416-bis c.p. per le cellule criminali operanti fuori dai territori storici, sottolineando l'importanza del collegamento funzionale con la 'casa madre' e della percezione esterna della forza intimidatrice, anche se limitata a specifici settori economici.
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