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Liquidatore Giudiziale

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'organo nominato dal tribunale nel concordato preventivo con cessione dei beni, con il compito di vendere i beni dell'impresa (liquidare l'attivo) e distribuire il ricavato ai creditori secondo il piano approvato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compenso liquidatore giudiziale: stop al saldo anticipato
Il tribunale ha liquidato il saldo finale per l'attività svolta da un professionista dimessosi anticipatamente dal ruolo di liquidatore. La società in concordato ha contestato il provvedimento, sostenendo che la determinazione finale presuppone la chiusura della procedura e la ripartizione con i nuovi incaricati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la richiesta a saldo formulata prima della conclusione dell'intera procedura è improponibile. Il compenso liquidatore giudiziale ha infatti natura unitaria e deve essere calcolato proporzionalmente tra tutti i professionisti subentrati, solo dopo l'approvazione del rendiconto definitivo. Il professionista uscente deve rifondere le spese legali.
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Dichiarazione di fallimento valida anche per un solo debito
Una società creditrice in concordato preventivo ha ottenuto la dichiarazione di fallimento di una società debitrice per un debito insoluto di oltre 1,6 milioni di euro. L'impresa debitrice ha impugnato la sentenza contestando i poteri del liquidatore creditore e sostenendo che il mancato pagamento di una singola pretesa non potesse dimostrare l'insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il liquidatore giudiziale possiede piena legittimazione ad agire per recuperare i crediti sociali. Inoltre, anche l'inadempimento verso un solo creditore evidenzia lo stato di insolvenza quando assume importi rilevanti e manifesta una strutturale incapacità finanziaria dell'impresa, rendendo legittima la dichiarazione di fallimento.
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Prededucibilità compenso liquidatore: curatela sconfitta
Un liquidatore giudiziale di un concordato preventivo ha chiesto l'ammissione al passivo del successivo fallimento per ottenere il pagamento del proprio compenso residuo in prededuzione. La curatela fallimentare ha contestato il diritto, adducendo presunte inadempienze del professionista nella gestione e vendita dei beni e nella mancata promozione di azioni di responsabilità. Il Tribunale ha accolto la richiesta del professionista e la Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. I giudici hanno stabilito che la prededucibilità compenso liquidatore sussiste perché l'attività svolta nella fase concordataria è funzionale alla conservazione del patrimonio e all'interesse dell'intera massa dei creditori, anche se sopravviene il fallimento senza la preventiva risoluzione del concordato.
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Riconoscimento di debito nel concordato: vale senza autorizzazione
Un professionista difende con successo una società in concordato preventivo su incarico del liquidatore giudiziale, recuperando ingenti somme da una banca. Il liquidatore sottoscrive una scrittura privata in cui riconosce l'onorario maturato per l'attività svolta. Successivamente subentra un nuovo liquidatore e il Tribunale rifiuta di liquidare l'importo concordato, sostenendo che l'impegno necessitasse della preventiva autorizzazione del giudice delegato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del professionista, stabilendo il valore vincolante del riconoscimento di debito nel concordato. Il liquidatore nominato per la cessione dei beni possiede pieni poteri di gestione per i debiti sorti dopo l'omologazione e non ha bisogno di autorizzazioni giudiziali per attestare i compensi dovuti ai collaboratori.
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Reclamo contro la dichiarazione di fallimento: lite nulla
Un ex socio e liquidatore ha proposto reclamo contro la dichiarazione di fallimento della propria ex società a responsabilità limitata. La Corte di Appello ha respinto il ricorso senza coinvolgere formalmente nel giudizio la società fallita, rappresentata dal nuovo liquidatore giudiziale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ex socio. I giudici supremi hanno chiarito che la società insolvente costituisce parte necessaria nel procedimento di impugnazione. La mancata notifica dell'atto alla società e la mancata integrazione del contraddittorio da parte dei giudici di appello determinano la nullità della decisione. La Suprema Corte ha dunque cassato la sentenza e rinviato la causa per rinnovare integralmente il procedimento.
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Incarico personale del socio? I compensi vanno alla società STP
Un avvocato, socio di una Società Tra Professionisti (STP), riceve un incarico personale come liquidatore giudiziale e incassa i relativi compensi dopo essere uscito dalla società. La STP lo cita in giudizio per ottenere una parte di quei guadagni. La Cassazione stabilisce che vige l'obbligo di riversamento compensi socio STP: tutti i proventi dell'attività professionale, anche da incarichi personali, sono crediti della società. La decisione del giudice fallimentare che riconosceva il compenso al singolo professionista non ha valore nei rapporti interni tra socio e società. Di conseguenza, l'avvocato viene condannato a versare alla sua ex società la quota di compenso maturata durante il rapporto sociale.
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Privilegio artigiano: come provarlo nel concordato
La Corte d'Appello ha confermato il rigetto della domanda di un creditore volta al riconoscimento del privilegio artigiano. Nonostante l'iniziale inserimento nell'elenco dei privilegiati, il creditore non ha fornito prova dell'iscrizione all'albo e dei requisiti sostanziali. La decisione ribadisce che l'omologazione del concordato non crea giudicato sul rango del credito e l'onere probatorio spetta al creditore.
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Compenso liquidatore giudiziale: quando spetta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso liquidatore giudiziale nel concordato preventivo deve essere determinato solo al termine della procedura. Il caso riguardava l'erede di un professionista deceduto prima della chiusura delle operazioni, a cui il Tribunale aveva negato ulteriori somme ritenendo definitivo un precedente pagamento. La Suprema Corte ha invece chiarito che ogni liquidazione avvenuta prima del rendiconto finale ha natura di acconto. Il compenso finale è unitario e va ripartito tra i vari soggetti che si sono avvicendati nell'incarico solo dopo la conclusione di tutte le attività.
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Concordato preventivo: la garanzia del socio
Un socio unico ha garantito personalmente il pagamento dei debiti verso i creditori nell'ambito di un concordato preventivo. Successivamente, ha contestato la legittimazione del liquidatore giudiziale a richiedere il pagamento, sostenendo che l'obbligo fosse assunto solo verso i singoli creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'interpretazione sistematica degli atti negoziali attribuisce agli organi della procedura il potere di agire per l'adempimento della garanzia, validando inoltre il calcolo del debito basato sul rendiconto della liquidazione.
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Legittimazione liquidatore giudiziale e cessione crediti
La Corte di Cassazione affronta il tema della legittimazione liquidatore giudiziale nel recupero di somme derivanti da cessioni di credito prive di data certa. Nel caso in esame, una società in concordato preventivo ha contestato i pagamenti ricevuti da una banca dopo l'apertura della procedura. I giudici di merito avevano negato il potere di agire del liquidatore, ma la Suprema Corte ha rinviato la questione a una pubblica udienza per la sua rilevanza nomofilattica.
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Prelazione nel concordato preventivo: guida alle vendite
La Corte di Cassazione ha confermato che la prelazione nel concordato preventivo è pienamente compatibile con le procedure di vendita competitiva. Nel caso esaminato, una società contestava il diritto di un affittuario di esercitare la prelazione su un immobile industriale venduto all'asta. La Corte ha stabilito che il diritto di essere preferiti nell'acquisto non decade con l'apertura della crisi d'impresa e può essere esercitato dopo la chiusura dell'incanto, pareggiando il prezzo finale raggiunto in gara.
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Reclamo tardivo concordato: inammissibile il ricorso
Una società, aggiudicataria di un'azienda in un concordato preventivo, ha presentato un reclamo tardivo contro la decisione del liquidatore che ne dichiarava la decadenza. Il Tribunale ha dichiarato il reclamo inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile per difetto di interesse, poiché anche accogliendo la tesi della ricorrente, il reclamo sarebbe risultato comunque depositato oltre il termine di legge.
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Compenso liquidatore: obbligo di motivazione specifica
La Cassazione annulla un decreto di liquidazione del compenso di un liquidatore giudiziale per mancanza di motivazione specifica. La Corte sottolinea che il giudice deve spiegare le ragioni della sua scelta, non potendosi limitare a formule generiche, stabilendo così un importante principio sulla trasparenza del compenso liquidatore giudiziale.
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Concordato in continuità e nomina del liquidatore
La Cassazione chiarisce che in un concordato in continuità misto, se il piano aziendale è vago sulle modalità di vendita dei beni non essenziali, il tribunale può legittimamente nominare un liquidatore giudiziale per garantire una procedura competitiva e tutelare i creditori, applicando in via sussidiaria l'art. 182 della Legge Fallimentare.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello e un'ordinanza di primo grado per la violazione del litisconsorzio necessario. In un'opposizione di terzo all'esecuzione, la mancata partecipazione del debitore esecutato al giudizio di primo grado costituisce un vizio insanabile che determina la nullità dell'intero procedimento. La Corte ha rinviato la causa al primo giudice per una nuova trattazione nel corretto contraddittorio tra le parti.
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Legittimazione liquidatore concordato: i limiti d’azione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione del liquidatore nel concordato preventivo è limitata agli atti di liquidazione. Non può agire per un risarcimento danni derivante da un'occupazione abusiva iniziata prima dell'omologa del concordato, poiché tale diritto appartiene all'imprenditore. Il caso riguardava una società in concordato che, tramite il suo liquidatore, aveva citato in giudizio due società per l'occupazione illegittima di un immobile. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva condannato le società occupanti, per difetto di legittimazione processuale del liquidatore.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
Un liquidatore giudiziale impugnava la quantificazione del proprio compenso ritenendola incongrua. Successivamente, presentava una dichiarazione di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia e della mancata costituzione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza entrare nel merito della questione.
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Legittimazione passiva liquidatore: chi citare?
Un'impresa creditrice ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento della natura privilegiata del proprio credito nei confronti di una società in concordato preventivo, notificando l'atto solo al liquidatore giudiziale. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso, chiarendo la distinzione di ruoli e la corretta legittimazione passiva liquidatore. L'azione di accertamento del credito deve essere promossa contro l'impresa debitrice, rappresentata dal suo legale rappresentante (o liquidatore sociale), e non contro il liquidatore giudiziale, il cui ruolo è limitato all'esecuzione del piano di riparto. Citare in giudizio il soggetto sbagliato comporta l'inammissibilità della domanda.
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Compenso liquidatore: la Cassazione conferma la riduzione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un tribunale di merito che aveva drasticamente ridotto il compenso di un liquidatore giudiziale. La riduzione era motivata dalla scarsa diligenza del professionista nella vendita di alcuni immobili, che ha causato una grave svalutazione e un aumento dei costi procedurali. La Corte ha chiarito che il compenso liquidatore giudiziale deve essere commisurato ai risultati e all'efficienza, e che l'utilizzo di coadiutori giustifica una riduzione discrezionale della parcella, non una mera detrazione.
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