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Lieve Entità Spaccio Stupefacenti

9 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità spaccio stupefacenti: rigetto per quantità e purezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione illecita di droga. L'indagato chiedeva il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio stupefacenti e le attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta a causa del rilevante peso della droga, dell'elevato grado di purezza e dell'ampia capacità di diffusione sul mercato criminale. L'uomo ha inoltre commesso il reato mentre era sottoposto all'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria, dimostrando un'elevata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: esclusa per 2670 dosi
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione richiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio stupefacenti ai sensi dell'articolo 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato il possesso di un quantitativo pari a ben 2.670 dosi, indice di un'attività di vendita diffusa e dell'inserimento dell'autore in dinamiche di criminalità organizzata. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile perché basata su motivi meramente reiterativi e privi di argomenti nuovi rispetto all'appello. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la gravità del reato, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio stupefacenti esclusa per somme ingenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per detenzione e cessione di metanfetamina. L'imputato richiedeva la riqualificazione della condotta nell'ipotesi più favorevole di lieve entità spaccio stupefacenti e contestava la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio della lieve entità presuppone una minima offensività complessiva dell'azione penale. Nel caso specifico, la quantità non minimale di droga detenuta, la cessione documentata di ulteriore sostanza e il rinvenimento di un'ingente somma di denaro provento del reato escludono in radice la possibilità di considerare il fatto di modesta portata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: rigetto per molte dosi
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna penale per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva la presenza di vizi logici nella sentenza e richiedeva il riconoscimento della lieve entità spaccio stupefacenti, oltre a una maggiore riduzione della pena per le attenuanti generiche. I giudici supremi hanno respinto l'istanza. La Corte ha ritenuto non configurabile l'ipotesi attenuata a causa dell'ingente numero di dosi destinate a un'attività di cessione strutturata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione economica.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: nessun riesame in Cassazione
L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio, contestando la mancata concessione della lieve entità spaccio stupefacenti. La Corte territoriale aveva già negato la fattispecie minore con una motivazione approfondita e logica. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità evidenziano che la rivalutazione dei fatti non è consentita quando la sentenza impugnata presenta un percorso argomentativo coerente e privo di vizi logici. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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630 dosi di ketamina: no a lieve entità spaccio stupefacenti
L'Imputato ha impugnato la condanna per traffico illecito di sostanze stupefacenti, lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio stupefacenti. Il ricorrente trasportava e deteneva seicentotrenta dosi singole di ketamina. I giudici di merito hanno escluso l'ipotesi attenuata a causa dell'ingente quantitativo della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un elevato dato ponderale impedisce di considerare il fatto di minima offensività e condannando l'Imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: no al reato minore
Un imputato ha impugnato la sentenza di condanna per traffico illecito di sostanze vietate chiedendo la riqualificazione del reato. La difesa sosteneva la sussistenza della lieve entità spaccio stupefacenti. I giudici di merito avevano negato questa attenuante a causa di una condotta di cessione continuativa, strutturata e ben organizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha sollevato contestazioni di fatto non valutabili nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: Cassazione respinge ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione dell'ipotesi di lieve entità spaccio stupefacenti. La difesa sosteneva che i giudici precedenti avessero errato nel valutare i parametri dell'illecito. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici di legittimità hanno accertato che il ricorso riproponeva censure già esaminate e respinte correttamente nei gradi precedenti. Il dato qualitativo e quantitativo della sostanza sequestrata ha impedito la derubricazione del fatto in ipotesi attenuata. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: quando la contabilità condanna
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per reati sugli stupefacenti. Egli ha impugnato la sentenza d'appello lamentando la mancata applicazione della circostanza attenuante della Lieve entità spaccio stupefacenti, sostenendo che la decisione si basasse solo sulla diversa qualità delle droghe (marijuana e cocaina). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esclusione della lieve entità non dipende solo dalla pluralità di sostanze, ma anche da elementi concreti come il numero elevato di dosi ricavabili, il possesso di materiale per il confezionamento e il ritrovamento di una contabilità dell'attività illecita. Di conseguenza, Il Ricorrente perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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