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Lieve Entità Nello Spaccio

14 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità nello spaccio e carcere: conta l’organizzazione
L'Indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di cocaina. La difesa ha chiesto di riqualificare le condotte nell'ipotesi di lieve entità nello spaccio, evidenziando il sequestro di soli 5,3 grammi di sostanza e l'assenza di perizia chimica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la misura carceraria. I giudici hanno stabilito che l'esiguità del sequestro non rileva se intercettazioni e osservazioni dimostrano un'attività di spaccio continuativa, organizzata e di consistente volume economico. Inoltre, per applicare misure cautelari non occorre una perizia formale, bastando il narcotest della polizia. Il pericolo di reiterazione e i precedenti specifici giustificano la custodia in carcere.
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Lieve entità nello spaccio: respinto il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata concessione della lieve entità nello spaccio e l'eccessività della pena inflitta. Le autorità avevano sequestrato 53 grammi di cocaina e 77 grammi di marijuana, insieme a documenti attestanti vendite continuative. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante e la contabilità dell'attività illecita escludono l'occasionalità della condotta. Il calcolo della pena è risultato corretto perché applicato nei minimi edittali, tenuto conto anche dei precedenti penali specifici del ricorrente.
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Lieve entità nello spaccio: quando la continuità nega lo sconto
Due uomini sono stati condannati per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Uno dei condannati ha presentato ricorso richiedendo la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, evidenziando che le singole cessioni riguardavano ridotti quantitativi di sostanza. L'altro ricorrente ha eccepito un vizio formale nella notifica dell'atto di citazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'ipotesi di lieve entità nello spaccio non si applica quando le condotte si inseriscono in una rete organizzata e continuativa con rilevanti volumi complessivi di droga. La Corte ha inoltre confermato la misura dell'espulsione dal territorio dello Stato per il cittadino straniero e ha stabilito che i difetti di notifica non eccepiti nei termini risultano sanati.
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Lieve entità nello spaccio: esclusa se c’è organizzazione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati continuati in materia di stupefacenti. La difesa ha contestato la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità nello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno evidenziato un'attività delittuosa strutturata: smercio capillare di diverse droghe, stabili legami con altri trafficanti e utilizzo di schede telefoniche intestate a terzi per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. Tali elementi escludono qualsiasi configurazione di minima offensività. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha ordinato il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: respinto il ricorso del recidivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per traffico illecito di sostanze stupefacenti, respingendo la richiesta di riconoscere la lieve entità nello spaccio. Il ricorrente contestava la mancata concessione dell'ipotesi attenuata e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La motivazione della corte d'appello risulta solida e priva di difetti logici. I precedenti penali dell'imputato e le modalità del fatto evidenziano una condotta continuativa e un'attività abituale, incurante delle precedenti sanzioni subite. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio, oltre a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio negata per cocaina pura al 70%
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità nello spaccio. Gli inquirenti avevano sequestrato centosettantacinque grammi di cocaina con principio attivo superiore al 70 per cento, oltre a varie dosi già confezionate e cedute. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio poiché la purezza della droga e il quantitativo dimostravano una struttura idonea a rifornire un numero consistente di acquirenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: esclusa per 400g e rete attiva
Un imputato ha proposto ricorso per ottenere il riconoscimento della lieve entità nello spaccio dopo la condanna per la detenzione di 400 grammi di marijuana. I giudici di merito avevano escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo consistente, delle modalità organizzate e dell'inserimento del soggetto in una collaudata rete di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, dichiarando il ricorso inammissibile. Quando anche uno solo dei parametri di legge assume una portata negativa prevalente, la fattispecie minore non può trovare applicazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: troppi grammi e ricorso bocciato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti, possesso di un taser e custodia non autorizzata di 90 chilogrammi di fuochi d'artificio sotto il letto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio a causa dell'elevato dato ponderale della sostanza, pari a oltre 700 grammi di hashish da cui si potevano ricavare circa 2.800 dosi singole. Tale quantità assorbe ogni altra considerazione sulla portata dell'attività criminale. La Corte ha inoltre giudicato inverosimile la giustificazione fornita per i fuochi pirotecnici, asseriti come destinati a un uso familiare per le feste. Infine, la presenza di precedenti penali ha precluso la concessione della sospensione condizionale della pena. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammesse.
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Lieve entità nello spaccio: cocaina, dosi e contanti la negano
L'Imputato è stato condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti a tre anni di reclusione e tredicimila euro di multa, dopo il sequestro di duecentosessanta grammi di cocaina, materiale per il confezionamento e oltre duemilaseicento euro in contanti. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, contestando inoltre la mancanza di una perizia chimica quantitativa e qualitativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante, gli strumenti per dosare la droga e il denaro denotano un'attività criminale stabile e strutturata, incompatibile con la fattispecie attenuata. Inoltre, la Corte ha ribadito che il solo esito del narcotest è sufficiente per accertare la natura della sostanza.
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Lieve entità nello spaccio: auto e contabilità escludono lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per detenzione illecita di sostanze stupefacenti a carico di un imputato, negando la concessione della lieve entità nello spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto diverse tipologie di droghe all'interno della vettura dell'uomo durante un controllo. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato sostenendo una ridotta offensività per qualità e quantità delle sostanze. I giudici hanno respinto la tesi evidenziando un'organizzazione strutturata: l'imputato utilizzava l'auto come base logistica, disponeva di due telefoni cellulari, un listino prezzi e un registro contabile dei clienti. Questi elementi superano i confini della piccola cessione da strada. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Lieve entità nello spaccio: efficienza e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati di droga, contestando il mancato riconoscimento della lieve entità nello spaccio e il calcolo della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità richiede una valutazione globale di qualità, quantità, mezzi impiegati e frequenza dell'attività illecita. La presenza di un'organizzazione efficiente esclude l'attenuazione della pena. Inoltre, la Corte d'Appello aveva già rideterminato la pena applicando la continuazione tra reati, rendendo prive di fondamento le obiezioni difensive. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: alloggio e soldi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati di droga. L'uomo chiedeva il riconoscimento della lieve entità nello spaccio e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto le censure perché meramente ripetitive e prive di fondamento giuridico. L'organizzazione logistica, dimostrata dal soggiorno in una struttura alberghiera finalizzato all'attività illecita, unita al consistente quantitativo di stupefacente e alla disponibilità economica, esclude la qualificazione del fatto come lieve. I precedenti penali confermano inoltre la persistente pericolosità sociale del soggetto, giustificando pienamente la recidiva applicata e la condanna al pagamento delle spese di giudizio con sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nello spaccio: rigetto per oltre cento dosi
L'Imputato, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari e gravato da precedenti penali, deteneva sostanza stupefacente da cui era possibile ricavare oltre cento dosi. La difesa ha proposto ricorso per ottenere la riqualificazione del fatto nella lieve entità nello spaccio e la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il quantitativo significativo e il compimento del reato durante i domiciliari impediscono di considerare lieve la condotta. Inoltre, la mancanza di collaborazione con gli inquirenti e la recidiva giustificano il diniego di ulteriori sconti di pena. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nello spaccio: condotta grave esclude il beneficio
L'imputato è stato condannato per cessione di marijuana ed evasione dagli arresti domiciliari. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata applicazione della lieve entità nello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le censure riguardavano giudizi di fatto già valutati in appello. La gravità concreta della condotta e la contestuale evasione impediscono il riconoscimento della lieve entità nello spaccio. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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