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Licenziamento Motivo Oggettivo

9 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento motivo oggettivo: prova e reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31645/2023, ha rigettato il ricorso di una fondazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente. Il caso verteva su un licenziamento per motivo oggettivo basato su una riorganizzazione aziendale. La Corte ha confermato che spetta al datore di lavoro dimostrare il nesso causale tra la riorganizzazione e la soppressione del posto di lavoro. In assenza di tale prova, il licenziamento è illegittimo e, alla luce delle recenti sentenze della Corte Costituzionale, si applica la tutela reintegratoria.
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Licenziamento motivo oggettivo: prova e repechage
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un licenziamento motivo oggettivo. La decisione conferma la legittimità del recesso basato sulla soppressione del posto di lavoro, chiarendo che il ricorso non può contestare nel merito la valutazione delle prove già effettuata conformemente da due tribunali. La Corte ha ribadito i limiti del vizio di motivazione e l'inapplicabilità dei criteri dei licenziamenti collettivi a quelli individuali.
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Licenziamento motivo oggettivo: poteri del giudice
Una lavoratrice impugna il licenziamento motivo oggettivo per calo di commesse. La Corte d'Appello di Brescia rigetta il ricorso, confermando la legittimità del recesso. La sentenza stabilisce che il giudice del lavoro può usare i propri poteri istruttori per acquisire d'ufficio prove (come i modelli IVA), se l'azienda ha già fornito elementi iniziali (piste probatorie) a sostegno della crisi. Viene inoltre chiarito che l'anzianità di servizio prevale come criterio di scelta su carichi familiari non provati economicamente.
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Licenziamento motivo oggettivo: prova generica e onere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18072/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di vigilanza, confermando l'illegittimità di un licenziamento per motivo oggettivo. La Corte ha stabilito che le allegazioni generiche del datore di lavoro sulla 'scarsità di commesse' non sono sufficienti a soddisfare l'onere della prova. L'azienda non ha specificato quali contratti fossero stati persi né ha dimostrato il nesso causale tra la presunta crisi e la soppressione del posto di lavoro, rendendo il recesso ingiustificato.
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Licenziamento motivo oggettivo: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro il licenziamento per motivo oggettivo disposto da una società in liquidazione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso non erano conformi ai requisiti procedurali, in quanto miravano a una nuova valutazione dei fatti anziché a denunciare specifici errori di diritto, confermando la legittimità della decisione della Corte d'Appello.
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Licenziamento motivo oggettivo: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per motivo oggettivo a causa della mancata prova, da parte del datore di lavoro, dell'impossibilità di ricollocare il dipendente (repechage). Il caso riguardava un magazziniere che svolgeva anche mansioni di postino, rendendo la sua posizione fungibile con quella di altri colleghi. La Corte ha stabilito che l'azienda avrebbe dovuto effettuare una comparazione tra i lavoratori prima di procedere al licenziamento, applicando i criteri di correttezza e buona fede. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile anche sulla quantificazione del danno, poiché non aveva contestato tempestivamente la retribuzione indicata dal lavoratore.
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Licenziamento motivo oggettivo: la Cassazione decide
Una lavoratrice veniva licenziata per giustificato motivo oggettivo. La Cassazione, in linea con una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che la violazione dell'obbligo di repêchage da parte del datore di lavoro comporta la reintegrazione nel posto di lavoro, eliminando la necessità di dimostrare che l'insussistenza del motivo fosse 'manifesta'. La sentenza rafforza quindi la tutela del lavoratore nel licenziamento motivo oggettivo.
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Licenziamento motivo oggettivo: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un licenziamento per motivo oggettivo. La decisione sottolinea che il ricorso in Cassazione non può servire a riesaminare i fatti, ma solo a contestare errori di diritto. I motivi del lavoratore, volti a una rivalutazione delle prove e delle scelte aziendali, sono stati respinti per violazione dei limiti del giudizio di legittimità e del principio di autosufficienza.
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Licenziamento motivo oggettivo: quando spetta il reintegro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6221/2025, ha stabilito che in caso di licenziamento per motivo oggettivo basato su una ragione organizzativa risultata inesistente, la tutela applicabile è quella del reintegro nel posto di lavoro, e non solo un'indennità economica. La decisione segue la sentenza n. 128/2024 della Corte Costituzionale, che ha modificato il regime sanzionatorio del Jobs Act. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva concesso solo un risarcimento, rinviando il caso per una nuova valutazione alla luce del nuovo principio.
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