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Liberazione Condizionale

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151 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liberazione condizionale: non basta la buona condotta
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di liberazione condizionale per un detenuto in ergastolo da 34 anni. Nonostante la lunga detenzione e la partecipazione a percorsi rieducativi, la mancanza di un 'sicuro ravvedimento', evidenziata da episodi negativi e dall'assenza di iniziative riparatorie verso le vittime, è stata considerata decisiva per negare il beneficio.
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Revoca libertà vigilata: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia che chiedeva la revoca di una misura di sicurezza della libertà vigilata. Il soggetto, già ammesso alla liberazione condizionale, era sottoposto a una diversa e assorbente misura di libertà vigilata accessoria a tale beneficio. La Corte ha ritenuto il ricorso privo di interesse attuale e concreto, dato che la revoca della vecchia misura, peraltro non eseguita, non avrebbe portato alcun vantaggio pratico al ricorrente.
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Liberazione condizionale collaboratore: il ravvedimento
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza di liberazione condizionale per un collaboratore di giustizia. La decisione si fonda su una valutazione globale della personalità del condannato, dalla quale non emergeva un "sicuro ravvedimento". Secondo la Corte, sebbene per un collaboratore di giustizia il mancato risarcimento del danno non sia un ostacolo assoluto, la sua assenza, unita ad altri indicatori negativi (come la gravità dei reati, una collaborazione tardiva e una recente e debole attività di reinserimento sociale), giustifica il diniego del beneficio.
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Sicuro ravvedimento: valutazione completa, non parziale
Un detenuto, nonostante un percorso di reinserimento positivo con risarcimento alle vittime e lavoro, si è visto negare la liberazione condizionale per la mancata attività di volontariato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la valutazione del "sicuro ravvedimento" deve essere globale e non può basarsi su un unico elemento negativo, ignorando le numerose prove positive. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo contro il diniego di liberazione condizionale. Il motivo risiede nel fatto che l'appello è stato presentato personalmente, senza l'assistenza di un avvocato abilitato. La Corte ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso per cassazione personale non è più consentito, essendo obbligatoria la sottoscrizione di un difensore specializzato. La parte ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione condizionale collaboratore: non serve risarcire
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che dichiarava inammissibile l'istanza di liberazione condizionale di un collaboratore di giustizia per mancato risarcimento alla vittima. La Corte ha stabilito che per la specifica categoria dei collaboratori, il risarcimento non è un presupposto inderogabile, ma un elemento da valutare nel giudizio complessivo sul ravvedimento del condannato. La decisione del tribunale, presa senza udienza, ha inoltre violato il diritto al contraddittorio.
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Liberazione condizionale: no senza pentimento sincero
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione condizionale a una donna condannata all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. La decisione si basa sulla mancanza di un "sicuro ravvedimento", requisito che va oltre la semplice buona condotta in carcere. Secondo i giudici, la detenuta non aveva completato un percorso di revisione critica del proprio passato criminale, tendendo a minimizzare le proprie responsabilità e ad attribuirle al coniuge. La sentenza ribadisce che per ottenere il beneficio è necessario un abbandono convinto delle scelte criminali passate.
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Ergastolo e mandato d’arresto europeo: la Cassazione
Un soggetto, condannato alla pena dell'ergastolo per omicidio e consegnato dalla Spagna in esecuzione di un mandato d'arresto europeo, ha chiesto la conversione della pena in 20 anni di reclusione, basandosi sulle condizioni poste dall'autorità spagnola. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pena dell'ergastolo è legittima. La Corte ha chiarito che la condizione posta dalla Spagna non era di fissare un limite massimo alla pena, ma di garantire la sua 'rivedibilità'. L'ordinamento italiano, attraverso istituti come la liberazione condizionale, già offre tale garanzia, rendendo la pena dell'ergastolo compatibile con i principi del mandato d'arresto europeo.
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Ergastolo: è possibile la conversione in pena a 30 anni?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva la conversione della pena dell'ergastolo in una reclusione di trent'anni. La Suprema Corte ha ribadito che non esiste alcuna norma di legge che consenta tale commutazione, sottolineando come i precedenti della Corte Europea, come il caso Scoppola, si applichino solo a specifiche situazioni processuali (rito abbreviato) non riscontrate nel caso di specie. La pronuncia conferma che l'ergastolo, grazie a istituti come la liberazione condizionale, non è una pena inumana o senza prospettiva di reinserimento.
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Liberazione condizionale collaboratori: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava la liberazione condizionale a un collaboratore di giustizia. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del 'sicuro ravvedimento', necessaria per la concessione del beneficio, deve essere completa e considerare l'intero percorso rieducativo del condannato, non potendosi basare su un'analisi parziale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di tutti gli indici sintomatici del ravvedimento, come i rapporti familiari e l'attività lavorativa, in linea con i principi stabiliti per la liberazione condizionale collaboratori.
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Liberazione condizionale: no al diniego per mancato risarcimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29524/2025, ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava la liberazione condizionale a un detenuto unicamente per il mancato risarcimento del danno. Secondo la Corte, il giudice ha il dovere di verificare d'ufficio ('ex officio') l'effettiva impossibilità economica del condannato, poiché il requisito principale per il beneficio è il 'sicuro ravvedimento', non la mera capacità di pagare.
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