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Liberazione Anticipata — Anno 2023

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183 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Liberazione Anticipata

Provvedimenti

Sospensione dell’ordine di esecuzione: stop al carcere ingiusto
Il Condannato ha impugnato l'ordine di carcerazione emesso dalla Procura, lamentando la mancata trasmissione degli atti al magistrato di sorveglianza per la decisione sulla liberazione anticipata. Tale omissione ha impedito la potenziale riduzione della pena residua sotto la soglia utile per ottenere la sospensione dell'ordine di esecuzione e accedere all'affidamento terapeutico. La Corte di Appello aveva rigettato la richiesta ritenendosi incompetente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve controllare la legittimità dell'ordine e la corretta applicazione delle norme sulla sospensione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Ordine di esecuzione della pena: sconti vietati e carcere sicuro
Il Condannato ha contestato l'ordine di esecuzione della pena emesso dal Pubblico Ministero, chiedendo di poter espiare la pena residua in detenzione domiciliare. Sosteneva che, calcolando gli sconti per la liberazione anticipata su cinque semestri di custodia cautelare già subita (presofferto), la pena residua sarebbe scesa sotto il limite dei quattro anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che gran parte del periodo di custodia era già stato imputato a un altro titolo detentivo non legato da continuazione con il reato attuale. Di conseguenza, non era possibile applicare lo sconto di pena richiesto per far scendere la condanna sotto la soglia utile alla detenzione domiciliare. Il ricorrente deve quindi scontare la pena in carcere e pagare le spese processuali.
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Liberazione anticipata: la sanzione in cella cancella lo sconto
Il Tribunale di Sorveglianza nega la liberazione anticipata a un detenuto a causa di una sanzione disciplinare ricevuta nel semestre di valutazione. Secondo i giudici, l'infrazione dimostra la mancanza di una reale partecipazione al percorso di rieducazione, non essendo seguita da un ripensamento critico o controbilanciata da condotte positive. Il detenuto ricorre in Cassazione chiedendo una rivalutazione della gravità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: il controllo di legittimità non può riesaminare il merito dei fatti. I giudici confermano che i rilievi disciplinari vanno valutati globalmente, ma in questo caso la sanzione e l'assenza di ravvedimento giustificano il diniego del beneficio. Il ricorrente perde e viene condannato alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata negata: i contatti con il clan costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro il provvedimento che negava la liberazione anticipata per un semestre del 2017. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio poiché, come emerso da intercettazioni telefoniche, l'uomo aveva continuato a scambiare informazioni con il proprio clan criminale tramite intermediari. Inoltre, Il Condannato aveva subito una condanna per reato associativo con condotta permanente fino a novembre 2017. La Suprema Corte ha confermato la decisione, rilevando che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi di questioni di fatto già ampiamente valutate nei gradi precedenti, senza contestare l'effettiva sussistenza della condanna per associazione a delinquere nel periodo considerato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Liberazione anticipata: nullo il no se decide solo il Presidente
Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile per tardività il reclamo proposto da un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, rilevando d'ufficio una nullità assoluta. La dichiarazione di inammissibilità del reclamo in materia di liberazione anticipata non può essere adottata dal singolo Presidente, ma deve essere decisa dal Tribunale di Sorveglianza in composizione collegiale. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Liberazione anticipata negata: l’assenza dal lavoro costa caro
Il Detenuto ha richiesto lo sconto di pena per il semestre di detenzione compreso tra giugno e dicembre 2016. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio a causa di una condotta scorretta. In particolare, l'uomo si era assentato ingiustificatamente dal posto di lavoro esterno nel luglio del 2016. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I motivi presentati erano generici e non contestavano direttamente l'assenza dal lavoro, ma esprimevano solo un dissenso generico. Di conseguenza, il ricorrente perde il diritto alla liberazione anticipata per quel periodo e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Fungibilità della pena: nessun credito per i reati futuri
Il Condannato, dopo aver subito una condanna per associazione mafiosa ed aver espiato un periodo di detenzione in eccesso, pretendeva di scomputare tale eccedenza e i relativi giorni di liberazione anticipata dalla pena inflitta con una seconda condanna per fatti successivi, nonostante il riconoscimento del reato continuato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la fungibilità della pena non è applicabile se il secondo reato è stato commesso dopo la detenzione subita per il primo. Ammettere il contrario creerebbe un inammissibile credito di pena per reati futuri, incentivando la commissione di nuovi illeciti. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Liberazione anticipata: l’ingiusta custodia non sconta la pena
Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua richiesta di liberazione anticipata. Il ricorrente sosteneva che un semestre di detenzione, coincidente con un periodo di custodia cautelare per cui era stato poi assolto, dovesse essere valutato favorevolmente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'ingiusta custodia cautelare e la successiva assoluzione sono elementi neutri per la concessione dello sconto di pena. Tali circostanze rilevano invece esclusivamente sul piano della fungibilità della pena, ovvero per la detrazione del tempo già scontato dalla pena finale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova al servizio sociale: il volontariato non basta
Il Condannato ha impugnato il diniego del Tribunale di Sorveglianza relativo alla concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale e della semilibertà. Il ricorrente lamentava la mancata valorizzazione del proprio percorso di volontariato e una contraddizione rispetto alla già ottenuta liberazione anticipata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attività di volontariato è stata legittimamente ritenuta insufficiente e che non esiste alcuna contraddizione tra la concessione della liberazione anticipata e il diniego delle altre misure alternative, in quanto regolate da presupposti normativi differenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata negata: il video colloquio costa caro
Il Detenuto ha impugnato il diniego della liberazione anticipata per un semestre di detenzione, deciso dal Tribunale di Sorveglianza a causa di un illecito disciplinare commesso durante un video colloquio con la madre. Il ricorrente ha sostenuto che il colloquio fosse autorizzato e che la sua condotta complessiva dimostrasse un'ottima adesione al percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che contestare la gravità dell'illecito disciplinare significa richiedere una nuova valutazione dei fatti, attività vietata nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato il diniego del beneficio e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata: il passato non cancella la rieducazione
Il Detenuto ha richiesto la liberazione anticipata per il periodo tra il 2015 e il 2016. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la domanda, ritenendo probabile il mantenimento di rapporti con la criminalità organizzata prima dell'ingresso in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, stabilendo che la valutazione sulla condotta per ottenere lo sconto di pena deve concentrarsi esclusivamente sul comportamento tenuto durante la detenzione. I comportamenti precedenti alla carcerazione non possono influenzare negativamente il giudizio sulla partecipazione all'opera di rieducazione. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento di diniego, ordinando un nuovo esame del caso.
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Liberazione anticipata: revocata se il detenuto comanda dal carcere
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato la revoca della liberazione anticipata a un detenuto. Durante i periodi di detenzione in cui beneficiava dello sconto di pena, il soggetto aveva continuato a guidare un'associazione di stampo mafioso, stringendo persino nuove alleanze criminali dal carcere. La Suprema Corte ha chiarito che la liberazione anticipata non spetta a chi mantiene una condotta solo apparentemente corretta ma continua a delinquere. Il beneficio richiede un'effettiva partecipazione all'opera di rieducazione, incompatibile con la persistenza del vincolo associativo criminale. L'ordinanza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Liberazione anticipata negata: eludere i controlli costa caro
Il Tribunale di sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto per un semestre specifico. La decisione si fonda su una grave infrazione disciplinare: il detenuto ha eluso i controlli sulla corrispondenza inserendo una lettera destinata alla pubblicazione all'interno di una missiva indirizzata al proprio difensore. La difesa ha impugnato il provvedimento sostenendo che la sanzione disciplinare era stata sospesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio richiede una partecipazione attiva e convinta all'opera di rieducazione, che va oltre la semplice condotta regolare. Di conseguenza, l'elusione delle regole carcerarie giustifica pienamente il diniego dello sconto di pena, indipendentemente dalla successiva sospensione della sanzione disciplinare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Cumulo delle pene: l’ergastolo vacilla senza sconti reali
Il Condannato si opponeva al provvedimento di cumulo delle pene che stabiliva l'ergastolo per due condanne a trent'anni di reclusione. La Corte di Cassazione aveva già annullato una prima decisione, ordinando al Giudice dell'esecuzione di calcolare la pena concreta da espiare considerando le detrazioni per liberazione anticipata, indulto e presofferto. Tuttavia, il giudice del rinvio ha ignorato tali indicazioni, valutando solo l'indulto. La Suprema Corte ha accolto nuovamente il ricorso del Condannato, annullando l'ordinanza. Ha stabilito che, per applicare la sostituzione della pena con l'ergastolo, occorre verificare l'effettiva pena da espiare in concreto al netto di tutti gli sconti e benefici applicabili. Il caso torna al Tribunale di Catania per un nuovo esame.
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Liberazione anticipata negata per indebito reddito di cittadinanza
Il Tribunale di sorveglianza ha negato a una donna la liberazione anticipata per due semestri. La decisione si fonda sulla percezione indebita del reddito di cittadinanza, avvenuta in modo continuativo durante quel periodo. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione sull'efficacia rieducativa della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che intascare il sussidio statale senza averne diritto, senza interrompere la condotta e senza risarcire il danno, dimostra il rifiuto di risocializzazione e la mancata adesione al percorso rieducativo. Di conseguenza, la richiedente perde lo sconto di pena e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Deposito telematico impugnazione penale: l’errore PEC costa caro
Il Detenuto ha impugnato il diniego della liberazione anticipata inviando l'atto tramite posta elettronica certificata (PEC). Tuttavia, il difensore ha spedito l'atto a un indirizzo PEC diverso da quello ufficialmente stabilito dal Ministero della Giustizia per quell'ufficio giudiziario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il deposito telematico impugnazione penale effettuato a un indirizzo errato non è sanabile. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'omessa notifica del provvedimento al difensore è stata sanata dal fatto che lo stesso ha comunque presentato impugnazione, esercitando il proprio diritto di difesa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata: inutile il ricorso se si è già liberi
Il Detenuto ha proposto ricorso per Cassazione contro il diniego del beneficio della liberazione anticipata per un semestre di detenzione, lamentando un difetto di motivazione circa la sua effettiva partecipazione al percorso rieducativo. Tuttavia, durante lo svolgimento del processo, l'uomo è stato rimesso in libertà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Essendo il soggetto già libero, l'eventuale accoglimento della richiesta di sconto di pena non avrebbe prodotto alcun effetto pratico o beneficio concreto sulla sua situazione personale.
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Rissa in cella e liberazione anticipata: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un detenuto il beneficio della liberazione anticipata per un semestre a causa del suo coinvolgimento in una colluttazione con un altro ristretto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto, confermando che anche un'infrazione disciplinare non grave dimostra la mancata partecipazione all'opera di rieducazione, requisito essenziale previsto dalla legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riparazione per ingiusta detenzione: no all’indennizzo automatico
Un detenuto ha richiesto la liberazione anticipata, inizialmente negata dal Magistrato di sorveglianza e poi concessa dal Tribunale di sorveglianza. A causa dei tempi della decisione, l'uomo ha scontato diciotto giorni di detenzione domiciliare in più rispetto alla pena rideterminata. La Corte d'appello ha liquidato un indennizzo, ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale. La Suprema Corte ha stabilito che la riparazione per ingiusta detenzione derivante da vicende successive alla condanna spetta solo se vi è un chiaro errore dell'autorità giudiziaria (violazione di legge) e non un semplice ritardo fisiologico o una decisione discrezionale, escludendo il diritto se il ritardo dipende anche dalla condotta non tempestiva del detenuto. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Liberazione anticipata: la protesta in carcere costa il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata per due semestri di detenzione. Il Tribunale di sorveglianza aveva negato il beneficio a causa di condotte oppositive: una protesta con rifiuto del vitto e il rifiuto di collocazione nel reparto assegnato, costato una sanzione disciplinare. La Suprema Corte ha chiarito che la liberazione anticipata richiede una reale partecipazione all'opera di rieducazione, desumibile da comportamenti obiettivi. Anche se la valutazione è frazionata per singoli semestri, comportamenti gravi possono compromettere il giudizio complessivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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