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Liberalità

41 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto civile, si definisce atto di liberalità o atto liberale l'atto con cui una parte arricchisce l'altra senza esservi tenuta. In altri termini una parte effettua l'arricchimento senza che ciò configuri adempimento di una obbligazione. La nozione di liberalità indica, quindi, una categoria di atti che comprende sia atti unilaterali (come la remissione del debito) sia contratti (come la donazione). Per tutti gli atti di liberalità diversi dalla donazione la causa liberale necessita di essere accertata in concreto, mentre la donazione costituisce l'unico contratto tipico per il quale lo spirito di liberalità rappresenta un elemento causale intrinseco: una donazione, pertanto, è tale soltanto se compiuta per spirito di liberalità; se si accerta il mancato rispetto di tale requisito, la donazione stessa è nulla per mancanza di causa. Per quanto riguarda, invece, gli atti diversi dalla donazione, essi possono essere compiuti anche per soddisfare un interesse di natura patrimoniale, andando così a configurare un atto meramente gratuito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Patto di Famiglia: La Cassazione chiarisce l’Imposta di Donazione
Un individuo trasferì quote societarie al figlio tramite un patto di famiglia. Le figlie, legittimarie, ricevettero quote in liquidazione dal fratello. L'Agenzia delle Entrate contestò l'imposta di donazione, ritenendo la liquidazione una donazione indiretta della madre alle figlie, ma con un regime fiscale diverso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione ai legittimari non beneficiari, pur eseguita dal beneficiario, è considerata fiscalmente una liberalità del disponente originario. Questo significa che si applicano le aliquote e le franchigie basate sul rapporto di parentela tra il disponente e ciascun legittimario. L'esenzione fiscale si applica solo al trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni al discendente beneficiario, non alle liquidazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'interpretazione favorevole ai contribuenti sull'imposta di donazione nel patto di famiglia.
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Corruzione del pubblico ufficiale: il bracciale era regalo o prezzo?
Una dipendente pubblica è stata condannata per **corruzione del pubblico ufficiale** e falsificazione di atti, avendo accettato un bracciale da avvocati in cambio di favori nell'assegnazione dei fascicoli. Dopo la condanna in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il bracciale fosse una liberalità e contestando la motivazione sul dolo e l'utilizzabilità delle intercettazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi infondati o volti a un riesame del merito non consentito. La condanna è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Diritto quesito dei lavoratori: svanisce lo sconto in bolletta
Un gruppo di ex dipendenti di un'azienda energetica ha fatto causa per mantenere lo sconto sulla bolletta elettrica, rimosso dall'azienda dopo la disdetta degli accordi collettivi. I pensionati sostenevano che il beneficio fosse ormai un diritto quesito dei lavoratori e parte della loro retribuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione tariffaria non ha natura retributiva, poiché non è legata alla quantità o qualità del lavoro svolto. Inoltre, non si tratta di un diritto quesito dei lavoratori: i contratti collettivi non si incorporano per sempre nei contratti individuali. Di conseguenza, in caso di accordi a tempo indeterminato, l'azienda può legittimamente recedere per evitare vincoli perpetui, lasciando ai pensionati solo una mera aspettativa di mantenimento del beneficio.
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Accertamenti bancari: i regali dei parenti non evitano le tasse
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente, recuperando a tassazione maggiori imposte per l'anno 2000. L'atto si fondava su approfonditi accertamenti bancari che avevano evidenziato movimentazioni non giustificate su diversi conti correnti. Il contribuente si è difeso sostenendo che tali somme fossero semplici regali di parenti e che l'attività di consulenza contestata non fosse provata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la legittimità dell'operato del fisco. I giudici hanno chiarito che, in presenza di accertamenti bancari, spetta al contribuente fornire la prova contraria e specifica per ogni singolo versamento, non essendo sufficienti generiche affermazioni di liberalità, soprattutto a fronte di importi elevati e conti multipli.
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Agevolazioni tariffarie: perché i pensionati perdono lo sconto
Un gruppo di pensionati, ex dipendenti di un'azienda energetica, ha fatto causa per mantenere le agevolazioni tariffarie sulla fornitura di energia elettrica, previste da vecchi contratti collettivi. L'azienda aveva cancellato il beneficio con una disdetta unilaterale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei pensionati, stabilendo che gli sconti sulle bollette non costituiscono un diritto quesito né fanno parte della retribuzione fissa. Trattandosi di accordi collettivi a tempo indeterminato, l'azienda può legittimamente recedere per evitare vincoli perpetui. I pensionati perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Accertamento bancario: i regali dei parenti non sono tasse
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un cittadino disoccupato, contestando la presenza di frequenti bonifici sul suo conto corrente. L'ufficio riteneva tali somme imponibili come redditi diversi. Il contribuente si è difeso dimostrando che i versamenti provenivano dalla cognata residente all'estero ed erano destinati al pagamento di imposte e a donazioni di modico valore da parte del fratello. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del fisco, confermando che in sede di accertamento bancario il contribuente può superare la presunzione di imponibilità delle somme anche attraverso presunzioni semplici, come il forte legame di parentela e la modesta entità dei bonifici, senza necessità di una prova scritta formale per ogni singola operazione.
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Bonifici familiari tassati: l’inversione dell’onere della prova
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, contestando bonifici periodici non dichiarati sul suo conto corrente nel 2016. L'ufficio ha qualificato tali somme come redditi imponibili. Il contribuente si è difeso sostenendo che si trattasse di aiuti economici inviati dal fratello residente all'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che i prelievi e i versamenti bancari non giustificati fanno scattare la presunzione di tassabilità. In questi casi opera l'inversione dell'onere della prova: spetta al cittadino dimostrare, con prove precise e dettagliate, che le somme ricevute non sono tassabili o rappresentano semplici donazioni. Non bastano semplici giustificazioni generiche. Il contribuente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Fisco e motivazione apparente: annullata la sentenza senza logica
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente un maggior reddito basato su un giroconto bancario e sul riscatto di alcune polizze. I giudici di merito hanno ridotto drasticamente la pretesa fiscale ipotizzando che le somme derivassero da una donazione e calcolando un compenso professionale solo in via equitativa (al 10%). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, rilevando il vizio di motivazione apparente. La sentenza d'appello è stata annullata perché non spiegava in modo chiaro e logico le prove dell'avvenuta donazione, l'impatto del processo penale e i criteri di calcolo del compenso.
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Giudicato Esterno: La Banca Contesta, la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una Banca che contestava un'obbligazione di contributo annuale verso una Società Cooperativa, derivante dallo statuto e da atti di fusione. La Banca sosteneva che l'obbligazione fosse una promessa unilaterale nulla o una donazione senza forma. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che un precedente `giudicato esterno` tra le stesse parti, relativo a un'annualità diversa ma al medesimo rapporto, avesse già stabilito la natura contrattuale e la validità dell'obbligazione. Questo `giudicato esterno` impediva di riesaminare le stesse questioni, vincolando le parti.
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Esclusione imposta donazione indiretta: vince chi prova il nesso
La Corte di Cassazione si pronuncia sul caso di una contribuente che aveva ricevuto una somma di denaro in donazione per acquistare un immobile. L'Agenzia delle Entrate le contestava il mancato pagamento dell'imposta di donazione. La Corte ha dato ragione alla contribuente, stabilendo un principio fondamentale sull'esclusione imposta donazione indiretta: non è necessaria alcuna dichiarazione formale nell'atto di compravendita. Ciò che conta è il 'collegamento funzionale' oggettivo tra la donazione del denaro e l'acquisto dell'immobile, che il contribuente può provare con qualsiasi mezzo (es. bonifici). Questa regola serve a evitare una ingiusta doppia imposizione, dato che l'acquisto immobiliare è già tassato con l'imposta di registro o l'IVA.
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Donazioni nulle successione: guida alla restituzione
In un complesso caso di divisione ereditaria, il Tribunale ha dichiarato la nullità di diverse elargizioni di denaro effettuate in vita dalla madre a favore dei figli. Mancando l'atto pubblico richiesto per le liberalità di valore non modico, tali donazioni nulle nella successione sono state considerate debiti degli eredi verso la massa. La sentenza stabilisce l'obbligo di restituzione di somme ingenti, distinguendo tra mutui, donazioni indirette e liberalità d'uso.
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Restituzione somme tra coniugi: non basta dire che era un regalo
La Corte di Cassazione affronta il tema della restituzione somme tra coniugi. Un ex marito aveva chiesto alla ex moglie la restituzione di 8.000 euro, versati per l'acquisto di un'auto e qualificati come prestito. La donna si era difesa sostenendo fosse un regalo. La Corte ha dato ragione all'uomo, stabilendo un principio importante: chi riceve una somma di denaro non può trattenerla senza una causa giustificatrice. Anche se non si prova un contratto di mutuo, spetta a chi ha ricevuto i soldi dimostrare che si trattava di una donazione. In questo caso, la generica affermazione della donna non è bastata, considerata la crisi coniugale già in atto e le condizioni economiche delle parti. Di conseguenza, è stato confermato l'obbligo di restituzione.
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Regali d’amore non tassabili: l’onere della prova ferma il Fisco
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un'artista. L'Agenzia contestava ingenti somme ricevute tramite bonifici, presumendo fossero compensi non dichiarati. La Contribuente ha invece dimostrato che si trattava di donazioni ricevute da una facoltosa personalità straniera con cui aveva una relazione sentimentale. La Corte ha stabilito che la Contribuente ha assolto correttamente il suo **onere della prova nell'accertamento bancario**, fornendo una giustificazione credibile e documentata. La valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti è considerata insindacabile in Cassazione, confermando così l'annullamento dell'avviso di accertamento. Vince la Contribuente, che non dovrà pagare le imposte richieste.
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Agevolazione tariffaria: legittimo lo stop ai pensionati
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della disdetta unilaterale operata da una grande azienda energetica riguardante l'agevolazione tariffaria sui consumi elettrici per ex dipendenti. I giudici hanno stabilito che tale beneficio non possiede natura retributiva, in quanto slegato dalla qualità e quantità della prestazione lavorativa e finalizzato a un supporto sociale per il nucleo familiare. Non trattandosi di un elemento del corrispettivo per il lavoro già svolto, i pensionati non possono vantare un diritto quesito al mantenimento perpetuo dello sconto, poiché la contrattazione collettiva può essere legittimamente rinegoziata o disdettata per evitare vincoli obbligatori perpetui.
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Agevolazioni tariffarie: la Cassazione sulla revoca
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex dipendenti di una società energetica contro la revoca delle agevolazioni tariffarie sulla fornitura di elettricità. La Corte ha stabilito che tali benefici, previsti da accordi collettivi, non hanno natura retributiva poiché non sono legati alla qualità o quantità del lavoro prestato. Inoltre, non trattandosi di diritti quesiti, l'azienda può legittimamente recedere dagli accordi a tempo indeterminato rispettando i principi di buona fede e correttezza. La decisione conferma che le agevolazioni tariffarie possono essere soppresse tramite contrattazione collettiva o recesso unilaterale motivato.
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Agevolazioni tariffarie: legittima la revoca aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca delle agevolazioni tariffarie sull'energia elettrica per gli ex dipendenti di una primaria azienda energetica nazionale. I giudici hanno stabilito che tali sconti non costituiscono un diritto quesito né possiedono natura retributiva, poiché non sono direttamente collegati alla qualità o quantità del lavoro prestato. Il recesso unilaterale dagli accordi collettivi a tempo indeterminato è stato ritenuto valido per evitare vincoli perpetui, trasformando il beneficio in una mera aspettativa non tutelabile a tempo indefinito nel patrimonio del pensionato.
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Inammissibilità dell’appello e autosufficienza
Un datore di lavoro ha impugnato un decreto ingiuntivo per il pagamento del TFR a un ex dipendente, eccependo la compensazione con presunte anticipazioni. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione per mancanza di prova del titolo restitutorio, ipotizzando una liberalità. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello per difetto di specificità dei motivi. La Cassazione ha confermato tale decisione, rilevando che il ricorso non rispettava il principio di autosufficienza, omettendo di trascrivere i contenuti dell'atto d'appello necessari per valutare la censura mossa.
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Accertamenti bancari: guida alla prova contraria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento basato su accertamenti bancari. La decisione conferma che le dichiarazioni sostitutive di terzi hanno solo valore indiziario e non bastano a superare la presunzione legale di reddito. Il contribuente ha l'onere di fornire prove analitiche e documentate per ogni operazione contestata, non essendo sufficiente invocare una generica disponibilità di risparmi o regali non tracciati.
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Accertamenti bancari: la prova per vincere il fisco
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della validità degli accertamenti bancari basati su versamenti in contanti non giustificati. Nel caso di specie, l'amministrazione finanziaria aveva ripreso a tassazione somme rinvenute sui conti di una contribuente, ritenendole redditi occulti. La difesa sosteneva che tali importi fossero regali materni o rimborsi spese lavorativi. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di appello poiché la motivazione risultava apparente e inintelligibile. I giudici hanno ribadito che, a fronte della presunzione legale di reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica per ogni singola operazione, mentre il giudice ha l'obbligo di esaminare rigorosamente tale documentazione senza ricorrere ad affermazioni generiche.
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Accertamento bancario: come giustificare i versamenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un accertamento bancario relativo a redditi non dichiarati. L'Agenzia delle Entrate aveva rilevato versamenti ingiustificati sui conti correnti della donna, ex dipendente di una società di sicurezza. La ricorrente sosteneva che tali somme fossero regali della madre o rimborsi spese, ma non ha fornito prove documentali idonee a superare la presunzione di reddito. I giudici hanno evidenziato che le somme provenivano da conti societari gestiti dalla madre e che mancava una reale tracciabilità delle operazioni, confermando così la tassabilità degli importi.
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