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Lesione Personale

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un reato che consiste nel causare un danno fisico o mentale a un'altra persona.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Estinzione del reato per remissione di querela: la Cassazione annulla la condanna
Un Lavoratore era stato condannato per lesione personale. La Persona Offesa ha ritirato la querela, e il Lavoratore ha accettato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del reato per remissione di querela, annullando la condanna precedente. Le spese processuali sono state poste a carico del Lavoratore. Questa sentenza chiarisce l'importanza della remissione di querela nei reati procedibili a querela di parte.
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Attenuante del Danno nel Furto: Gioielli d’Oro non sono “Esigui”
Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, avendo rubato due gioielli in oro. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che il danno fosse di "speciale entità" e quindi dovesse essere applicata un'attenuante, che avrebbe ridotto la sua pena. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha ribadito che l'attenuante del danno nel furto si applica solo se il valore del bene rubato è irrisorio. I gioielli in oro non avevano un valore così esiguo. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Legittima Difesa e Attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, già condannato per lesione personale e minaccia. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della legittima difesa e la mancata concessione di circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che le doglianze sulla legittima difesa fossero mere questioni di fatto, non ammissibili in Cassazione. Ha inoltre giudicato infondato il motivo sulle attenuanti, poiché queste erano già state riconosciute in primo grado. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Doppio ricorso penale: l’inammissibilità blocca la difesa
Un individuo, condannato per lesione personale e minaccia grave, ha presentato due ricorsi alla Corte di Cassazione. Il primo ricorso contestava la prova delle lesioni e la mancata applicazione della causa di non punibilità (art. 131-bis c.p.). Il secondo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché già ne era stato presentato un altro. La Corte ha ritenuto infondato il primo motivo e generico il secondo. Di conseguenza, ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Lesioni e Minacce: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Definitiva
Un Lavoratore è stato condannato per lesioni personali e minaccia. Ha presentato un ricorso per cassazione contro la sentenza che confermava la sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Questo è avvenuto perché il ricorso non rispettava i limiti procedurali per le sentenze del giudice di pace, non contestava correttamente la lesione e non poteva invocare la tenuità del fatto per i reati di competenza del giudice di pace. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale per l’attesa: ricorso inammissibile
Un cittadino presente negli uffici delle forze dell'ordine ha manifestato crescente insofferenza per l'attesa, tentando di sottrarsi all'identificazione e aggredendo fisicamente un operatore che cercava di trattenerlo, provocandogli un'escoriazione. Condannato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, l'uomo ha proposto ricorso per cassazione giustificando la reazione con il fastidio per i ritardi e sostenendo la mancata interruzione dell'atto d'ufficio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: la legittimità dell'operato delle forze dell'ordine rende ingiustificabile qualsiasi violenza, anche lieve, e il reato si perfeziona a prescindere dal blocco effettivo dell'attività pubblica. L'imputato deve quindi scontare la condanna e pagare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: Lesione Personale e Limiti della Cassazione
Un Individuo è stato condannato per lesione personale. Ha presentato un ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo principale è che non si può impugnare per vizi di motivazione una sentenza di appello relativa a reati di competenza del Giudice di Pace. Questa inammissibilità del ricorso per Cassazione ha comportato la condanna dell'Individuo al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della Parte Civile.
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Reato di lesioni personali: pugno e taglio all’occhio senza scuse
Un uomo colpisce un'altra persona al volto provocandole un taglio evidente all'altezza dell'occhio. Il Giudice di Pace condanna l'aggressore per il reato di lesioni personali. L'imputato presenta ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento della legittima difesa e la riqualificazione della condotta nel reato meno grave di percosse. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici evidenziano che la persona offesa non ha tenuto alcun comportamento aggressivo e che il taglio all'occhio costituisce una vera e propria lesione fisica, escludendo così la tesi delle semplici percosse.
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Lesione personale aggravata: il bicchiere di vetro è un’arma
L'Imputato è stato condannato per il reato di lesione personale aggravata dopo aver aggredito la vittima con un bicchiere di vetro, causandole ferite guaribili in dieci giorni. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'uso del bicchiere come arma e invocando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un bicchiere di vetro, se usato per colpire in un contesto violento, costituisce uno strumento atto ad offendere e configura l'aggravante del reato. Inoltre, la questione sulla prescrizione e sulla recidiva non poteva essere proposta per la prima volta in Cassazione. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Dolo di concorso: la responsabilità nel reato di gruppo
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per porto di arma clandestina, ricettazione e lesione personale continuata, commessi in un locale pubblico insieme ad altri complici. Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del dolo di concorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati riproducevano genericamente le stesse difese già respinte in appello, senza scalfire la ricostruzione della sua piena partecipazione consapevole al reato di gruppo. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: inutile il ricorso se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per i reati di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e si limitavano a riproporre questioni di fatto già ampiamente esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico costa caro
Un cittadino, condannato nei precedenti gradi di giudizio per i reati di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. L'imputato ha contestato la decisione precedente lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha esaminato il ricorso, rilevando che i motivi presentati erano del tutto generici e privi di un reale confronto con le argomentazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: inutile il ricorso se la pericolosità è reale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente. La Corte d'appello ha infatti adeguatamente valorizzato i gravi e specifici precedenti penali dell'uomo, ritenendo il nuovo reato un chiaro sintomo di una sua accresciuta pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da due soggetti condannati per lesioni personali, minaccia aggravata e danneggiamento. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione proposti dalle difese erano del tutto generici e privi di un reale confronto con la motivazione della sentenza della Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dei ricorrenti, condannandoli anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di lesioni personali: la rottura del timpano è condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lesioni personali a carico di un soggetto che aveva causato la perforazione della membrana timpanica della vittima. L'imputato aveva proposto ricorso contestando la qualificazione giuridica del fatto, ritenendo che tale danno non costituisse una lesione penalmente rilevante. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che la rottura del timpano rappresenta una evidente alterazione anatomico-funzionale dell'organismo, rientrando pienamente nella nozione di lesione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva questioni di fatto già respinte nei precedenti gradi di giudizio, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pugno al volto: colpevole ma niente carcere, pena convertita in multa
Un uomo, condannato alla reclusione per aver colpito un'altra persona con un pugno al volto causandogli lesioni lievi, ha ottenuto dalla Corte di Cassazione una modifica della pena. Pur confermando la sua colpevolezza, i giudici hanno dichiarato illegale la pena detentiva. Hanno stabilito che per quel tipo di reato, la sanzione corretta non è il carcere ma una multa. La sentenza rappresenta un chiaro esempio di conversione della pena detentiva in pecuniaria, fissando la sanzione finale in 516 euro. L'imputato è colpevole, ma paga una multa invece di andare in prigione.
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Lesioni in ambito sportivo: testata a gioco fermo è reato
La Cassazione ha confermato la condanna per un calciatore che ha colpito un avversario con una testata durante una fase di 'gioco fermo'. Il caso chiarisce i limiti delle lesioni in ambito sportivo. La violenza gratuita e volontaria, non collegata a un'azione di gioco, non è coperta dalla scriminante del rischio sportivo. Anche se avviene su un campo da gioco, un'aggressione deliberata resta un reato. La Corte ha stabilito che l'intenzione di ledere prevale sull'agonismo quando l'atto è sproporzionato e avviene fuori dalla dinamica della competizione. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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