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Legittimario Pretermesso

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un erede legittimario (come un figlio o un coniuge) che è stato completamente escluso dal testamento o a cui non è stato lasciato nulla. Per ottenere la sua quota di eredità, deve intraprendere un'azione legale specifica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Legittimario pretermesso: finta vendita e tutela
La coniuge superstite ha impugnato due atti di vendita stipulati dal marito poco prima del decesso, sostenendo che si trattasse di finte alienazioni per svuotare il patrimonio ereditario. In seguito alla scoperta di un testamento che istituiva un erede universale diverso, la moglie ha assunto la qualifica di legittimario pretermesso e ha intrapreso l'azione per recuperare la propria quota di riserva. I parenti acquirenti contestavano la validità della richiesta, eccependo la mancanza della preventiva accettazione con beneficio di inventario e l'incompatibilità delle azioni proposte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli acquirenti: chi viene del tutto escluso dalla successione testamentaria non ha l'onere di accettare con beneficio di inventario per agire in giudizio e può legittimamente contestare la simulazione delle vendite al fine di reintegrare la propria quota legittima.
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Azione di riduzione e testamento a favore di un solo figlio
Un padre disponeva per testamento di tutti i suoi beni immobili in favore del solo figlio maschio, escludendo integralmente la figlia. La donna promuoveva quindi l'azione di riduzione per ottenere la quota di legittima a lei spettante per legge, chiedendo la restituzione degli immobili trasferiti a terzi e a una società di famiglia. Il fratello sosteneva che la sorella non fosse totalmente esclusa, asserendo l'esistenza di altri beni mobili non indicati nella scheda testamentaria. I giudici di merito accertavano la lesione della quota di riserva e ordinavano la restituzione di un capannone. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. In assenza di prova concreta circa altri beni relitti, l'asse ereditario risultava integralmente esaurito e la figlia aveva pieno diritto di reintegrare la propria quota tramite l'azione di riduzione.
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Azione surrogatoria: creditori contro debitore diseredato
Un'azienda di gestione crediti ha agito contro un debitore insolvente che aveva rinunciato a impugnare i testamenti dei genitori, i quali lo avevano completamente escluso dall'eredità. Il creditore ha avviato un'azione surrogatoria per esercitare l'azione di riduzione al posto del debitore inerte, impugnando anche la costituzione di un fondo patrimoniale familiare. La Corte d'Appello ha dato ragione al creditore. La Cassazione, rilevando che la questione sulla possibilità per il creditore di sostituirsi al legittimario totalmente escluso ha un fondamentale valore di orientamento per la legge, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa di una decisione chiarificatrice delle Sezioni competenti.
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Azione di riduzione: il figlio escluso batte i fratelli eredi
Un uomo, riconosciuto come figlio solo molti anni dopo la morte del padre, ha impugnato il testamento paterno chiedendo la revocazione dello stesso e l'azione di riduzione per ottenere la sua quota di eredità. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha stabilito che il testamento non può essere revocato automaticamente se il padre aveva già altri figli noti al momento della firma. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del figlio escluso per quanto riguarda l'azione di riduzione: essendo un erede totalmente escluso, egli non deve dimostrare con precisione matematica l'intero patrimonio paterno fin dall'inizio. Spetta al giudice ricostruire l'asse ereditario. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Diseredato ma tutelato: l’azione di riduzione non si perde
Due fratelli si scontrano sull'eredità materna. La madre aveva nominato unico erede il primo fratello, escludendo il secondo. In una precedente causa per spese condominiali, il secondo fratello si era difeso dimostrando di essere stato diseredato. Il primo fratello sostiene che tale difesa equivalga a una rinuncia tacita alla quota di legittima. La Corte di Cassazione rigetta questa tesi: difendersi in un giudizio non costituisce un comportamento concludente di rinuncia. Il secondo fratello, pur essendo stato escluso dal testamento, conserva il diritto di esercitare l'azione di riduzione per ottenere la sua quota di legittima. Viene inoltre confermato il blocco della divisione dei beni ereditari a causa di gravi abusi edilizi non sanati.
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Rinuncia all’eredità: per la Cassazione è donazione indiretta
La vicenda nasce dal conflitto ereditario tra due fratellastri. Il Padre, escluso dal testamento della moglie che aveva nominato la Figlia erede universale, aveva rinunciato all'azione di riduzione. Alla morte del Padre, il Figlio Naturale ha impugnato questa scelta, sostenendo che la rinuncia del genitore costituisse una donazione indiretta a favore della Figlia, riducendo così il patrimonio ereditario spettante al Figlio Naturale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Figlio Naturale, stabilendo che la rinuncia consapevole all'azione di riduzione, mossa da spirito di liberalità, configura una donazione indiretta se arricchisce direttamente il beneficiario. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Azione di riduzione: finta vendita non cancella la legittima
Il Padre vende alcuni immobili al Coerede Convenuto e lo nomina erede universale nel testamento. Il Fratello Escluso, scoprendo di essere stato privato della sua quota, avvia un'azione di riduzione per lesione della legittima e chiede di accertare che le vendite erano in realtà donazioni simulate. La Corte d'Appello accoglie le richieste del Fratello Escluso, riconoscendogli un terzo dell'eredità. Il Coerede Convenuto ricorre in Cassazione, sostenendo che la domanda fosse tardiva e che il Padre avesse riconosciuto un debito nei suoi confronti per giustificare i trasferimenti. La Cassazione rigetta il ricorso: l'azione di riduzione è stata proposta tempestivamente e le dichiarazioni scritte del defunto non vincolano il legittimario, che agisce come terzo a tutela dei propri diritti.
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Legittimario pretermesso: finta vendita contro eredità negata
Una madre nomina come erede universale solo uno dei figli, escludendo le figlie. Prima di morire, vende un immobile al nipote. Una delle figlie escluse agisce in giudizio per far accertare che la vendita simulava in realtà una donazione lesiva della sua quota di legittima. La Corte d'Appello rigetta la domanda perché la donna non aveva accettato l'eredità con beneficio di inventario e non aveva contestato tempestivamente il pagamento del prezzo. La Cassazione ribalta la decisione. Il legittimario pretermesso, essendo totalmente escluso dall'eredità, non ha alcuna quota da accettare e non deve quindi ricorrere al beneficio di inventario per agire in riduzione. Inoltre, la contestazione del pagamento del prezzo è implicitamente contenuta nella stessa domanda di simulazione. La ricorrente vince il ricorso e la causa viene rinviata per un nuovo giudizio.
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Eredità: Causa Persa per Mancata Accettazione con Beneficio di Inventario
Una figlia cita in giudizio il fratello e la cognata, sostenendo che il padre avesse simulato delle vendite per diseredarla. La sua azione legale viene però respinta. La Cassazione conferma che la sua richiesta è inammissibile perché non ha effettuato l'accettazione con beneficio di inventario. Questo adempimento è obbligatorio quando si agisce contro un non coerede (la cognata) e nell'asse ereditario sono presenti dei beni, anche di valore irrisorio. La presenza di una vecchia auto e di una quota di un immobile ha reso fatale questo errore procedurale, impedendo al giudice di esaminare il merito della sua richiesta.
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Rinuncia Azione di Riduzione: Erede Esclusa, Creditore Bloccato
Una figlia, esclusa dal testamento del padre, effettua la rinuncia all'azione di riduzione, ovvero rinuncia a reclamare la sua quota di eredità legittima. Questa decisione avvantaggia gli altri eredi designati. Un'azienda creditrice della figlia rinunciante agisce in giudizio per rendere inefficace tale rinuncia, sostenendo che danneggi le sue possibilità di recuperare il credito. La questione arriva in Cassazione, che però non decide. La Corte sospende il giudizio in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite, massimo organo giurisdizionale, per chiarire se la rinuncia all'azione di riduzione sia un atto che i creditori possono effettivamente contestare. L'esito per le parti rimane quindi incerto.
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Erede escluso? L’Azione di Riduzione non richiede calcoli precisi
Dei genitori, esclusi dal testamento della figlia che nominava erede universale una terza persona, avviano un'azione di riduzione del legittimario pretermesso per ottenere la loro quota di eredità. I giudici di merito respingono la richiesta perché i genitori non avevano quantificato in modo preciso il patrimonio ereditario. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: quando un legittimario è totalmente escluso e l'intero patrimonio è stato lasciato ad altri tramite testamento, la lesione del suo diritto è evidente. In questo caso, non è necessario fornire una stima numerica dettagliata dei beni fin dal primo atto, ma è sufficiente indicarli. La causa viene quindi rinviata per un nuovo esame.
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Rinuncia a impugnare il testamento: non è accettazione tacita
Un figlio, completamente escluso dal testamento del padre, rinunciava a intraprendere l'azione legale per ottenere la sua quota di legittima. L'Agenzia delle Entrate ha interpretato questo atto come un'accettazione tacita di eredità, chiedendogli il pagamento dell'imposta di successione. La Corte di Cassazione ha dato torto al Fisco. I giudici hanno stabilito che chi è escluso dal testamento (legittimario pretermesso) non è nemmeno 'chiamato all'eredità'. La rinuncia a far valere i propri diritti non equivale a disporre di beni ereditari e, quindi, non configura un'accettazione tacita di eredità. Di conseguenza, nessuna imposta è dovuta.
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Azione di riduzione: i diritti del legittimario
La Corte di Cassazione chiarisce che il legittimario totalmente escluso dalla successione non deve indicare l'esatto valore dell'asse ereditario se la lesione è manifesta. L'azione di riduzione è il presupposto necessario per acquisire la qualità di erede e procedere alla successiva divisione dei beni.
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Divisione ereditaria: valore beni alla data di divisione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31125/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di successioni. Quando un erede legittimo, inizialmente escluso dal testamento, ottiene la sua quota attraverso un'azione di riduzione, si crea una comunione ereditaria con gli altri eredi. In questo scenario, la successiva divisione ereditaria dei beni deve basarsi sul loro valore al momento della divisione stessa, e non sul valore che avevano all'apertura della successione. Questa decisione garantisce che l'erede reintegrato partecipi equamente all'eventuale aumento di valore dei beni ereditari nel tempo.
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Azione di riduzione: onere della prova per l’erede
Una figlia adottiva, esclusa dal testamento del padre, agisce in giudizio per ottenere la sua quota di eredità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 348/2023, ha chiarito i requisiti per l'azione di riduzione, stabilendo che l'erede pretermesso non è tenuto a fornire un inventario dettagliato del patrimonio nell'atto iniziale, ma deve allegare gli elementi sufficienti a dimostrare la lesione della sua quota di legittima. La decisione della Corte d'Appello è stata annullata su questo punto, semplificando l'accesso alla tutela per gli eredi esclusi.
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Usucapione tra comproprietari: quando è valida?
Un fratello rivendica l'usucapione sulla quota di un immobile in comproprietà contro il fratello. La Corte di Cassazione conferma le decisioni dei gradi inferiori, respingendo il ricorso degli eredi del fratello defunto. La decisione chiarisce la rigorosa prova richiesta per l'usucapione tra comproprietari, l'inammissibilità del ricorso in caso di "doppia conforme", e la legittimazione ad agire dell'erede che rinuncia a un legato in conto di legittima.
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Azione di riduzione: l’ordine corretto da seguire
Un figlio, escluso dal testamento, intenta una causa per ridurre presunte donazioni simulate fatte dal padre. La Corte di Cassazione respinge la sua richiesta, chiarendo che l'azione di riduzione deve essere prima diretta contro le disposizioni testamentarie a favore dell'erede designato, specialmente quando il patrimonio ereditario è cospicuo. Solo se tale patrimonio è insufficiente, si possono contestare le donazioni.
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Legato in sostituzione di legittima: effetti rinuncia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9734/2025, chiarisce le conseguenze della rinuncia a un legato in sostituzione di legittima. La Corte stabilisce che, a seguito della rinuncia, il legittimario non acquisisce un legato in conto legittima, ma diventa un legittimario pretermesso. In questa veste, egli ha il diritto di agire in riduzione per ottenere la quota di eredità che la legge gli riserva, e la disposizione testamentaria a suo favore perde efficacia retroattivamente.
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Azione di riduzione: i diritti dell’erede legittimo
In una complessa vicenda ereditaria, un erede ha agito in giudizio per far dichiarare una vendita immobiliare come una donazione simulata che ledeva la sua quota di legittima. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha chiarito importanti principi sull'azione di riduzione. Ha stabilito che la rinuncia all'eredità è inefficace se il chiamato è nel possesso dei beni e non redige l'inventario. Inoltre, ha confermato che l'erede legittimo pretermesso non è tenuto ad accettare l'eredità con beneficio d'inventario per agire e può provare la simulazione con ogni mezzo, agendo come terzo a tutela dei propri diritti.
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Azione di riduzione: l’eredità irrisoria ti esonera
Un figlio, escluso dall'eredità paterna a causa di ingenti donazioni fatte in vita dal genitore a favore del fratello e di una società, avvia un'azione di riduzione. Le corti di merito rigettano la domanda, ritenendo necessaria l'accettazione con beneficio d'inventario data la presenza di un minimo patrimonio residuo (relictum) di circa 30 euro. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che un relictum di valore economico talmente irrisorio non osta alla qualifica di erede totalmente pretermesso. Di conseguenza, l'azione di riduzione contro terzi donatari è proponibile anche senza la preventiva accettazione beneficiata, poiché un patrimonio insignificante non costituisce un "asse ereditario da dividere" che giustifichi la tutela richiesta dalla legge.
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