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Legittima Difesa

370 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La legittima difesa, in diritto, è una causa di giustificazione prevista da vari ordinamenti giuridici, solitamente concepito come una causa di non punibilità ai fini dell'applicazione di sanzioni di diritto penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Legittima difesa negata: condanna confermata per violenza e lesioni
Un Lavoratore è stato condannato per violenza privata, minacce e lesioni nei confronti di Altri Individui. Egli ha invocato la `legittima difesa` e ha impugnato la sentenza di condanna. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado. Il Lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti già esaminati e non a vizi di diritto. La Corte ha confermato la condanna e ha respinto la tesi della `legittima difesa`, ritenendo che le lesioni subite dal Lavoratore fossero una reazione della vittima.
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Lesioni e ricorso respinto: niente legittima difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale di un'imputata per i reati di lesioni personali, danneggiamento e porto di oggetti atti ad offendere. La donna ha impugnato la sentenza di secondo grado lamentando il mancato riconoscimento dell'esimente della legittima difesa. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputata ha riproposto le stesse argomentazioni già respinte dai giudici territoriali, chiedendo una nuova e non consentita valutazione delle prove di fatto. La Suprema Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, escludendo definitivamente ogni profilo di legittima difesa.
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Legittima difesa esclusa se lo scontro fisico è reciproco
Un uomo ha subito una condanna penale per i reati di lesioni personali e minacce ai danni di un'altra persona. L'imputato ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo di aver agito per legittima difesa durante una lite violenta. I giudici di merito avevano accertato che entrambi i contendenti si erano lanciati contemporaneamente in una reciproca aggressione fisica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che lo scontro volontario e simultaneo esclude la scriminante della difesa personale. Di conseguenza, l'imputato deve scontare la condanna inflitta e versare una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende oltre alle spese del procedimento.
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Legittima difesa e violenza: la condanna per l’inquilino
Un inquilino ha aggredito il proprietario di casa con un coltello, un bastone e una sega, provocandogli lesioni gravi durante una discussione sul pagamento del canone di locazione arretrato. L'inquilino ha proposto ricorso sostenendo di aver agito per legittima difesa e chiedendo il riconoscimento della provocazione subita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'inquilino. I giudici hanno stabilito che l'aggressione con armi ed attrezzi da taglio non presenta alcuna proporzione con le rimostranze verbali del proprietario. Inoltre, la Suprema Corte ha ricordato che in sede di legittimità non si possono riesaminare le prove già valutate nel merito. L'inquilino è stato così condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende, confermando integralmente la condanna penale e civile a suo carico.
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Reato di rissa e legittima difesa: no al riesame in Cassazione
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di rissa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una motivazione illogica della sentenza e il mancato riconoscimento della scriminante della legittima difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso chiedeva una nuova valutazione delle prove, operazione vietata in sede di legittimità. La Corte d'Appello aveva motivato in modo logico la responsabilità dell'Imputato e smentito la presenza dei presupposti per la difesa personale. L'Imputato deve quindi scontare la condanna, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Legittima difesa: Aggressione con Accetta, Reazione e Prescrizione
Un uomo, L'Aggredito, si è difeso da un'aggressione con un'accetta da parte di L'Aggressore, causandogli lesioni. La Corte d'Appello aveva condannato L'Aggredito per minaccia aggravata e lesioni, escludendo l'aggravante della pluralità di agenti e rimettendo al giudice civile la liquidazione del danno. L'Aggredito ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancata valutazione della Legittima difesa e della proporzionalità della sua reazione, data l'arma usata dall'aggressore. La Cassazione ha riconosciuto il vizio motivazionale, ma ha dichiarato i reati penali estinti per prescrizione. Ha annullato la sentenza per gli effetti civili, rinviando la questione al giudice civile per una nuova valutazione del risarcimento, considerando l'omessa analisi della Legittima difesa.
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Reato di lesioni personali: respinta la legittima difesa
Due imputati impugnano la condanna confermata in secondo grado per il reato di lesioni personali. La difesa lamenta l'errata ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento della scriminante della legittima difesa e la mancata riduzione della pena nella misura massima consentita per le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione respinge le contestazioni e dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici di legittimità chiariscono che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità senza indicare specifici travisamenti fattuali. La sentenza d'appello aveva già motivato in modo logico e coerente sia il diniego della legittima difesa sia il calcolo sanzionatorio. I ricorrenti subiscono quindi la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Assoluzione per Percosse: La Cassazione Conferma la Sentenza del Tribunale
Il Tribunale ha assolto una persona dal reato di percosse, riformando la sentenza di primo grado. La Parte Civile ha presentato ricorso, contestando la valutazione delle prove e l'applicazione della legge. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'assoluzione per percosse. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sulla credibilità delle dichiarazioni e l'assenza di lesioni, non rilevanti per il reato contestato, ma utili per valutare l'attendibilità della Parte Civile. La Parte Civile è stata condannata alle spese.
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Delitto di lesioni gravi: la legittima difesa non regge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato ritenuto colpevole del delitto di lesioni gravi per aver sferrato un violento pugno al volto della persona offesa, causandole la frattura della mandibola. La difesa sosteneva la sussistenza della scriminante della legittima difesa e dell'attenuante della provocazione, lamentando inoltre l'assenza di prova sul nesso causale a causa dell'accesso ritardato della vittima al pronto soccorso. L'imputato contestava altresì l'obbligo di versare una provvisionale di quattromila euro quale condizione per la sospensione condizionale della pena, adducendo la propria indigenza economica certificata dall'ammissione al gratuito patrocinio. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo l'impossibilità di rivalutare le prove testimoniali in sede di legittimità e confermando la piena validità della subordinazione economica del beneficio penale.
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Procedibilità della querela per lesioni: conta la tempestività
Un automobilista ha avuto un litigio stradale con un agente di polizia fuori servizio, provocandogli lesioni fisiche. Nel giudizio di secondo grado, la Corte d'Appello ha assolto l'automobilista dal reato di resistenza a pubblico ufficiale, ma lo ha condannato a dieci mesi di reclusione per il reato di lesioni personali. I giudici di merito hanno ritenuto operante la punibilità basandosi sulla semplice volontà verbale espresso dalla vittima durante il processo. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la carenza della procedibilità della querela per lesioni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso stabilendo che la volontà manifestata oralmente al dibattimento non sostituisce la verifica formale di un atto di querela tempestivo e ritualmente depositato. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Legittima difesa negata: ricorso inammissibile per lesioni personali
Un Lavoratore, condannato per lesioni personali, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli lamentava una valutazione inadeguata delle prove e il mancato riconoscimento della `legittima difesa`. La Corte d'Appello aveva già parzialmente riformato la sentenza solo per la pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le censure generiche e ripetitive di quelle già respinte in appello. Il Lavoratore non ha contestato adeguatamente la motivazione della Corte d'Appello e non ha allegato gli atti necessari per supportare le sue doglianze, violando il principio di autosufficienza. La richiesta di `legittima difesa` è stata quindi respinta, e il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Penale Inammissibile: Condanna per Lesioni e Minacce Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per lesioni personali volontarie e minaccia aggravata. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esclusione della legittima difesa e la sussistenza della minaccia, oltre a eccepire la prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto le censure generiche e ripetitive di quelle già proposte in appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Aggressione o Legittima difesa? La Cassazione conferma l’assoluzione
Un individuo è stato accusato di percosse dopo che un'anziana persona, durante una lite, gli ha afferrato il braccio e lo ha minacciato, cadendo in seguito alla sua reazione difensiva. Il Tribunale lo ha assolto riconoscendo la legittima difesa. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che l'anziana fosse solo una paciere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore, confermando l'assoluzione. Ha ribadito che la reazione dell'imputato era giustificata dall'intento aggressivo della persona offesa, riconoscendo pienamente la legittima difesa.
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Tentato omicidio: quando il ‘chiarimento’ armato esclude la legittima difesa
Un uomo è stato condannato per tentato omicidio e porto ingiustificato di arma da taglio dopo essersi recato armato di falcetto presso l'abitazione di un altro soggetto per un 'chiarimento'. Durante lo scontro, la vittima ha subito gravi lesioni al volto, inclusa la perdita di un occhio. Il ricorrente ha impugnato la sentenza, sostenendo l'assenza del dolo omicidiario e la legittima difesa. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. La Corte ha ribadito che il ricorrente ha innescato la situazione di pericolo, escludendo così la legittima difesa e confermando il tentato omicidio.
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Lesioni personali aggravate: stop ai ricorsi di merito
Due soggetti condannati per il reato di lesioni personali aggravate hanno presentato ricorso per cassazione contro la sentenza di appello. Gli imputati lamentavano il mancato riconoscimento della legittima difesa, l'errata valutazione della credibilità della vittima e l'utilizzabilità delle dichiarazioni di un testimone non comparso in aula. I giudici supremi hanno dichiarato i ricorsi totalmente inammissibili. La Corte ha chiarito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove o della credibilità delle dichiarazioni. Inoltre, l'impossibilità di ascoltare un testimone in dibattimento richiede l'infruttuoso compimento di tutti gli adempimenti di ricerca previsti dalla legge. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Lesioni personali e legittima difesa: pugno al ristoratore
Un avventore e la compagna entrano in un ristorante chiedendo di usare i servizi igienici. Il ristoratore oppone un rifiuto e li accompagna verso l'uscita. Ne nasce un diverbio in cui l'avventore colpisce il ristoratore con un pugno al volto, provocandogli un trauma facciale e la scheggiatura di un dente. L'aggressore viene condannato per il reato di lesioni personali. Ricorrendo in Cassazione, l'imputato invoca la mancanza del nesso causale, la legittima difesa e l'attenuante della provocazione, sostenendo di aver reagito all'aggressività altrui. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: le lesioni personali e legittima difesa non sussistono se mancano il pericolo attuale e la proporzione tra il rifiuto e la reazione fisica. Risulta sufficiente la sola testimonianza attendibile della vittima, riscontrata dai referti medici, per confermare la condanna penale.
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Rissa con Fucile: Cassazione conferma Tentato Omicidio in Rissa
Un individuo ha sparato con un fucile a un altro partecipante durante una rissa, colpendolo all'addome e causandogli gravi lesioni. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per tentato omicidio in rissa, detenzione e porto d'arma da guerra. L'imputato ha sostenuto che si trattasse di lesioni personali o legittima difesa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che chi partecipa volontariamente a una rissa non può invocare la legittima difesa. L'intenzione di uccidere (animus necandi) è stata dedotta dalla micidialità dell'arma, dalla zona colpita e dalla breve distanza dello sparo. Solo il tempestivo intervento medico ha evitato la morte.
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Prescrizione del reato di lesioni: libertà penale, ma non civile
Un individuo è stato condannato per lesioni personali in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato, estinguendo l'offesa penale per il decorso del tempo (oltre 7 anni e 6 mesi dall'episodio del 2011). Questo ha annullato gli effetti penali della condanna. Tuttavia, la Corte ha mantenuto ferma la responsabilità civile, confermando l'obbligo di risarcire la parte lesa. La prescrizione del reato non libera automaticamente dalla responsabilità civile per i danni causati.
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Tentato Omicidio: Ricorso Inammissibile, Legittima Difesa Preclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un soggetto condannato per tentato omicidio. Il ricorrente contestava la mancata applicazione della legittima difesa e un vizio di motivazione. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che i motivi addotti non potessero essere esaminati in quella sede, in quanto preclusi dalle norme procedurali (art. 606 c.p.p.). Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile de plano, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: lite stradale finisce in Cassazione
Un cittadino è stato condannato per lesioni personali a seguito di una lite scoppiata dopo un banale incidente d'auto, che ha visto un'aggressione reciproca. Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello, sostenendo l'assenza di colpevolezza, la legittima difesa e l'estinzione del reato per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che le contestazioni sulla colpevolezza e sulla legittima difesa fossero mere lamentele sui fatti, non ammissibili in sede di legittimità. Anche la prescrizione, maturata dopo la sentenza impugnata, è stata considerata irrilevante data l'inammissibilità del ricorso. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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