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Lavoro Straordinario

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84 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lavoro straordinario: quando è retribuito nel pubblico?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti di un'azienda sanitaria che chiedevano il pagamento di ore extra. La Corte chiarisce che il lavoro straordinario, per essere retribuito, deve essere autorizzato dal datore di lavoro. Inoltre, un precedente giudicato che dichiara illegittimo un regolamento aziendale non garantisce automaticamente il diritto al pagamento se le parti del giudizio sono diverse e se la sentenza non si pronuncia sulle singole posizioni lavorative.
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Lavoro straordinario discontinuo: quando è dovuto?
Un addetto alla sorveglianza ha citato in giudizio la sua ex azienda per il mancato pagamento di compensi per lavoro straordinario discontinuo. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, applicando una deroga legale per le attività lavorative non continue. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. La questione cruciale è stata la mancata e tempestiva allegazione, nei gradi di merito, dell'esistenza di una disciplina contrattuale collettiva più favorevole, rendendo il motivo di ricorso inammissibile in sede di legittimità.
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Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Dei dipendenti pubblici chiedevano il pagamento delle ore di lavoro straordinario accumulate nella "Banca ore". Le corti di merito avevano respinto la richiesta per assenza di autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro straordinario va retribuito se svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, come dimostrato dalla stessa contabilizzazione delle ore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Lavoro straordinario: basta il consenso implicito
Una infermiera ha richiesto il pagamento per anni di lavoro straordinario svolto senza autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che per il diritto al compenso non è necessaria un'autorizzazione esplicita, ma è sufficiente il consenso implicito del datore di lavoro. Tale consenso può essere desunto da elementi come la consapevolezza della prestazione, la sua durata nel tempo e la carenza di personale, che la corte di merito dovrà ora rivalutare.
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