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Know-How

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30 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trasferimento ramo d’azienda: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un trasferimento ramo d'azienda 'dematerializzato' in assenza di una preesistente e autonoma organizzazione economica. Il caso riguardava alcuni lavoratori ceduti da una società a un'altra, i quali hanno ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro originario. La Corte ha ribadito che non è sufficiente raggruppare arbitrariamente lavoratori e servizi per creare un ramo d'azienda ai fini della cessione; l'entità ceduta deve possedere una propria identità funzionale già prima del trasferimento.
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Concorrenza sleale: prova del know-how e limiti
Una società specializzata in macchinari industriali ha citato in giudizio un'azienda concorrente e un proprio ex dipendente, accusandoli di concorrenza sleale per aver sottratto e utilizzato il proprio know-how segreto per produrre macchine simili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che l'attrice non aveva fornito prova sufficiente del carattere segreto delle informazioni, considerate in gran parte "arte nota", ovvero patrimonio tecnico comune del settore. La Corte ha inoltre chiarito che, senza la prova di un fatto illecito, non può essere emessa una condanna al risarcimento del danno, neppure generica.
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Trasferimento ramo d’azienda: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20083/2024, ha dichiarato illegittimo un trasferimento di ramo d'azienda poiché l'entità trasferita non possedeva i requisiti di preesistenza e autonomia funzionale. Il caso riguardava un gruppo di lavoratori trasferiti da una società editoriale a una di servizi, ma la Corte ha rilevato che si trattava di una mera esternalizzazione di personale, in quanto il 'ramo' era un aggregato eterogeneo di dipendenti senza un'organizzazione unificante, un know-how comune o beni significativi. La decisione ribadisce che un ramo d'azienda non può essere creato 'ad hoc' al solo scopo del trasferimento.
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Supersocietà di fatto: la prova dell’affectio societatis
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contributo di beni immateriali, essenziale per l'attività d'impresa e protratto per oltre un decennio senza corrispettivo, costituisce una prova presuntiva forte dell'esistenza di una 'supersocietà di fatto' e della volontà dei conferenti di essere soci (affectio societatis). La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente qualificato tale apporto come 'occasionale', ritenendola illogica e contraddittoria. Il caso ridefinisce i criteri per l'estensione del fallimento ai soci di fatto.
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Concorrenza sleale dipendente: quando è lecita?
Una società specializzata in servizi di comunicazione aziendale ha citato in giudizio un suo ex dipendente e la nuova azienda datrice di lavoro, accusandoli di concorrenza sleale dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo sfruttamento del bagaglio di conoscenze ed esperienze professionali acquisite da un lavoratore non costituisce di per sé un atto di concorrenza sleale. Per configurare l'illecito, è necessario dimostrare la violazione di specifici patti di non concorrenza o la sottrazione e l'utilizzo di informazioni segrete, prove che nel caso di specie non sono state fornite. La Corte ha ribadito che il passaggio di un dipendente a un'altra azienda è uno sviluppo fisiologico delle relazioni professionali.
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Autonomia funzionale ramo d’azienda: la Cassazione decide
Un gruppo di dipendenti ha contestato la cessione del ramo d'azienda recupero crediti da un grande gruppo bancario a una società specializzata. La Corte di Cassazione ha invalidato l'operazione, stabilendo che il requisito dell'autonomia funzionale del ramo d'azienda non è soddisfatto se questo, per operare, rimane dipendente dalle strutture organizzative dell'azienda cedente. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Motivazione Rafforzata e segreti: il caso in Cassazione
Un ex amministratore, condannato in primo grado per aver sfruttato segreti industriali a fini concorrenziali, viene assolto in appello. La Corte di Cassazione annulla la sentenza di assoluzione, criticando la mancanza di una "motivazione rafforzata". La Corte sottolinea che, per ribaltare una condanna, il giudice d'appello deve fornire un'argomentazione particolarmente solida e dettagliata, che smonti punto per punto le conclusioni del primo giudice, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Imposta di registro e cessione d’azienda: i criteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1813/2025, ha stabilito che per qualificare una serie di trasferimenti immobiliari come una 'cessione d'azienda' ai fini dell'imposta di registro, è necessaria una valutazione complessiva della sostanza economica dell'operazione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, che aveva riqualificato le operazioni per negare la detraibilità dell'IVA, confermando che i giudici possono considerare elementi esterni ai singoli contratti per determinare la reale natura della transazione.
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Giurisdizione contratti internazionali: il caso licenza
La Corte di Cassazione ha stabilito la mancanza di giurisdizione del giudice italiano in una controversia su un contratto di licenza di fabbricazione tra una società italiana e una algerina. La decisione si fonda sul criterio del luogo di esecuzione della prestazione caratteristica. La Corte ha identificato tale prestazione nel trasferimento del know-how e nella concessione del diritto di produrre e commercializzare i beni nel territorio algerino, localizzando quindi la giurisdizione in Algeria. Questo caso chiarisce come si determina la giurisdizione nei contratti internazionali.
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Contratto franchising: oneri e validità del know-how
Un affiliato (franchisee) ha perso un appello con cui cercava di invalidare un contratto franchising. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che il know-how fornito dall'affiliante (franchisor) era adeguato e che gli obblighi informativi precontrattuali erano stati rispettati. La risoluzione del contratto per inadempimento del franchisee, che non pagava le royalties e utilizzava fornitori non autorizzati, è stata quindi ritenuta legittima.
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