Durante una violenta rissa familiare, l'Indagato aggrediva la Vittima con calci, pugni e lanciandole un mobile di vetro alla testa, causandole un arresto cardiaco. Il Tribunale applicava la custodia cautelare in carcere per l'ipotesi di tentato omicidio con dolo alternativo. L'Indagato ricorreva in Cassazione, lamentando l'inutilizzabilità di alcune testimonianze e l'eccessiva severità della misura cautelare rispetto agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del carcere. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni erano utilizzabili e che la gravità dell'aggressione, unita ai precedenti dell'indagato, rende inadeguata ogni misura diversa dalla custodia in carcere, escludendo anche l'uso del braccialetto elettronico.
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