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Intuitu Personae

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'in considerazione della persona'. Indica che la scelta di quel lavoratore è stata fatta nominativamente dall'azienda, un forte indizio di uso improprio della somministrazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca mandato professionale: la giusta causa
La Corte d'Appello ha annullato la condanna di un cliente al pagamento di oltre centomila euro, stabilendo che la revoca mandato professionale è legittima in presenza di gravi inadempimenti. Nel caso specifico, la società mandataria non aveva garantito la copertura assicurativa pattuita e non aveva sostituito il legale di riferimento dopo le sue dimissioni, compromettendo irrimediabilmente il rapporto fiduciario.
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Foro del consumatore: i clienti vincono sulla competenza
Due avvocati hanno richiesto il pagamento dei loro compensi professionali ai propri clienti residenti a Roma. La Corte d'Appello di Roma si era dichiarata incompetente a favore della Corte d'Appello di Catanzaro, individuata come ultimo giudice del merito. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, nei rapporti tra avvocato e cliente, quest'ultimo riveste la qualifica di consumatore. Di conseguenza, le regole sul foro del consumatore prevalgono su quelle ordinarie di liquidazione dei compensi. Poiché i clienti risiedono a Roma, la competenza territoriale spetta inderogabilmente all'autorità giudiziaria di Roma. Gli avvocati hanno quindi ottenuto il riconoscimento del giudice da loro inizialmente adito.
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Foro del consumatore: l’avvocato perde la causa sulle parcelle
Un avvocato ha richiesto un decreto ingiuntivo contro i propri clienti per ottenere il pagamento delle parcelle professionali relative a una causa di risarcimento danni. Il tribunale ha dichiarato la propria incompetenza a favore del tribunale di residenza dei clienti, applicando la regola del foro del consumatore. L'avvocato ha impugnato la decisione sostenendo che la competenza spettasse al giudice del luogo in cui si era svolta l'attività professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il cliente di un professionista è a tutti gli effetti un consumatore. Di conseguenza, le controversie sui compensi devono essere trattate dal tribunale del domicilio del cliente, a meno che la prestazione non riguardi l'attività d'impresa o professionale del cliente stesso.
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Contratto ex art. 110 TUEL: No proroga automatica, sì cessazione
Una lavoratrice, assunta come portavoce del Presidente di una Provincia con un contratto legato alla durata del suo mandato, chiedeva un risarcimento per il mancato pagamento dello stipendio durante il periodo di 'prorogatio' della carica presidenziale, disposta per legge. La Corte di Cassazione ha stabilito la legittima cessazione del contratto ex art. 110 TUEL alla data di scadenza originaria del mandato. Secondo i giudici, la 'prorogatio' non era una semplice estensione, ma una trasformazione radicale dell'organo politico, con poteri limitati e finalità di risparmio. Questa 'metamorfosi' ha interrotto il legame fiduciario e funzionale, causando la naturale estinzione del rapporto di lavoro senza diritto a risarcimento. Vince quindi l'Ente Locale.
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Avvocato vs Cliente: il Foro del consumatore vince sulla parcella
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale nel rapporto tra avvocato e cliente. Se un avvocato chiede il pagamento dei suoi onorari, la causa deve essere discussa nel tribunale del luogo in cui risiede il cliente. Questo perché il cliente è sempre considerato un 'consumatore'. La regola del **Foro del consumatore** è esclusiva e prevale su altre norme speciali, come quella che indicherebbe come competente il tribunale dove l'avvocato ha svolto la sua attività professionale. Di conseguenza, la Corte ha dato ragione al cliente, spostando il processo presso il tribunale della sua città di residenza.
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Subdelega Procura: Fisco vince, la notifica al sostituto è valida
La Corte di Cassazione ha chiarito la validità della subdelega procura in ambito privato. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva notificato un avviso di liquidazione per un'imposta di successione a un procuratore, a sua volta nominato dal procuratore di uno dei coeredi. I giudici di merito avevano annullato l'atto, ritenendo violato il principio 'delegatus non potest delegare'. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che nel diritto privato la subdelega è ammessa se la procura originale la autorizza esplicitamente. Di conseguenza, la notifica dell'Agenzia delle Entrate era potenzialmente valida e il caso dovrà essere riesaminato.
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Nomina senza concorso: contratto nullo, nessun risarcimento
Una dirigente di un'Azienda Speciale comunale, assunta senza una procedura concorsuale pienamente comparativa, impugna la revoca anticipata del suo incarico. La Corte di Cassazione dà ragione all'Azienda, dichiarando la nullità del contratto per violazione del principio concorsuale. I giudici stabiliscono che anche le aziende speciali devono reclutare il personale tramite concorsi pubblici basati sul merito. Poiché il contratto di assunzione era nullo fin dall'origine, la dirigente non ha diritto ad alcun risarcimento per la sua interruzione anticipata. La sentenza afferma un principio rigoroso sulla trasparenza nelle assunzioni pubbliche.
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Incentivo all’esodo: tra data della firma e certezza del costo
Una società consortile ha impugnato un avviso di accertamento riguardante la deduzione di un **incentivo all'esodo** pagato a un dirigente. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che il costo dovesse essere imputato interamente all'anno della firma dell'accordo (2006), mentre la società aveva dedotto una parte nel 2007, anno di effettiva cessazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, rilevando che la presenza di un termine iniziale di efficacia al 1° gennaio 2007 rendeva il costo certo e determinabile solo da quella data. Prima di tale termine, eventi come il decesso o le dimissioni del dirigente avrebbero potuto annullare l'obbligo. La sentenza chiarisce che la competenza fiscale segue l'efficacia giuridica dell'accordo e non la semplice data della sua sottoscrizione.
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Somministrazione Fraudolenta: Lavoro Precario Diventa Posto Fisso
Una lavoratrice impiegata per 29 mesi continuativi presso la stessa azienda con successivi contratti di somministrazione ottiene la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un utilizzo così prolungato per mansioni stabili viola il requisito essenziale della temporaneità, configurando una somministrazione di lavoro fraudolenta. Anche in assenza di limiti di durata espliciti nella vecchia normativa, l'intento di eludere la legge per coprire un fabbisogno permanente rende nullo il contratto di somministrazione. La Corte ha quindi confermato il diritto della lavoratrice a un posto fisso direttamente con l'azienda utilizzatrice.
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Omnicomprensività retribuzione: i limiti dei dirigenti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un dirigente di un ente pubblico che richiedeva compensi aggiuntivi per la partecipazione a un comitato tecnico di supporto. La decisione si fonda sul principio di omnicomprensività retribuzione, stabilendo che il trattamento economico ordinario dei dirigenti copre ogni incarico conferito dall'amministrazione di appartenenza o su designazione della stessa, impedendo l'erogazione di somme extra prive di fondamento nel contratto collettivo.
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Peculato e donazioni: quando i fondi sono privati?
Una dirigente pubblica ha ricevuto donazioni private per progetti specifici del suo dipartimento. La Corte di Cassazione ha escluso il reato di peculato per l'appropriazione di tali fondi, stabilendo che il possesso del denaro era basato sulla fiducia personale (*intuitu personae*) e non sulle sue funzioni d'ufficio. I fondi, quindi, non sono mai diventati patrimonio pubblico. Questa sentenza delinea un confine netto per la configurabilità del reato di peculato.
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Autorizzazione ambientale: la voltura non basta!
Un imprenditore nel settore conciario viene condannato per reati ambientali. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, affermando che la semplice richiesta di voltura dell'autorizzazione ambientale del precedente titolare non è sufficiente. Le autorizzazioni sono personali e richiedono un nuovo specifico provvedimento.
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Incarico legale PA: non è appalto di servizi
Una Regione ha contestato le parcelle di un avvocato esterno, sostenendo la nullità dell'incarico per mancato rispetto delle norme sugli appalti pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un singolo incarico legale PA è un contratto d'opera intellettuale basato sulla fiducia (intuitu personae) e non un appalto di servizi che necessita di una gara. Di conseguenza, le parcelle dell'avvocato sono state confermate.
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Autonoma organizzazione IRAP: quando si paga?
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento per IRAP, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione pur avvalendosi di una dipendente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'impiego di un lavoratore a tempo pieno con mansioni non meramente esecutive è sufficiente a integrare il presupposto impositivo dell'IRAP, ovvero l'autonoma organizzazione. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma controllare la legittimità della decisione, che in questo caso era stata adeguatamente motivata.
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Peculato medico: quando scatta il reato?
Un medico viene condannato per peculato per non aver versato all'ospedale la quota di sua spettanza ricevuta da pazienti in regime di 'intra moenia'. La Corte di Cassazione annulla la sentenza, sottolineando che per configurare il reato di peculato medico è fondamentale distinguere se il possesso del denaro derivi dalla funzione pubblica o da un rapporto fiduciario privato col paziente. La sola omissione del versamento non è sufficiente a integrare il delitto.
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Incarico provvisorio: quando la revoca è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un incarico provvisorio, conferito in attesa dell'esito di una selezione, cessa automaticamente con la conclusione della stessa. La successiva gestione del posto, resosi nuovamente vacante, rientra nella discrezionalità organizzativa del datore di lavoro, che non è obbligato a scorrere la graduatoria per un nuovo incarico ad interim. La Corte ha rigettato il ricorso di una dipendente che contestava la legittimità della cessazione del suo incarico e la successiva nomina di un altro collega.
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Guarentigie avvocato indagato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44941/2024, ha stabilito che le guarentigie professionali previste per i difensori non si applicano quando il legale è egli stesso indagato. L'analisi del caso, relativo a una perquisizione e sequestro per reati di usura ed estorsione, chiarisce che la qualifica di indagato è sostanziale e non formale. La sentenza sottolinea che le tutele mirano a proteggere il diritto di difesa del cliente e non a creare un privilegio personale per l'avvocato, soprattutto se la ricerca della prova riguarda il corpo del reato. Di conseguenza, il ricorso dell'avvocato è stato dichiarato inammissibile.
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Contratto di vitalizio: recesso escluso per breve stop
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di vitalizio non può essere risolto per una breve interruzione dell'assistenza, se questa è giustificata da un evento eccezionale come il decesso del vitaliziante. Nel caso esaminato, un'interruzione di tre giorni non è stata ritenuta un inadempimento grave. Inoltre, la Corte ha confermato che l'approvazione della gestione di somme, come una pensione, può essere tacita e desunta dal comportamento prolungato del beneficiario.
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