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Intraneo

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine usato per descrivere un soggetto che è 'interno' a un'organizzazione, pienamente inserito nelle sue dinamiche e logiche, in contrapposizione a un soggetto esterno ('extraneus').

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e lieve entità
Due imputati hanno proposto ricorso per contestare la condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e singoli reati-fine di importazione di cocaina dal Sud America. I ricorrenti chiedevano la derubricazione dei fatti nella lieve entità, la desistenza volontaria e l'estinzione per prescrizione. I giudici di merito avevano accertato compiti complessi di natura esplorativa, l'acquisto di valigie a doppio fondo e reiterati contatti con i vertici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, escludendo la lieve entità per l'ingente struttura economica e la micidialità della droga, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese.
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Da vittima a complice: la Partecipazione ad associazione mafiosa
Un imprenditore, inizialmente vittima di estorsione da parte di un clan camorristico, cambia ruolo e diventa un collaboratore attivo. Inizia a indicare al clan altri imprenditori da taglieggiare, partecipa alla divisione dei proventi e fornisce supporto logistico, come trovare alloggi sicuri per i membri. Anche un suo dipendente viene coinvolto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambi, stabilendo che il comportamento dell'imprenditore non era un semplice aiuto esterno, ma una vera e propria **partecipazione ad associazione mafiosa**. La sua volontà di porsi stabilmente al servizio del clan, con un ruolo attivo e organico, ha dimostrato la sua piena appartenenza al sodalizio. I ricorsi sono stati respinti.
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Continuazione tra reati: quando lo spaccio resta isolato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della continuazione tra reati per episodi di spaccio avvenuti tra il 2004 e il 2011. Il ricorrente, già condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, chiedeva che due condanne specifiche fossero unite sotto il medesimo disegno criminoso. Il Tribunale aveva escluso tale vincolo per un fatto del 2004, considerato occasionale e geograficamente slegato dall'attività del clan a Napoli, e per un episodio del 2011, avvenuto anni dopo la fine della partecipazione associativa. La Suprema Corte ha ribadito che la continuazione tra reati richiede che i delitti siano programmati sin dal momento dell'ingresso nel sodalizio criminoso, escludendo automatismi basati solo sulla tipologia di sostanza venduta.
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Vicinanza alla mafia: non è partecipazione al clan
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39692/2024, ha confermato l'annullamento di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la mera vicinanza alla mafia o la contiguità con esponenti criminali non sono sufficienti a dimostrare una partecipazione organica al sodalizio. In caso di dubbio interpretativo sulle prove, deve prevalere il principio del 'favor rei', ovvero l'interpretazione più favorevole all'indagato.
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Responsabilità consulente fiscale: la Cassazione decide
Un consulente fiscale è stato sanzionato per aver presentato una dichiarazione dei redditi fraudolenta per conto di una società, dopo aver cessato la sua carica di amministratore. Le corti di merito avevano annullato la sanzione, ritenendo responsabile solo la società. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la norma che limita la responsabilità alla sola persona giuridica non si applica al professionista esterno ('estraneo'). Quest'ultimo risponde personalmente per il suo concorso nell'illecito. La sentenza definisce i confini della responsabilità consulente fiscale.
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Associazione mafiosa: il ruolo attivo del partecipe
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione ad un'associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi basati su intercettazioni che dimostravano un ruolo attivo e consapevole nell'organizzazione, respingendo la tesi difensiva di un mero ruolo di messaggero per il padre.
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Partecipazione mafiosa: i gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione mafiosa. La Corte ha confermato la validità degli elementi probatori, tra cui intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, che dimostravano il ruolo dell'indagato come membro interno ('intraneo') dell'organizzazione criminale. La decisione ribadisce che, per le misure cautelari, è sufficiente una 'qualificata probabilità' di colpevolezza e che il sindacato della Cassazione è limitato alla logicità della motivazione del giudice di merito, senza poter riesaminare i fatti.
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Partecipazione associazione traffico stupefacenti: la guida
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7015/2024, ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha chiarito che il duplice ruolo di acquirente stabile di cocaina e fornitore di marijuana per saldare i debiti non è, di per sé, sufficiente a dimostrare l'appartenenza a un sodalizio criminale. È necessario provare un vincolo stabile e durevole e la volontà cosciente di far parte dell'associazione, elementi che vanno oltre i singoli rapporti di scambio.
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Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi di tre imputati condannati per associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha rigettato i ricorsi di due imputati, confermando la loro partecipazione stabile al sodalizio, uno con ruolo di finanziatore e l'altro di fornitore. Ha invece annullato con rinvio la condanna del terzo, ritenendo insufficiente la prova della sua adesione al programma criminale e censurando la mancata decisione del giudice d'appello sulla richiesta di applicazione del reato continuato.
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Scambio elettorale: la Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un politico sottoposto ad arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha chiarito che, ai fini della configurabilità del reato, è sufficiente che il politico accetti la promessa di voti da parte di un soggetto appartenente a un'associazione mafiosa, senza che sia necessario dimostrare un esplicito accordo sull'utilizzo del metodo mafioso per la raccolta del consenso. La sentenza sottolinea come la qualità di affiliato del promittente sia di per sé idonea a inquinare il processo elettorale.
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Partecipazione associazione mafiosa: quando si è complici
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dipendente aziendale condannato per partecipazione associazione mafiosa. La Corte ha confermato il suo ruolo attivo come mediatore tra l'impresa e un'organizzazione criminale, respingendo la tesi difensiva che lo vedeva come una semplice vittima di estorsione. La decisione sottolinea che un contributo stabile e fattivo alle attività del clan, sia economiche che intimidatorie, integra il reato di partecipazione, indipendentemente dallo status formale.
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Associazione per narcotraffico: ricorso e motivazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo sottoposto a custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione per narcotraffico. La difesa sosteneva la genericità e contraddittorietà delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La Corte ha invece ritenuto la motivazione del Tribunale immune da vizi, confermando che le dichiarazioni erano precise, convergenti e riscontrate da altri elementi. È stato chiarito come la gestione di una piazza di spaccio 'autonoma' non escluda l'appartenenza al sodalizio, ma ne costituisca una modalità operativa interna.
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Scambio elettorale: quando non basta la promessa di voti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando che per configurare il reato di scambio elettorale politico-mafioso non è sufficiente una generica promessa di voti, anche se proveniente da un soggetto con legami familiari in ambienti criminali. È necessaria la prova specifica che l'accordo preveda il procacciamento di voti attraverso il metodo mafioso, un elemento che nel caso di specie non è stato dimostrato, data anche l'indeterminatezza della promessa e della contropartita.
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Associazione per delinquere: acquisto non basta
La Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'acquisto continuativo di droga, anche per un lungo periodo, non è sufficiente a dimostrare la partecipazione al sodalizio. È necessario provare l'adesione al programma criminoso, valutando il contenuto economico delle transazioni e l'importanza dell'acquirente per il gruppo, elementi che il Tribunale del riesame non aveva adeguatamente motivato.
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