Una passeggera, sorpresa a bordo di un treno regionale senza biglietto, si è rifiutata di fornire le proprie generalità e di scendere dal convoglio. Questo comportamento ostinato ha causato il blocco del treno per ben 42 minuti nell'ora di punta di un giorno lavorativo, provocando ritardi a cascata e la soppressione di altre corse sulla tratta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della donna per il reato di interruzione di pubblico servizio. I giudici hanno chiarito che, per far scattare il reato, non serve bloccare l'intera rete ferroviaria nazionale: basta compromettere il regolare svolgimento anche solo di una parte del servizio, come avvenuto in questo caso a causa del ritardo accumulato e delle corse soppresse.
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