Un caporal-maggiore, assolto in appello per la particolare tenuità del fatto, ha ricorso in Cassazione sostenendo l'insussistenza del reato di disobbedienza. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo che per integrare il reato di disobbedienza non è necessario un esplicito rifiuto, ma è sufficiente anche un semplice ritardo nell'eseguire l'ordine. La sentenza sottolinea che qualsiasi manifestazione di volontà del superiore che non lascia margini di discrezionalità al subordinato costituisce un ordine valido, e la consapevole decisione di non ottemperarvi prontamente configura il dolo richiesto dalla norma.
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