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Insinuazione Allo Stato Passivo

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34 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione revocatoria fallimentare: la guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce importanti principi in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di impossibilità di restituzione del bene, è legittima la condanna al pagamento dell'equivalente monetario. La Corte ha inoltre ribadito che il terzo acquirente, che subisce la revoca, non può compensare il prezzo già versato con la somma da restituire, ma deve insinuare il proprio credito al passivo fallimentare. L'analisi si basa sulla reiezione di ricorsi che contestavano tali principi.
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Verbale di conciliazione: quando ha efficacia novativa
Un dirigente ha citato in giudizio l'azienda fallita per differenze retributive e demansionamento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il precedente verbale di conciliazione sindacale aveva efficacia novativa, estinguendo ogni pretesa economica e di mansioni antecedente all'accordo.
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Prova del credito: onere e poteri del giudice
Una società di servizi si è vista rigettare la domanda di ammissione di un credito nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la prova del credito, ossia la dimostrazione della completa esecuzione della prestazione, spetta interamente al creditore. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice fallimentare ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la fondatezza del credito, anche in assenza di una specifica contestazione da parte degli organi della procedura.
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Finanziamento soci: il bilancio non basta in fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare per un ingente finanziamento soci. La decisione conferma che la semplice iscrizione del finanziamento nel bilancio societario non costituisce prova sufficiente nei confronti della curatela, essendo necessario dimostrare l'effettiva erogazione delle somme e la loro causa.
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Irrisorietà della pretesa: no indennizzo per lungaggine
La Corte di Appello di Ancona ha respinto una richiesta di indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare (oltre 10 anni). Sebbene la durata fosse irragionevole, la Corte ha negato il risarcimento a causa dell'irrisorietà della pretesa della società creditrice, un credito chirografario di soli 676,32 euro. La decisione si fonda sul principio 'de minimis non curat praetor', stabilendo che un pregiudizio, per essere indennizzabile, deve superare una soglia minima di gravità, che in questo caso non è stata raggiunta.
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Onere della prova CCNL: ricorso inammissibile
Un lavoratore ha fatto ricorso per il riconoscimento di mansioni superiori e delle relative differenze contributive nei confronti del fallimento del suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: nel contenzioso del lavoro privato, l'onere della prova CCNL spetta alla parte che lo invoca. Non avendolo prodotto in giudizio, il lavoratore ha visto la sua domanda respinta per una ragione puramente procedurale, senza che la Corte potesse entrare nel merito della questione.
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Prova incarico professionale: come dimostrarlo?
Un avvocato si è visto respingere la richiesta di pagamento per le sue prestazioni professionali nei confronti di una società fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la prova dell'incarico professionale non può basarsi su capitoli di prova testimoniale generici o su presunzioni vaghe. L'ordinanza ribadisce la necessità di fornire elementi specifici e dettagliati per dimostrare il conferimento di un mandato e l'effettivo svolgimento dell'attività, specialmente in assenza di un contratto scritto.
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Prova del credito bancario: l’onere della banca
Una società finanziaria si è vista rigettare una domanda di ammissione al passivo fallimentare per oltre 2,5 milioni di euro. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto impedisce una corretta prova del credito bancario, e la nomina di un CTU non può sopperire a tale carenza probatoria se non vi sono altri documenti idonei a ricostruire il saldo.
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Onere della prova del creditore: ricorso inammissibile
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che non è possibile chiedere in sede di legittimità una nuova valutazione delle prove. L'ordinanza ribadisce il principio fondamentale dell'onere della prova del creditore, che deve fornire documentazione chiara e completa fin dalle prime fasi della procedura.
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Giudicato esterno: non vale se le parti sono diverse
Un Ente Regionale si è visto respingere una domanda di ammissione al passivo perché un Agente della Riscossione aveva già presentato una domanda simile, precedentemente decisa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che il principio del giudicato esterno non si applica se le parti nei due giudizi non sono identiche. La diversità soggettiva tra l'ente creditore e il suo agente di riscossione impedisce la formazione del giudicato, consentendo una nuova valutazione del credito.
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Onere della prova inadempimento: chi prova il danno
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per danni derivanti da inadempimento contrattuale. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo un errore del giudice di merito sulla ripartizione dell'onere della prova inadempimento, ha rigettato il ricorso. La decisione sottolinea che spetta sempre al creditore dimostrare l'esistenza e l'ammontare del danno subito, un onere non assolto nel caso di specie.
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Compenso professionale avvocato: come si calcola?
Un avvocato si opponeva alla riduzione del proprio compenso da 92.000 a 24.000 euro in sede di ammissione al passivo fallimentare. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il calcolo del compenso professionale avvocato deve basarsi sul valore effettivo della controversia (il cosiddetto 'disputatum') e non sul valore della domanda iniziale, qualora quest'ultimo risulti manifestamente sproporzionato. L'iscrizione della notula nei bilanci della società è stata ritenuta irrilevante ai fini della prova del credito nel fallimento.
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Fallimento del preponente: indennità e contratto d’agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5603/2025, interviene su un caso di contratto di agenzia interrotto dal fallimento del preponente. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il fallimento non comporta la risoluzione automatica e incolpevole del contratto. Si applica invece la disciplina dei contratti pendenti (art. 72 Legge Fallimentare), che prevede la sospensione del rapporto. Questa decisione apre alla possibilità per l'agente di ottenere le indennità di fine rapporto, come quella di preavviso e di clientela, cassando la precedente decisione del Tribunale che le aveva escluse.
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Omessa pronuncia: cassazione con rinvio del decreto
Una società cooperativa in liquidazione ha impugnato un decreto che ammetteva parzialmente il credito di una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione precedente a causa dell'omessa pronuncia del giudice su due punti cruciali: la nullità dei tassi di interesse e l'eccezione di compensazione. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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