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Inibitoria

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83 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione di riduzione: tutela dei legittimari
La Corte di Appello ha disposto la sospensione dell'esecutività di una sentenza di primo grado relativa a un'azione di riduzione. La decisione è scaturita dalla possibile esistenza di un terzo erede non considerato in precedenza e dalla necessità di accertare la proprietà di alcuni immobili prima di procedere a valutazioni tecniche. Il provvedimento sottolinea l'importanza di un calcolo esatto delle quote ereditarie per garantire i diritti dei legittimari.
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Sospensione esecutività sentenza: quando è possibile?
La Corte d’Appello ha rigettato l'istanza di sospensione esecutività sentenza presentata da un appellante. Il giudice ha stabilito che non sussistevano né la manifesta fondatezza dei motivi di impugnazione (fumus boni iuris), né un pregiudizio grave e irreparabile (periculum in mora). In particolare, il ricorrente non ha dimostrato l'impossibilità di reperire un'abitazione alternativa, rendendo l'esecuzione della sentenza un effetto ordinario e non un danno eccezionale.
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Sospensione provvisoria esecutività: la decisione
Una parte ha richiesto la sospensione provvisoria esecutività di una sentenza di primo grado che aveva confermato un decreto ingiuntivo. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibile l'istanza per la parte del debito già esecutiva ex lege, ma ha accolto la richiesta per la somma differenziale e per le spese legali, rilevando la necessità di un approfondimento dei motivi di gravame.
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Misure protettive crisi d’impresa: proroga di 120 giorni
Il Tribunale di Venezia ha concesso la proroga delle misure protettive crisi d'impresa per ulteriori 120 giorni a favore di una società in composizione negoziata. La decisione si fonda sul parere favorevole dell'esperto, che ha valutato positivamente l'adeguatezza delle tutele rispetto al piano di risanamento. Il provvedimento conferma la sospensione dei pagamenti bancari, il divieto di segnalazioni negative e il blocco delle azioni esecutive dei creditori.
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Decreto ingiuntivo: sospensione e titoli esecutivi
La Corte di Cassazione ha chiarito i rapporti tra la sospensione di una sentenza e l'efficacia esecutiva del decreto ingiuntivo. Una società aveva contestato un precetto sostenendo che la sospensione della sentenza di appello, che aveva rigettato l'opposizione all'ingiunzione, bloccasse anche il decreto stesso. Gli Ermellini hanno stabilito che, in caso di rigetto integrale dell'opposizione, il titolo esecutivo per il capitale rimane il decreto ingiuntivo originario. Pertanto, l'inibitoria concessa sulla sentenza riguarda solo i capi condannatori nuovi, come le spese di lite, e non si estende automaticamente al decreto ingiuntivo.
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Sospensione necessaria: quando il processo non si ferma
Una società di consulenza ha impugnato un'ordinanza di sospensione emessa in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Il Tribunale aveva disposto la sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c. in attesa della definizione di un appello relativo alla causa principale tra il cliente e un istituto bancario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione necessaria non può essere disposta se sulla causa pregiudicante è già intervenuta una sentenza di primo grado, anche se non ancora passata in giudicato. In tali casi, il giudice può valutare solo una sospensione facoltativa ai sensi dell'art. 337 c.p.c.
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Marchio di gruppo: chi può agire per contraffazione?
Una società immobiliare ha agito in giudizio contro una concorrente lamentando la contraffazione di un marchio di gruppo. Nonostante la vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza negando la legittimazione attiva dell'attrice, poiché non era né titolare né licenziataria esclusiva del segno. La Cassazione ha confermato tale orientamento, precisando che la semplice appartenenza a un gruppo societario, in assenza di prove su una direzione unitaria e su specifici accordi di licenza, non conferisce il diritto di agire autonomamente per la tutela di un marchio di gruppo di proprietà della capogruppo.
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Diritto all’immagine: uso lecito in mostre e musei
Un celebre sportivo ha citato in giudizio la società di gestione di uno stadio per l'uso non autorizzato del proprio **diritto all'immagine** all'interno di una mostra museale. Il ricorrente lamentava lo sfruttamento abusivo di ritratti e cimeli a fini di lucro, dato il pagamento di un biglietto d'ingresso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'esposizione è lecita senza consenso se persegue finalità culturali e didattiche. Il modesto costo del biglietto, volto solo a coprire le spese di gestione, non configura uno scopo di lucro tale da invalidare l'esimente prevista dalla legge sul diritto d'autore.
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Orari sale slot: la prova del danno locale
Un'associazione di consumatori ha promosso un'azione inibitoria contro una società di gestione giochi, lamentando la violazione degli orari sale slot stabiliti da un'ordinanza sindacale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda poiché l'associazione non ha fornito prove specifiche sull'efficacia delle restrizioni orarie nel contrasto alla ludopatia a livello locale. La decisione sottolinea che non è sufficiente richiamare il fenomeno generale del gioco d'azzardo, ma occorrono studi clinici e dati scientifici riferiti allo specifico territorio comunale per giustificare la limitazione dei diritti d'impresa in favore della salute pubblica.
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Usucapione e servitù di passaggio tra parenti
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa disputa riguardante l'acquisto per Usucapione di una servitù di passaggio tra fondi confinanti appartenenti a membri della stessa famiglia. I giudici hanno stabilito che, in presenza di stretti vincoli di parentela, l'uso prolungato di un terreno altrui si presume derivante da mera tolleranza e non da un possesso utile all'acquisto del diritto. La Suprema Corte ha inoltre accolto il ricorso dei proprietari del fondo servente, rilevando un'omessa pronuncia della Corte d'Appello sulla richiesta di inibitoria, disponendo così il divieto definitivo di passaggio per i vicini.
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Riunione fittizia: guida al calcolo dell’eredità
Una complessa controversia ereditaria tra fratelli ha portato la Corte di Cassazione a chiarire l'applicazione della riunione fittizia e i termini processuali per l'appello incidentale. La ricorrente lamentava un errore di calcolo nella determinazione del conguaglio dovuto ai coeredi, mentre il fratello contestava l'inammissibilità del proprio appello incidentale. La Suprema Corte ha accolto entrambi i ricorsi, rilevando un errore materiale nei conteggi della quota di riserva e stabilendo che la partecipazione alla fase di inibitoria non anticipa i termini per la costituzione nel merito.
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Giurisdizione Ordinaria: Danni da opere pubbliche
Un comune realizza dei lavori che causano danni strutturali e immissioni rumorose a un'abitazione privata. I proprietari agiscono in giudizio per ottenere il risarcimento e un'ordinanza che fermi i disturbi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del comune, confermando la giurisdizione ordinaria. La Corte ha stabilito che quando la causa non contesta le scelte della Pubblica Amministrazione, ma lamenta i danni derivanti dalla cattiva esecuzione materiale dell'opera, la competenza spetta al giudice civile, in quanto si verte in tema di lesione di diritti soggettivi.
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Notifica appello lavoro: l’omissione è insanabile
La Cassazione ha confermato l'improcedibilità di un appello a causa della mancata notifica del ricorso e del decreto di fissazione udienza. L'ordinanza chiarisce che la precedente notifica per la sospensione dell'esecutività è irrilevante. L'omessa notifica appello lavoro è un vizio radicale e insanabile, che non consente al giudice di concedere un nuovo termine per la notifica.
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Licenza marchio: cosa succede se l’uso continua?
Un gruppo musicale ha citato in giudizio un'azienda di bevande per aver continuato a utilizzare il proprio marchio, concesso in licenza, anche dopo la scadenza del contratto. Il Tribunale ha riconosciuto la violazione come contraffazione, condannando l'azienda al pagamento di corrispettivi non versati, royalties arretrate e un cospicuo risarcimento per l'uso illecito del marchio e dell'immagine del gruppo nel periodo post-contrattuale.
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Patto di non concorrenza: quando è nullo?
Un'azienda ha richiesto un'ingiunzione contro un ex dipendente per violazione del patto di non concorrenza. Il Tribunale ha dichiarato il patto nullo perché troppo restrittivo e con un compenso inadeguato, compromettendo la capacità reddituale del lavoratore. Accolta solo la richiesta di aggiornare il profilo social.
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Condotta antisindacale: quando trattare è abuso
Una Pubblica Amministrazione ha negoziato un contratto integrativo con una Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) ridotta a un solo membro. La Corte di Cassazione ha confermato che tale azione costituisce condotta antisindacale, poiché l'ente ha forzato la trattativa in assenza di urgenza, alterando così l'equilibrio delle relazioni sindacali e comprimendo la libertà della controparte.
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Fatturazione 28 giorni: Cassazione conferma illegittimità
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della pratica di fatturazione a 28 giorni adottata da una compagnia telefonica, rigettando il suo ricorso. La Corte ha stabilito che tale modifica unilaterale del contratto costituisce una pratica commerciale scorretta perché lede la trasparenza e la capacità del consumatore di confrontare le offerte, alterando in modo occulto il costo annuale del servizio. La decisione si fonda sul principio di buona fede contrattuale e sul consolidato uso commerciale della fatturazione su base mensile.
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Divieto di emettere assegni: la sanzione è personale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per aver violato il divieto di emettere assegni. Viene stabilito che la sanzione inibitoria ha natura strettamente personale e non si limita al ruolo di amministratore di società. L'errata convinzione che il divieto non si applicasse alla persona fisica è considerata un'irrilevante ignoranza della legge penale, inidonea a escludere la colpevolezza.
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Sospensione sentenza appello: quando è concessa
La Corte d'Appello di Firenze ha concesso la sospensione di una sentenza di primo grado che condannava una parte al pagamento di un ingente risarcimento per la perdita del rapporto parentale. La decisione si fonda sulla valutazione positiva dei presupposti della sospensione sentenza appello: il 'fumus boni iuris', ravvisato nella possibile prescrizione del diritto al risarcimento, e il 'periculum in mora', legato all'elevato importo della condanna che avrebbe potuto causare un grave pregiudizio all'appellante.
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Sospensione sentenza primo grado: la Corte decide
La Corte d'Appello di Firenze concede una parziale sospensione della sentenza di primo grado. La decisione si basa sul principio che un singolo condomino può richiedere solo la propria quota di risarcimento per danni alle parti comuni, non l'intero importo. La sospensione è stata concessa per la somma eccedente la quota del condomino e un'altra posta debitoria.
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