Un cittadino, dopo essere stato assolto dai reati di truffa e ricettazione, ha richiesto l'indennizzo per ingiusta detenzione per aver subito quarantasei giorni di carcere e centotrentacinque giorni di arresti domiciliari. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ravvisando una colpa grave nel comportamento dell'uomo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto: il richiedente, pur dichiarandosi esperto di finanza, aveva partecipato a riunioni sospette, utilizzato un linguaggio criptico e finanziato viaggi con soggetti poi condannati, senza fornire spiegazioni plausibili agli inquirenti. Tali condotte imprudenti hanno creato una falsa apparenza di colpevolezza, escludendo il diritto al risarcimento.
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