La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un minore a lui affidato. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle prove a causa della presunta **iscrizione tardiva nel registro degli indagati**. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'obbligo di iscrizione, e quindi l'inizio dei termini per le indagini, scatta solo quando emergono 'indizi' concreti che identificano un presunto colpevole, non sulla base di meri sospetti. Una semplice notizia di reato senza un autore identificato non è sufficiente. Di conseguenza, la misura della custodia cautelare in carcere per il sacerdote è stata confermata, data la gravità dei fatti e l'abuso della sua posizione di fiducia.
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