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Indici Sintomatici

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48 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: basta un solo test?
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'insufficienza di una sola prova alcolimetrica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando un principio chiave: una singola misurazione con etilometro è prova sufficiente per la condanna, a condizione che sia supportata da altri elementi sintomatici, come difficoltà di linguaggio o andatura incerta, osservati dagli agenti.
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Amministratore di fatto: la Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un'imprenditrice, ritenuta l'amministratore di fatto di una società formalmente guidata da un prestanome. La sentenza chiarisce che la prova di tale ruolo non richiede prove dirette, ma può basarsi su una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la gestione dei dipendenti, l'ingerenza nelle decisioni strategiche e flussi finanziari anomali. Il ricorso dell'imputata è stato rigettato in quanto la valutazione del materiale probatorio da parte del giudice di merito è stata ritenuta logica e completa.
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Spaccio lieve: quando la quantità non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio lieve, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. Secondo la Suprema Corte, la valutazione non può basarsi solo sul dato quantitativo (nel caso di specie oltre 800 dosi), ma deve considerare un insieme di fattori, come la varietà delle droghe, la disponibilità di denaro, gli strumenti per il confezionamento e le comunicazioni, che nel loro complesso delineavano un'attività non marginale.
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Lavoro subordinato: la prova spetta al lavoratore
Una lavoratrice ha rivendicato un rapporto di lavoro subordinato durato oltre 40 anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello. Secondo i giudici, la prova del lavoro subordinato non è stata raggiunta, poiché numerosi elementi (come pagamenti variabili, uso di strumenti propri e possesso di Partita IVA) indicavano piuttosto un rapporto di lavoro autonomo, nonostante la lunga durata della collaborazione.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di stupefacenti, rigettando la richiesta di riqualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. La decisione si fonda su una valutazione complessiva che va oltre il mero dato quantitativo della sostanza, considerando le modalità professionali della condotta, come l'uso di telecamere e locali blindati, quali indici di una non minima offensività. L'ordinanza ribadisce che tutti gli elementi previsti dalla norma devono essere vagliati per determinare la reale gravità del reato.
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Spaccio di droga: indizi per la condanna
Un soggetto viene condannato per spaccio di droga. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La condanna si fonda su una serie di indizi convergenti: la varietà delle sostanze detenute (hashish e marijuana), il quantitativo sufficiente per 63 dosi, le modalità di occultamento in auto e il possesso di denaro in piccoli tagli. Questi elementi, valutati nel loro insieme, sono stati ritenuti incompatibili con un uso puramente personale, configurando così il reato di spaccio di droga.
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Lavoro subordinato: quando il rapporto è tale?
Un datore di lavoro ricorre in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto la natura di lavoro subordinato a un suo collaboratore. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e degli indici di subordinazione (continuità, inserimento nell'organizzazione aziendale) spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Lavoro subordinato: quando il contratto è fittizio
Il Tribunale di Trento ha annullato una cartella di pagamento emessa da un ente previdenziale nei confronti di un'infermiera. Nonostante un contratto formale di lavoro autonomo, il giudice ha riconosciuto la natura di lavoro subordinato del rapporto, basandosi su indici concreti come orari fissi, direttive del datore e integrazione nell'organizzazione aziendale. Di conseguenza, è stata dichiarata l'insussistenza dell'obbligo contributivo verso la cassa professionale.
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