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Indeducibilità

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52 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatture inesistenti: Cassazione su costi e IVA
Una società tessile ha impugnato avvisi di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Nonostante l'assoluzione penale dell'amministratore, la Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi e dell'IVA, specificando che l'imposta su fatture inesistenti genera un debito isolato per chi le emette e non conferisce alcun diritto alla detrazione per chi le riceve. Il ricorso è stato respinto.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, poiché i motivi non rientravano tra quelli consentiti dall'art. 448, co. 2-bis, c.p.p. La decisione conferma la natura eccezionale dell'impugnazione per le sentenze emesse a seguito di accordo tra le parti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento. L'appello contestava la congruità della pena, un motivo non previsto dall'art. 448 c.p.p., che limita le censure ammissibili. L'ordinanza condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Somministrazione di manodopera: costi indeducibili
Una società si è vista negare la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA a seguito della riqualificazione di un contratto di appalto in somministrazione di manodopera illecita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la nullità del contratto simulato comporta l'indeducibilità dei costi e l'indetraibilità dell'IVA, consolidando un principio chiave in materia fiscale.
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Somministrazione di manodopera: costi indeducibili
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento fiscale relativo a costi e IVA per un contratto che l'Agenzia Fiscale ha ritenuto essere una somministrazione di manodopera illecita, mascherata da appalto di servizi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'indeducibilità dei costi e l'indetraibilità dell'IVA, poiché il contratto è stato correttamente qualificato come nullo. È stata inoltre confermata l'indeducibilità di perdite su crediti per mancanza di prova di tentativi di recupero.
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Indeducibilità costi: onere della prova in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16364/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di indeducibilità costi. Nel caso di contestazioni per operazioni inesistenti, la richiesta da parte dell'Agenzia delle Entrate in appello di provare i requisiti di deducibilità (art. 109 TUIR) non costituisce un'eccezione nuova e inammissibile. Tale onere probatorio è intrinseco al tema del contendere sin dall'inizio del giudizio. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'appello dell'Ufficio.
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Ricorso patteggiamento: limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dalla legge. L'ordinanza sottolinea che il ricorso patteggiamento ha un ambito di applicazione molto ristretto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 4.000 euro.
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Indeducibilità costi da reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7275/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'indeducibilità costi da reato. In presenza di un'azione penale, il giudice tributario non può accertare autonomamente l'esistenza della fattispecie delittuosa. Il suo compito è limitato a verificare che i costi contestati dall'Amministrazione Finanziaria siano direttamente collegati alla condotta oggetto del giudizio penale. Il caso riguardava una società accusata di illecita cessione di gasolio agricolo, a cui erano stati disconosciuti i relativi costi e la detraibilità dell'IVA.
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Deducibilità costi da reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità dei costi da reato è esclusa qualora venga esercitata l'azione penale, indipendentemente dal momento in cui ciò avvenga rispetto alla dichiarazione dei redditi. L'ordinanza chiarisce che il collegamento funzionale tra il costo e l'attività delittuosa è il criterio determinante per l'indeducibilità, respingendo la tesi che l'azione penale debba essere anteriore alla deduzione fiscale. La sentenza impugnata, che aveva permesso la deduzione, è stata quindi cassata con rinvio.
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Costi da reato: quando non sono deducibili fiscalmente
La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi sostenuti da una società per servizi di trattamento rifiuti, poiché tali servizi erano parte integrante di un'attività illecita qualificabile come delitto non colposo. La sentenza stabilisce che è sufficiente l'esercizio dell'azione penale per escludere la deducibilità, respingendo la tesi della società che si dichiarava estranea ai fatti, data la stretta connessione economica e gestionale con il consorzio autore del reato. L'analisi si concentra sui costi da reato e la loro irrilevanza ai fini fiscali.
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Indeducibilità costi da reato: la Cassazione decide
Una società del settore automobilistico è stata oggetto di accertamento fiscale per la deduzione di costi legati a presunte attività di riciclaggio e per ricavi non dichiarati. La Corte di Cassazione, con la sentenza 2951/2025, ha definito il principio di indeducibilità costi da reato, stabilendo che un costo è indeducibile solo se direttamente collegato a un reato intenzionale per il quale il pubblico ministero ha avviato un'azione penale. La Corte ha annullato la decisione di merito per non aver verificato tale presupposto e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio, ordinando anche l'applicazione delle leggi sanzionatorie più favorevoli nel frattempo sopravvenute (principio del favor rei).
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Società schermo: quando i costi non sono deducibili
Un professionista ha utilizzato una società da lui controllata come 'società schermo' per dedurre costi altrimenti non ammessi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, la Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi, stabilendo che la società, priva di reale autonomia e con il professionista come unico cliente, rappresentava un'operazione elusiva basata sul principio della sostanza sulla forma.
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