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Indebito Utilizzo Di Carte Di Credito

51 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Uso non autorizzato di una carta di pagamento da parte di chi non ne è il legittimo titolare per effettuare prelievi o acquisti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indebito utilizzo di carte di credito: reato anche senza profitto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito. L'imputato aveva tentato di contestare la sentenza di secondo grado sostenendo la mancata riuscita dell'operazione di pagamento e l'assenza di un profitto concreto. I giudici supremi hanno ribadito che il delitto scatta per il solo fatto di usare lo strumento di pagamento altrui senza autorizzazione. Non occorre che la transazione vada a buon fine né che si verifichi un danno patrimoniale effettivo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: furto fallito ma condanna ferma
L'imputato è stato condannato per il furto di un portafoglio e per l'indebito utilizzo di carte di credito e bancomat della vittima. Con il bancomat rubato il soggetto ha effettuato un prelievo andato a buon fine, mentre gli ulteriori tentativi con la carta di credito non sono riusciti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inapplicabilità del reato per i tentativi falliti e chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il prelievo riuscito perfeziona il reato e le aggravanti del furto unitamente alla recidiva superano i limiti edittali previsti per la tenuità del fatto. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsità Documentale e Carte di Credito: Inammissibilità Ricorso Penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, condannato per reati di falsità documentale (falsità materiale e sostituzione di persona) e indebito utilizzo di carte di credito. L'imputato contestava l'applicazione della legge e la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha ritenuto le sue argomentazioni manifestamente infondate, in quanto in contrasto con la normativa e la giurisprudenza consolidata. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: convivente condannato
Un coinquilino ha sottratto di nascosto i documenti personali dei conviventi per fotocopiarli e stipulare finanziamenti a loro nome. L'autore ha così acquistato computer e telefoni senza versare le rate contrattuali. Durante la perquisizione domiciliare, le autorità hanno rinvenuto carte di pagamento intestate ad altri soggetti senza alcuna valida giustificazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per sostituzione di persona e per l'indebito utilizzo di carte di credito e strumenti di pagamento. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato perché la difesa ha riproposto argomenti generici già respinti nei gradi precedenti, condannandolo anche a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona condannata per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito con recidiva. La Corte di Appello aveva rideterminato unicamente la pena, confermando la piena responsabilità penale. L'imputato ha proposto ricorso denunciando vizi di motivazione sulla colpevolezza ed eccessiva severità della condanna. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le contestazioni sulla colpevolezza erano inedite, poiché mai sollevate nei gradi precedenti, mentre la quantificazione della sanzione rientra nella discrezionalità insindacabile del giudice di merito se motivata logicamente. Il ricorrente deve versare le spese e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato e recidiva: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità, rideterminando la pena. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'aggravante del furto, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le contestazioni generiche o basate su valutazioni di merito già correttamente esaminate. La decisione ha confermato la condanna e l'aumento di pena per la recidiva, sottolineando la pericolosità sociale del Lavoratore.
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Ricettazione e Uso Indebito di Carte: Cassazione Conferma la Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per ricettazione e uso indebito di carte di credito rubate. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, riconoscendo le attenuanti generiche ma escludendo la particolare tenuità del fatto a causa della recidiva e dell'entità del danno. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione giuridica del fatto e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché riproponeva argomenti già valutati e respinti dai giudici precedenti, confermando la condanna e l'impostazione sanzionatoria.
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Indebito utilizzo carta di credito: la Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che ha utilizzato la carta di credito aziendale dell'Amministratrice per acquisti online. Inizialmente accusato di frode informatica, la difesa ha contestato la qualificazione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che la condotta integra il reato di indebito utilizzo carta di credito (Art. 493-bis c.p.), non frode informatica. Questo reato è perseguibile d'ufficio, rendendo irrilevante l'assenza di querela. La Corte ha anche confermato la legittima revoca della sospensione condizionale della pena, poiché non si trattava di reformatio in peius. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Indebito utilizzo di carte di credito: reato anche senza prelievo
Un uomo ha inserito una carta di pagamento di provenienza illecita all'interno di uno sportello automatico, senza tuttavia digitare il codice segreto perché non lo conosceva. La difesa ha sostenuto l'assenza di reato a causa del mancato prelievo e dell'assenza di un danno economico effettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato questa impostazione, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'indebito utilizzo di carte di credito si consuma nel momento stesso in cui il soggetto compie l'azione non autorizzata. Non occorre il conseguimento di un profitto o la riuscita dell'operazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al versamento delle spese e di una sanzione economica.
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Indebito utilizzo di carte di credito: reato anche senza tessera
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da L'Imputata, confermando la condanna per il reato di indebito utilizzo di carte di credito. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere riqualificata come truffa, argomentando che L'Imputata non possedeva fisicamente la tessera di pagamento. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato non occorre il possesso materiale del supporto plastificato. È sufficiente utilizzare in modo non autorizzato i dati identificativi e i codici personali della vittima. Di conseguenza, L'Imputata perde definitivamente il ricorso, deve pagare le spese del processo e versare la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: condanna e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per l'indebito utilizzo di carte di credito. Uno degli imputati sosteneva di aver soltanto inserito i codici segreti senza sapere che le carte appartenessero a terzi. L'altro richiedeva la non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la responsabilità di entrambi, rilevando che la pluralità delle transazioni, la gravità del danno e la condotta non occasionale escludono ogni beneficio. La Cassazione ha ricordato che la mera riproposizione delle tesi difensive già respinte rende l'impugnazione inammissibile, condannando entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: annullato il doppio reato
L'Imputata è stata condannata nei gradi di merito per truffa, appropriazione indebita e indebito utilizzo di carte di credito a seguito di prelievi non autorizzati dal conto di un'anziana. La difesa ha ricorso in Cassazione invocando il consenso della persona offesa e chiedendo l'assorbimento dei reati. La Suprema Corte ha chiarito che l'eventuale consenso del titolare non elimina il reato di indebito utilizzo di carte di credito, in quanto la norma tutela anche la sicurezza del sistema dei pagamenti. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la condanna per appropriazione indebita perché chi effettua prelievi illeciti ottiene solo la detenzione temporanea e non il possesso del denaro. Il fatto per questo reato non sussiste e la pena dovrà essere rideterminata.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato in secondo grado per il reato di indebito utilizzo di strumenti di pagamento ex art. 493-ter c.p. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una presunta illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità, poiché l'atto si limitava a citare massime giurisprudenziali astratte senza contestare le specifiche prove valutate dai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva con l'ulteriore addebito delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro versata alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: convivente condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un individuo accusato di furto e indebito utilizzo di carte di credito appartenenti al proprio convivente. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza dello sportello automatico avevano ripreso l'imputato mentre effettuava prelievi di contante non autorizzati. I giudici hanno valorizzato la convivenza come occasione per impossessarsi della tessera e la stretta vicinanza temporale con i prelievi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa chiedeva una rivalutazione delle prove, preclusa in sede di legittimità, senza dimostrare vizi logici nella motivazione d'appello. Inoltre, le questioni relative alla continuazione sono risultate inammissibili per essere state sollevate soltanto in ultimo grado. L'imputato dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: valida la condanna
Tre soggetti utilizzano la carta di pagamento sottratta a un cittadino per compiere acquisti non di prima necessità in vari negozi. La Corte d'Appello condanna gli autori per il reato di indebito utilizzo di carte di credito, basandosi sulle ricognizioni fotografiche, sui filmati di videosorveglianza, sulla targa dell'auto e sui tabulati telefonici. Gli imputati ricorrono in Cassazione contestando l'attendibilità dei testimoni e sottolineando il risarcimento già coperto dall'assicurazione della vittima. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici confermano la validità delle prove e chiariscono che il risarcimento assicurativo non elimina la responsabilità civile per i danni. I tre ricorrenti pagano le spese processuali, la sanzione alla Cassa delle Ammende e le spese legali della parte civile.
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Indebito utilizzo di carte di credito: niente frode sul web
Un imputato ha acquistato sul web codici clonati di due strumenti prepagati intestati a terzi. L'uomo ha usato questi dati per pagare soggiorni in hotel e ordinare merce online. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato continuato di indebito utilizzo di carte di credito. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione. Il legale chiedeva di qualificare il fatto come frode informatica e invocava la particolare tenuità della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e 1.200 euro di multa, escludendo manipolazioni dei sistemi bancari e rilevando un danno economico rilevante per le persone offese.
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Indebito utilizzo di carte di credito e falsa identità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per furto aggravato, possesso di documenti falsi e indebito utilizzo di carte di credito. L'uomo era entrato in una struttura ricettiva fingendosi un turista ed esibendo una carta di identità contraffatta. Una volta all'interno, aveva sottratto beni e carte di pagamento, utilizzandole senza autorizzazione. La difesa ha contestato la sussistenza delle prove, l'aggravante del mezzo fraudolento e la qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che l'uso delle carte costituisse truffa. I giudici supremi hanno respinto ogni contestazione, ribadendo che l'accesso con generalità false integra il mezzo fraudolento e che l'uso illecito dei sistemi di pagamento può concorrere autonomamente con ulteriori raggiri. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Indebito utilizzo di carte di credito e ricettazione: condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione nei confronti di un'imputata responsabile dei reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito. La difesa sosteneva che il reato di utilizzo indebito dovesse assorbire quello di ricettazione in base al principio di specialità. I giudici supremi hanno respinto questa tesi: chi riceve tessere di pagamento contraffatte o rubate e successivamente le impiega risponde di entrambi i delitti in concorso tra loro. Inoltre, la Corte ha escluso la prescrizione a causa della recidiva qualificata dell'imputata e ha negato le attenuanti generiche per via dei numerosi precedenti penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: video assenti e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione e seimila euro di multa inflitta a una donna per i reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito provenienti da una rapina. La difesa lamentava la mancata acquisizione dei filmati di videosorveglianza della banca e la mancata effettuazione della ricognizione personale dell'imputata. I giudici hanno chiarito che i video erano stati cancellati per decorso del tempo e che la testimonianza coerente e disinteressata di due persone presenti ha reso superfluo il confronto formale all'americana. Inoltre, l'alibi difensivo basato su una visita medica è risultato pienamente compatibile con gli orari dei prelievi illeciti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: prescrizione e condanna
La vicenda riguarda un soggetto condannato in sede di merito per ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito rubate. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione per presunta genericità dei motivi difensivi. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'errata applicazione retroattiva delle più severe norme processuali e la mancata estinzione dei reati. I Giudici di legittimità hanno accolto la tesi difensiva: l'appello era ammissibile secondo le norme vigenti al momento della sua presentazione. Essendo l'impugnazione valida, la Cassazione ha accertato il superamento del termine massimo decennale dai fatti del 2011, annullando la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione dei reati.
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