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Incentivo All'Esodo

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95 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Doppia imposizione: basta residenza estera per rimborso
Un lavoratore italiano residente negli Emirati Arabi Uniti ha chiesto il rimborso di imposte trattenute in Italia su un incentivo all'esodo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, stabilendo che, ai fini delle convenzioni contro la doppia imposizione, è sufficiente che il reddito sia soggetto alla potestà impositiva dello Stato estero di residenza, senza che sia necessario dimostrare l'effettivo pagamento delle imposte in quel Paese. La sola residenza fiscale estera, provata con apposito certificato, basta per escludere la tassazione italiana.
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Ente strumentale: quando perdi il bonus all’esodo?
Un ex dipendente pubblico ha perso il diritto all'incentivo all'esodo per aver accettato un lavoro presso una società a maggioranza pubblica. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale società rientra nella nozione di 'ente strumentale', confermando la legittimità del mancato pagamento del bonus da parte dell'amministrazione regionale a causa della violazione del divieto di riassunzione quinquennale.
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Ente Strumentale: No Incentivo se violi il divieto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ex dipendente pubblico perde il diritto all'incentivo all'esodo se, dopo la risoluzione consensuale, accetta un lavoro presso un ente strumentale dell'amministrazione. Nel caso specifico, una società per azioni a maggioranza pubblica, che gestisce un servizio pubblico essenziale, è stata qualificata come ente strumentale, rendendo legittimo il mancato pagamento del beneficio a seguito della violazione del divieto quinquennale di collaborazione.
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Incentivo esodo: no alla tassazione agevolata
Con l'ordinanza n. 35080/2024, la Corte di Cassazione ha chiarito che le somme corrisposte a un lavoratore in sede di conciliazione giudiziale, per chiudere una lite su un licenziamento, non beneficiano della tassazione agevolata per l'incentivo all'esodo. Secondo la Corte, la natura transattiva di tale pagamento prevale sulla denominazione formale, escludendo l'applicazione del regime fiscale di favore previsto per i veri incentivi alla cessazione volontaria del rapporto di lavoro.
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Disoccupazione involontaria: no ASpI con accordo
La Corte di Cassazione ha negato l'indennità di disoccupazione (ASpI) a un ex dirigente il cui rapporto di lavoro era cessato tramite un accordo di conciliazione sindacale. Secondo la Corte, la presenza di un incentivo all'esodo e la natura bilaterale dell'accordo dimostrano una volontà comune di porre fine al rapporto, escludendo così lo stato di disoccupazione involontaria, requisito fondamentale per accedere alla prestazione.
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Obbligo contributivo: quando si applica ai giornalisti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che contestava l'obbligo contributivo su somme erogate a giornalisti. L'ordinanza ha confermato che, in assenza di una chiara prova della finalità di 'incentivo all'esodo', tali somme sono da considerarsi retribuzione imponibile. È stato inoltre ribadito l'assoggettamento a contribuzione dell'indennità sostitutiva del preavviso e la non automatica applicabilità di regimi sanzionatori più favorevoli all'ente previdenziale di categoria, data la sua autonomia regolamentare.
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Domanda riconvenzionale: limiti nel rito del lavoro
Una società di trasporti è stata condannata a versare contributi a un ente previdenziale di categoria. In Cassazione, la società ha contestato, tra l'altro, l'ammissibilità della domanda riconvenzionale dell'ente, presentata per la prima volta nel giudizio riassunto a seguito di una dichiarazione di incompetenza territoriale. La Suprema Corte ha accolto questo motivo, stabilendo che nel rito del lavoro, a differenza di quello ordinario, la riassunzione è una mera prosecuzione del processo e non consente di introdurre una nuova domanda riconvenzionale. Tuttavia, ha confermato nel merito il debito contributivo dell'azienda.
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Prescrizione incentivo esodo: quando è quinquennale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31240/2024, ha stabilito che la prescrizione per l'incentivo all'esodo è quinquennale, non decennale. Il caso riguardava la richiesta degli eredi di un lavoratore contro un ente regionale. La Corte ha qualificato l'incentivo come retribuzione corrisposta in occasione della fine del rapporto, soggetta quindi al termine breve previsto dall'art. 2948, n. 5) c.c., respingendo il ricorso.
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Incentivo all’esodo: quando è soggetto a contributi?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società editoriale, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali su somme erogate ai giornalisti alla cessazione del rapporto. La Corte ha stabilito che, per ottenere l'esenzione, l'azienda deve provare in modo convincente la reale finalità di incentivo all'esodo delle somme, non essendo sufficiente la sola qualificazione formale data dalle parti. La decisione sottolinea che l'interpretazione della volontà contrattuale è di competenza dei giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se non per vizi di legge.
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Prescrizione incentivo esodo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto a richiedere il ricalcolo di un incentivo all'esodo, includendo voci precedentemente omesse, si estingue in cinque anni. In un caso riguardante alcuni ex dipendenti pubblici che chiedevano l'inclusione della tredicesima mensilità nel calcolo del loro bonus di uscita, la Corte ha respinto il ricorso. È stato chiarito che la prescrizione dell'incentivo esodo segue il termine breve quinquennale, e non quello ordinario decennale, a causa della sua natura retributiva, strettamente legata alla conclusione del rapporto di lavoro. La richiesta dei lavoratori è stata quindi dichiarata estinta perché presentata oltre i cinque anni dalla firma dell'accordo di risoluzione consensuale.
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Incentivo esodo: la data di adesione è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere l'agevolazione fiscale su un incentivo esodo erogato dopo l'abrogazione della norma, non basta che il piano aziendale sia anteriore. È fondamentale dimostrare che l'adesione individuale del lavoratore, con la sua manifestazione di volontà irretrattabile, sia avvenuta prima della data di abrogazione (4 luglio 2006). L'onere della prova di tale circostanza ricade sul contribuente che richiede il rimborso. La Corte ha cassato la decisione precedente che dava rilevanza solo alla data del piano aziendale.
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Onere della prova nell’incentivo all’esodo: la guida
Un lavoratore ha contestato l'esclusione della tredicesima dal suo incentivo all'esodo. La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova spetta all'ente datore di lavoro, che deve dimostrare di aver calcolato correttamente l'indennità secondo le procedure regionali, e non al dipendente.
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Incentivo all’esodo: calcolo e regole contrattuali
Un Fondo Edile ha citato in giudizio i suoi ex amministratori per la restituzione di un incentivo all'esodo e di altre somme indebitamente percepite. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che il calcolo dell'incentivo all'esodo deve basarsi esclusivamente sulle specifiche previsioni del regolamento aziendale, che ha natura di contratto, e non sulle norme generali del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). La sentenza sottolinea anche l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, dichiarando inammissibili i motivi non supportati dalla documentazione necessaria.
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Rimborso imposte: la decadenza non attende l’UE
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di 48 mesi per la richiesta di rimborso imposte decorre dalla data del versamento o della ritenuta, non da una successiva sentenza della Corte di Giustizia UE che dichiari illegittima la norma nazionale. La pronuncia sottolinea la prevalenza del principio di certezza del diritto e dei "rapporti esauriti" sulla retroattività delle sentenze europee, confermando che la decadenza è un limite invalicabile.
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Incentivo all’esodo: email aziendale non è offerta
La Corte d'Appello di Torino ha stabilito che un'email inviata da un'azienda per illustrare un piano di incentivazione all'esodo non costituisce una proposta contrattuale irrevocabile. Un lavoratore, dopo aver ricevuto tale comunicazione e trovato un nuovo impiego, si è visto negare l'accesso al piano. Ha quindi rassegnato le dimissioni per giusta causa, ma la Corte ha respinto il suo appello. La decisione si fonda sul carattere meramente informativo della comunicazione e sulle clausole degli accordi sindacali, che subordinavano l'adesione alle esigenze tecniche e organizzative aziendali, escludendo un diritto automatico per il dipendente.
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