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Impugnativa

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto formale con cui una parte contesta la validità o l'efficacia di un provvedimento (come un licenziamento, un contratto) o di una decisione giudiziaria, avviando un procedimento per ottenerne l'annullamento o la riforma.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ripartizione Spese Condominiali: Nullo l’Accordo Forfettario in Condominio
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di ripartizione spese condominiali. Due coniugi, proprietari in un condominio con piscina, hanno contestato una delibera che imponeva a una vicina, utente della piscina, un contributo forfettario anziché basato sui millesimi. La vicina, proprietaria di un immobile adiacente, negava di essere condomina. La Cassazione ha stabilito che i coniugi avevano interesse ad accertare la qualità di condomina della vicina. Ha inoltre chiarito che le delibere assembleari non possono, a maggioranza, modificare i criteri legali di ripartizione delle spese per il futuro. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio, ribadendo la nullità di tali accordi.
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Avviso Assemblea Condominiale: Valido anche se lasciato al Portiere?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la comunicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea condominiale si considera valida anche se l'atto viene lasciato al portiere dello stabile, purché sia messo nella sfera di conoscibilità del condomino. Un Condomino aveva impugnato una delibera sostenendo di non aver ricevuto l'avviso. La Corte ha applicato la presunzione di conoscenza (Art. 1335 c.c.), ritenendo che il Condomino non avesse provato l'impossibilità di conoscere l'avviso. La contestazione sulle modalità specifiche di comunicazione, sollevata tardivamente, è stata giudicata inammissibile. Il ricorso del Condomino è stato rigettato, confermando la validità della comunicazione avviso assemblea condominiale.
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Trasferimento d’azienda e anzianità lavorativa
Una lavoratrice ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento dell'anzianità economica maturata presso il precedente datore di lavoro, invocando la disciplina sul trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che non vi è stata prosecuzione del rapporto. Nonostante la vicinanza temporale tra i contratti, il precedente rapporto era cessato per licenziamento non impugnato, creando una cesura giuridica definitiva. La nuova assunzione presso la società cessionaria è stata dunque qualificata come un rapporto di lavoro nuovo e autonomo, escludendo l'applicazione delle tutele di continuità previste dall'art. 2112 c.c.
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Ricorso tardivo e inammissibilità: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in quanto tardivo. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine perentorio di 45 giorni previsto dalla legge, rendendo la sentenza precedente definitiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reiterazione contratti a termine: quando scade il tempo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10352/2025, ha stabilito che l'azione per l'abusiva reiterazione di contratti a termine è soggetta a un termine di decadenza e non alla più lunga prescrizione ordinaria. Nel caso esaminato, una lavoratrice del settore forestale ha visto respinta la sua richiesta di risarcimento perché non ha impugnato l'ultimo contratto entro i termini previsti dalla legge, confermando che la certezza dei rapporti giuridici prevale se non si agisce tempestivamente.
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Reiterazione contratti a termine: decadenza e danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per impugnare l'intera sequenza decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Un lavoratore ha perso il diritto al risarcimento del danno perché non ha impugnato tempestivamente nemmeno l'ultimo rapporto di lavoro, rendendo la sua domanda inammissibile.
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Sequestro preventivo terzo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro preventivo di un macchinario di proprietà di una società, utilizzato dal suo legale rappresentante per commettere reati ambientali. La sentenza chiarisce i limiti dell'impugnazione per il cosiddetto 'sequestro preventivo terzo', specificando che la società non può considerarsi estranea al reato se il suo amministratore è l'indagato, venendo meno il requisito della buona fede.
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Ricorso per saltum: quando si converte in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che un ricorso per saltum proposto dal Pubblico Ministero contro una sentenza di assoluzione deve essere convertito in appello. La decisione si basa sul fatto che il ricorso lamentava vizi di motivazione, una questione di merito che spetta alla Corte d'Appello e non alla Cassazione, la quale giudica solo in punto di diritto. Di conseguenza, il caso è stato trasmesso alla Corte d'Appello competente per un nuovo esame.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore, dopo anni di contratti a termine reiterati, ha agito in giudizio per ottenere un risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di inammissibilità della domanda, chiarendo un punto fondamentale sulla decadenza dei contratti a termine: per contestare l'abuso derivante dalla successione di più contratti, è necessario impugnare l'ultimo rapporto di lavoro entro i brevi termini di decadenza previsti dalla legge. L'omessa impugnazione dell'ultimo contratto preclude la possibilità di far valere l'illegittimità dell'intera sequenza contrattuale.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ha contestato la successione abusiva di contratti a termine con enti pubblici. La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per proporre l'azione legale decorre dalla fine dell'ultimo contratto, non da ciascuno di essi. Nonostante questa precisazione, il ricorso della lavoratrice è stato respinto perché il termine era comunque scaduto. La sentenza rafforza il principio che la decadenza contratti a termine si applica anche in caso di superamento della durata massima complessiva del rapporto di lavoro.
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