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Immissioni

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48 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Immissioni rumorose: non basta l’intervento, va provato
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un caso di immissioni rumorose da un ascensore condominiale, non è sufficiente che il condominio esegua i lavori indicati da un perito. Il giudice ha il dovere di verificare se tali interventi siano stati realmente efficaci nell'eliminare il disturbo, specialmente se la loro efficacia è contestata. Rinviare i danneggiati a un nuovo processo è un errore che la Corte ha censurato, accogliendo il ricorso e cassando la sentenza precedente.
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Danno da immissioni: la prova è indispensabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8215/2025, ha rigettato la richiesta di risarcimento per danno da immissioni avanzata dai proprietari di un immobile contro la vicina, il cui allevamento di gatti causava cattivi odori. La Corte ha stabilito che la mera esistenza delle immissioni moleste non è sufficiente per ottenere un risarcimento. È onere del danneggiato fornire una prova rigorosa del danno concreto, sia esso patrimoniale (come la perdita di occasioni di affitto) o non patrimoniale (come un'effettiva lesione alla qualità della vita o alla salute), soprattutto se non risiede stabilmente nell'immobile interessato.
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Immissioni rumorose: quando agire contro il proprietario
In un caso di immissioni rumorose da una palestra, la Cassazione ha stabilito che se per eliminare il disturbo sono necessarie modifiche strutturali all'immobile (come l'installazione di pannelli fonoassorbenti), l'azione legale va intentata contro il proprietario e non contro l'inquilino. La Corte ha chiarito che tale richiesta configura un'azione di natura reale, rendendo il proprietario l'unico soggetto passivamente legittimato a rispondere.
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Responsabilità locatore immissioni: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23881/2025, affronta il tema della responsabilità del locatore per le immissioni intollerabili prodotte dal conduttore. Nel caso di specie, i proprietari di un appartamento citavano in giudizio il locatore di un locale commerciale sottostante, il cui conduttore gestiva un'attività di ristorazione fonte di rumori molesti. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del locatore non è automatica. Essa sorge solo se si prova un suo concorso nel fatto dannoso, ad esempio per aver affittato l'immobile pur potendo prevedere, con l'ordinaria diligenza, che l'attività del conduttore avrebbe causato danni a terzi. Tale prova, nel caso specifico, non è stata fornita. Similmente, è stata esclusa la responsabilità del condominio, il cui obbligo di vigilanza sul rispetto del regolamento spetta all'amministratore.
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Immissioni rumorose: quando scatta il risarcimento?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di immissioni rumorose provenienti da un'attività di ristorazione. La sentenza chiarisce che il superamento della normale tollerabilità del rumore giustifica un risarcimento per il danno alla serenità personale, anche senza una prova diretta di un danno biologico. La Corte ha confermato il risarcimento liquidato in via equitativa, ma ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per omessa pronuncia su una distinta domanda relativa ad abusi edilizi.
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Immissioni intollerabili: condanna per fumi e rumori
Un'attività commerciale è stata condannata per immissioni intollerabili di fumi e rumori ai danni dei vicini. Il Tribunale, basandosi su una perizia tecnica che ha accertato il superamento dei limiti di tollerabilità e il rischio per la salute, ha emesso un'ordinanza d'urgenza imponendo l'esecuzione di lavori di adeguamento e il pagamento di tutte le spese legali. La decisione sottolinea come il diritto alla salute e alla vivibilità della propria abitazione prevalga sulle esigenze commerciali quando queste generano un disturbo eccessivo.
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Diritto di veduta: la prova del possesso è decisiva
Il Tribunale di Ancona ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che lamentavano la lesione del loro diritto di veduta a causa di un pallone pressostatico installato su campi da tennis adiacenti. La decisione sottolinea che, nell'azione di manutenzione, è fondamentale provare il possesso effettivo e continuativo della veduta per almeno un anno, prova che i ricorrenti non sono riusciti a fornire a causa di strutture preesistenti che già limitavano la visuale. Anche le doglianze per immissioni sonore e luminose sono state respinte.
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Danno non patrimoniale: risarcimento per odori molesti
Un proprietario di immobile ha citato in giudizio i vicini a causa di perdite da una condotta fognaria che provocavano miasmi e liquami. Il Tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento per i danni materiali all'appartamento per mancanza di prova sul nesso di causalità. Tuttavia, ha accolto la domanda di risarcimento per danno non patrimoniale, quantificato in 5.000 euro, riconoscendo che le immissioni moleste e prolungate hanno leso il diritto del proprietario a godere del proprio immobile, un diritto costituzionalmente tutelato.
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