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Gravi Indizi Di Colpevolezza — Anno 2022

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587 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Gravi Indizi Di Colpevolezza

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: confermata anche se incensurato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo indagato per una tentata rapina aggravata ai danni di un caveau portavalori. La difesa contestava la mancanza di indizi solidi e chiedeva gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, evidenziando anche lo stato di incensurato dell'indagato. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza ha chiarito che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a fronteggiare il concreto pericolo di reiterazione del reato. Questo rischio emerge dalla spiccata pericolosità sociale del soggetto, inserito in una banda armata organizzata, a nulla rilevando la mancanza di precedenti penali o il tempo trascorso dal fatto.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: da cliente a complice
Il Tribunale di Napoli confermava la custodia cautelare in carcere per Il Ricorrente, accusato di far parte di un'organizzazione dedita allo spaccio. L'indagato proponeva ricorso sostenendo che i suoi contatti fossero sporadici e che mancasse la prova della sua partecipazione stabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che anche l'acquirente sistematico di droga può rispondere del reato di associazione finalizzata al narcotraffico. Questo accade quando i continui acquisti creano un vincolo di fiducia reciproca e un affidamento stabile con il gruppo criminale, superando il semplice rapporto di compravendita. Nel caso specifico, i crediti concessi e la continuità dei contatti dimostrano il ruolo attivo dell'indagato nel sodalizio.
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Registrazione fonografica come prova: audio valido contro clan
L'Indagato ha proposto ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio aggravato da metodo mafioso. La difesa contestava l'uso delle dichiarazioni della Persona Offesa e di una registrazione del colloquio in ospedale effettuata dalla polizia con uno smartphone. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la registrazione fonografica come prova documentale è pienamente legittima se effettuata da un soggetto che partecipa alla conversazione, non configurando un'intercettazione ambientale abusiva. Inoltre, le dichiarazioni della vittima sono utilizzabili anche se prive degli avvertimenti previsti per gli indagati, poiché sentita come persona offesa. L'Indagato perde il ricorso, resta in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione nega i domiciliari
Un uomo, indagato per rapina aggravata e ricettazione, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi, giustificando la presenza dell'uomo sul luogo con motivi di lavoro e contestando l'identificazione del mezzo usato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno ritenuto pienamente giustificata la custodia cautelare in carcere, evidenziando la presenza di filmati di videosorveglianza che ritraevano l'indagato, il ritrovamento nel suo negozio del mezzo e del casco usati per il colpo, e le intercettazioni telefoniche in cui si pianificavano altre rapine. Inoltre, la gravità dei precedenti penali dell'indagato, tra cui l'associazione mafiosa, e la violazione della sorveglianza speciale escludono misure meno severe.
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Gravi indizi di colpevolezza: incastrato da scooter e casco
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un uomo accusato di rapina aggravata e ricettazione. Il difensore contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo insufficienti le immagini delle telecamere e l'identificazione dello scooter. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede cautelare non si cerca la certezza assoluta della colpa, ma una qualificata probabilità di colpevolezza. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno correttamente valorizzato una serie coerente di indizi: la targa e il fanalino rotto dello scooter coincidenti con quelli dell'indagato, il ritrovamento a casa sua di un casco identico a quello del rapinatore, la corporatura robusta e i contatti telefonici con il complice. L'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Copia-incolla e gravi indizi di colpevolezza: ordinanza annullata
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di estorsione e associazione mafiosa. La difesa ha contestato l'uso della tecnica del "copia-incolla" da parte dei giudici, che avevano inserito nel provvedimento elementi riferiti a un altro soggetto e a reati diversi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il Tribunale non ha fornito una motivazione personalizzata e logica sulla reale sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e sul ruolo di spicco dell'indagato. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo esame che valuti correttamente la posizione specifica dell'accusato.
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Trasferimento fraudolento di valori: Porsche e prestanome ko
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto agli arresti domiciliari per i reati di esercizio abusivo del credito e trasferimento fraudolento di valori. L'indagato aveva fittiziamente intestato alla moglie e alla sorella diverse attività commerciali e beni di lusso, tra cui un'auto di alto valore, per evitare misure di prevenzione patrimoniale, considerando anche una sua precedente condanna per associazione mafiosa. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ma la Suprema Corte ha confermato la validità della decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno rilevato che le intercettazioni e un'agenda sequestrata provavano i prestiti illeciti, mentre la sproporzione tra redditi e investimenti confermava l'intestazione fittizia. L'indagato perde il ricorso e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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