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Giuramento Decisorio

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116 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione presuntiva: come funziona l’ammissione
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i rigidi limiti probatori per superare l'eccezione di prescrizione presuntiva. Gli eredi di un avvocato hanno agito contro un ex cliente per il recupero di compensi professionali, ma la loro azione è stata respinta. La Corte ha stabilito che, per vincere la presunzione di avvenuto pagamento, l'ammissione del debitore di non aver pagato deve avvenire esclusivamente all'interno del giudizio. Sono state ritenute inefficaci sia una dichiarazione stragiudiziale sia la prova per testimoni di un pagamento parziale.
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Azione revocatoria: dolo specifico e prova del credito
Una madre agisce in giudizio contro il figlio per la sottrazione di ingenti somme di denaro e contro la nuora per ottenere la revoca di una donazione immobiliare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34446/2025, conferma la decisione di merito, rigettando i ricorsi. La Suprema Corte ribadisce i principi sull'onere della prova nell'azione revocatoria, sulla sufficienza del dolo generico e sul valore probatorio insuperabile del giuramento decisorio.
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Gratuità del patrocinio: la prova nel rapporto affettivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi professionali alla sua ex partner. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo provata la gratuità del patrocinio sulla base di una serie di indizi, tra cui la lunga relazione sentimentale tra le parti e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Secondo la Corte, sebbene la prestazione legale si presuma onerosa, il cliente può dimostrare la gratuità attraverso prove presuntive, come in questo caso.
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Compenso avvocato: quando la difesa è gratuita?
La Corte di Cassazione conferma che il compenso di un avvocato può essere ritenuto gratuito sulla base di prove presuntive, come una lunga relazione sentimentale tra legale e cliente. Anche senza un accordo scritto, la gratuità della prestazione può essere desunta da elementi come la mancanza di richieste di pagamento per anni, superando la normale presunzione di onerosità del mandato professionale.
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Presunzione di gratuità: avvocato e cliente legati
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato per l'attività svolta in favore di un'ex partner. La lunga relazione sentimentale e l'assenza di richieste di pagamento per anni hanno fatto scattare una presunzione di gratuità, superando la normale onerosità della prestazione professionale. La Corte ha stabilito che la prova della gratuità, a carico del cliente, può essere fornita anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Prestazione gratuita avvocato: quando non è dovuto
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una sua ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale, solo dopo la fine del loro rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta dell'avvocato. È stato stabilito che la prestazione gratuita dell'avvocato era stata provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la durata quasi decennale della relazione e l'assenza di richieste di pagamento per tutto quel periodo, superando così la normale presunzione di onerosità della professione legale.
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Compenso professionale gratuito: quando è presunto?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto al compenso, ritenendo provato il carattere gratuito della prestazione. La Corte ha valorizzato una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la durata decennale del rapporto affettivo e l'assenza di richieste di pagamento prima della rottura, stabilendo che in questi casi si può superare la normale onerosità della prestazione professionale.
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Compenso professionale gratuito: quando si presume?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi per prestazioni professionali svolte a favore della sua ex-partner. La Corte ha stabilito che, nonostante la prestazione d'opera intellettuale si presuma onerosa, è possibile dimostrare la sua gratuità attraverso prove presuntive. In questo caso, la lunga relazione sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per quasi un decennio e la notevole mole di lavoro svolto sono stati considerati elementi sufficienti a superare la presunzione di onerosità, confermando la natura di compenso professionale gratuito del rapporto.
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Prescrizione presuntiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33591/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione presuntiva. Il caso riguardava la richiesta di pagamento di compensi professionali da parte di un avvocato nei confronti di una ex cliente. Quest'ultima si era difesa eccependo la prescrizione presuntiva del diritto, ma aveva anche contestato l'entità della somma richiesta. La Suprema Corte ha chiarito che tale comportamento è contraddittorio: non si può, da un lato, presumere che il debito sia stato pagato (fondamento della prescrizione presuntiva) e, dall'altro, contestarne l'esistenza o l'ammontare. Tale contestazione costituisce un'ammissione implicita del mancato pagamento, rendendo inapplicabile l'eccezione di prescrizione. La Corte ha quindi cassato la decisione del Tribunale, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Canone in nero: prova insufficiente, appello respinto
Una società conduttrice si oppone a uno sfratto per morosità sostenendo di aver versato per anni un canone in nero, superiore a quello contrattuale, e di essere quindi a credito. La Corte d'Appello, pur ammettendo in linea di principio la prova testimoniale per accordi illeciti, ha ritenuto le testimonianze fornite inattendibili e contraddittorie rispetto alle prove documentali (estratti conto). Di conseguenza, ha respinto l'appello, confermando la risoluzione del contratto per inadempimento del conduttore.
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Ricorso inammissibile: onere della prova in Cassazione
Una coppia acquista un immobile pignorato, scoprendo solo in seguito un ulteriore debito da saldare. Dopo aver perso in primo e secondo grado, il loro caso arriva in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza, poiché gli appellanti non hanno adeguatamente riportato nel ricorso gli atti e le prove contestate. Questa decisione sottolinea l'importanza cruciale di redigere un ricorso che permetta alla Corte di decidere senza consultare il fascicolo processuale. Nonostante il rigetto, le spese vengono compensate per la particolarità del caso.
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Prescrizione presuntiva: ammissione parziale debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31935/2025, ha chiarito che l'eccezione di prescrizione presuntiva non può essere sollevata dal debitore che ammetta, anche implicitamente, di non aver estinto l'intero debito. Nel caso specifico, due clienti si erano opposti al pagamento della parcella di un avvocato invocando la prescrizione, ma avevano anche dichiarato di aver effettuato 'più pagamenti' nel tempo. Secondo la Corte, tale affermazione equivale a un'ammissione della parziale permanenza dell'obbligazione, rendendo incompatibile la difesa basata sulla presunzione di avvenuto pagamento e rigettando così il ricorso.
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Prescrizione presuntiva: quando non si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31613/2025, ha stabilito che la prescrizione presuntiva del compenso di un avvocato non è applicabile se il rapporto professionale si basa su un incarico scritto. Un professionista aveva citato in giudizio un istituto ecclesiastico per il pagamento delle sue competenze, ma quest'ultimo si era difeso eccependo la prescrizione. I giudici di merito avevano dato ragione all'istituto, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'esistenza di un contratto scritto, anche se privo di dettagli sul compenso, esclude la presunzione di avvenuto pagamento tipica dei rapporti informali.
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Onere della prova prescrizione: la Cassazione decide
Un professionista richiede il pagamento di un credito a una società fallita, ma il curatore eccepisce la prescrizione. La Corte di Cassazione conferma che l'onere della prova prescrizione grava sul creditore per quanto riguarda i fatti interruttivi. Il debitore deve solo allegare l'inerzia del titolare del diritto. Poiché il professionista non ha provato una data successiva di conclusione della prestazione che interrompesse i termini, il suo ricorso è stato respinto.
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Ricorso inammissibile: chiarezza e specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di rivendica immobiliare. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano confusi, non specifici e non centravano la 'ratio decidendi' della decisione d'appello, basata sulla tardività della costituzione in giudizio della parte soccombente.
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Prescrizione presuntiva: quando è inefficace?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23924/2024, ha chiarito i limiti dell'eccezione di prescrizione presuntiva. Nel caso esaminato, una cliente chiedeva la restituzione di una somma versata a un avvocato per un appello mai proposto. Il legale si difendeva eccependo la compensazione con un suo presunto credito per l'attività del primo grado. La Corte ha stabilito che la difesa della cliente, che contestava la pretesa del legale definendola "presunta e prescritta", costituiva un'ammissione implicita della mancata estinzione del debito, rendendo così inefficace l'eccezione di prescrizione presuntiva.
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Falso giuramento in famiglia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falso giuramento a carico di due fratelli. Il caso riguarda la cessione fittizia di quote di una farmacia di famiglia, ereditata dopo la morte del padre. Durante un processo civile, i due imputati avevano giurato di aver regolarmente pagato e ricevuto il corrispettivo della vendita, una circostanza risultata non veritiera. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo logica la valutazione dei giudici di merito che avevano considerato inverosimile un pagamento di ingente valore in contanti e senza alcuna traccia finanziaria, valorizzando invece le prove che confermavano l'accordo simulatorio iniziale tra i fratelli.
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Falso giuramento: la motivazione rafforzata in appello
La Corte di Cassazione ha annullato, ai soli fini civili, una sentenza di assoluzione per il reato di falso giuramento. La Corte ha ritenuto che il giudice d'appello avesse fornito una motivazione insufficiente, ignorando prove convergenti e non rispettando l'obbligo di 'motivazione rafforzata' necessario per ribaltare una condanna di primo grado.
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Effetti confessione: quando non vale contro i terzi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16669/2024, chiarisce i limiti degli effetti della confessione. Nel caso esaminato, due garanti di un debito bancario avevano ipotecato i loro beni a favore di una propria società, confessando un debito verso di essa. La Corte ha stabilito che tale confessione non ha valore probatorio nei confronti della banca creditrice, poiché il fatto dichiarato, pur essendo formalmente sfavorevole ai dichiaranti, in realtà li avvantaggiava sottraendo beni alla garanzia del creditore terzo. La confessione, per essere efficace, deve essere sfavorevole al dichiarante e favorevole alla controparte processuale, non a un terzo.
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Responsabilità professionale avvocato: l’analisi di Cass.
Due legali citavano in giudizio un condominio per il mancato pagamento di compensi. Il condominio, in via riconvenzionale, chiedeva il risarcimento del danno per responsabilità professionale avvocato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello accoglievano la domanda del condominio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dei legali, confermando la loro condanna e delineando importanti principi in materia di onere della prova, produzione di nuovi documenti in appello e limiti del sindacato di legittimità.
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