La vicenda riguarda un caso di usura aggravata. La Vittima denuncia L'Imputato, fornendo prove schiaccianti come fotocopie di assegni, testimonianze e messaggi WhatsApp. I giudici di merito condannano L'Imputato, ritenendo la Vittima attendibile e respingendo la versione difensiva come priva di prove. L'Imputato fa ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici abbiano valutato male le prove. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La Cassazione valuta solo il rispetto della legge e non può riesaminare i fatti. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa, la condanna diventa definitiva e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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