L'Imputato ha concordato una pena di quattro anni di reclusione e quattordicimila euro di multa per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la droga fosse destinata a un uso personale o a un semplice trasporto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La legge stabilisce limiti severi all'impugnazione degli accordi sulla pena, vietando la revisione delle valutazioni sui fatti compiute dal giudice di merito. Di conseguenza, l'Imputato deve scontare la pena pattuita e pagare quattromila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese del procedimento.
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