LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Gestione Separata Inps

Pagina 6 di 9

179 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Gestione Separata INPS: s%% ai contributi ma sanzioni cancellate
Un ingegnere, dipendente pubblico iscritto all'ex INPDAP, ha contestato la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi del 2008 alla Gestione Separata INPS. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e ha escluso la prescrizione del debito, poiché il termine è iniziato a decorrere dalla scadenza prorogata del pagamento. Tuttavia, applicando una recente pronuncia della Corte Costituzionale, la Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni civili. Il professionista è stato quindi esonerato dal pagamento delle sanzioni per l'omessa iscrizione antecedente al 2011, confermando solo il debito per i contributi base.
Continua »
Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni cancellate
Un avvocato libero professionista, non iscritto alla Cassa Forense per mancato raggiungimento delle soglie di reddito, veniva iscritto d'ufficio alla Gestione Separata INPS per gli anni 2009 e 2010. Mentre i contributi del 2010 venivano dichiarati prescritti, l'ente previdenziale pretendeva il pagamento dei contributi del 2009 e delle relative sanzioni civili. Il professionista ricorreva in Cassazione contestando unicamente l'addebito delle sanzioni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2022. I giudici hanno stabilito che, per i periodi precedenti all'entrata in vigore della norma di interpretazione autentica del 2011, l'affidamento del professionista va tutelato. Di conseguenza, pur restando fermo l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS, il lavoratore è totalmente esonerato dal pagamento delle sanzioni civili per l'anno 2009.
Continua »
Gestione separata INPS: l’errore dell’ente salva l’avvocato
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un avvocato l'iscrizione alla Gestione separata INPS per l'attività professionale svolta, nonostante il professionista avesse un reddito inferiore alle soglie minime per l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale poiché non ha contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso dell'ente pubblico. Quando una sentenza si fonda su diverse ragioni autonome, l'impugnazione deve contestarle tutte efficacemente, altrimenti il ricorso decade. L'ente previdenziale perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Gestione separata INPS: esente il professionista a basso reddito
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a una professionista, iscritta all'albo degli avvocati ma non alla relativa cassa di previdenza, il pagamento dei contributi alla Gestione separata INPS per l'anno 2011. La professionista aveva percepito un reddito inferiore a cinquemila euro. La Corte d'appello ha annullato la pretesa dell'ente pubblico, rilevando che l'attività era occasionale e che l'ente non aveva dimostrato l'abitualità del lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che stabilire se un'attività sia abituale o occasionale è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito. Di conseguenza, la professionista non deve pagare alcun contributo e l'ente previdenziale è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Gestione separata INPS: partita IVA aperta ma nessun contributo dovuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che escludeva l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un lavoratore autonomo. L'ente pretendeva il pagamento dei contributi sul presupposto che l'apertura della partita IVA e l'iscrizione all'albo dimostrassero l'abitualità dell'attività. I giudici di merito hanno invece accertato l'occasionalità del lavoro, desunta da un reddito inferiore alla soglia legale di cinquemila euro. La Cassazione ha stabilito che l'ente previdenziale non può contestare in sede di legittimità gli accertamenti di fatto compiuti dal giudice d'appello, confermando la vittoria del professionista.
Continua »
Gestione Separata INPS: niente contributi con reddito minimo
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi alla Gestione Separata INPS per l'anno 2010. Il professionista si è opposto evidenziando che in quell'anno aveva percepito un reddito irrisorio, pari a soli 628 euro, indice di un'attività del tutto occasionale. La Corte d'Appello ha dato ragione al professionista, rilevando che l'ente non ha dimostrato l'abitualità del lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che spetta all'ente previdenziale dimostrare l'abitualità dell'attività professionale per pretendere i contributi. Inoltre, l'apertura della partita IVA o l'iscrizione all'albo non costituiscono una prova automatica di abitualità, ma sono semplici indizi che il giudice di merito deve valutare caso per caso.
Continua »
Gestione separata INPS: obbligo anche con reddito sotto i 5000€
L'ente previdenziale ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi per l'anno 2009 relativi alla Gestione separata INPS. La Corte d'Appello aveva dichiarato il credito prescritto e non dovuto, poiché il reddito del professionista era inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Innanzitutto, ha chiarito che la prescrizione quinquennale non era decorsa, poiché il termine di pagamento originario era stato prorogato al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta dell'ente del 6 luglio 2015. Inoltre, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un professionista iscritto all'albo dipende dall'abitualità dell'attività, non dal superamento della soglia di 5.000 euro, che rileva solo per il lavoro occasionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Gestione Separata INPS: reddito basso contro pretese dell’ente
La Corte di Cassazione ha confermato l'esenzione dall'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per un avvocato non iscritto alla Cassa Forense con reddito sotto i 5.000 euro. L'ente previdenziale pretendeva il pagamento, ma i giudici hanno chiarito che l'obbligo presuppone un'attività professionale abituale. L'abitualità deve essere valutata come scelta iniziale del professionista e provata dall'istituto previdenziale, non potendo essere desunta automaticamente dal solo ammontare del reddito. Poiché l'ente non ha fornito la prova dell'abitualità dell'attività del professionista, il ricorso è stato rigettato, confermando che sotto la soglia dei 5.000 euro, senza prova di abitualità, non sono dovuti contributi.
Continua »
Pensionati e Gestione Separata INPS: quando scatta l’obbligo
Un perito industriale in pensione dal 2001 continuava a svolgere attività libero-professionale nel 2006. L'INPS richiedeva il pagamento dei contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS per tali redditi. I giudici di merito avevano annullato la pretesa dell'ente, ritenendo il professionista esonerato in quanto iscritto alla propria cassa professionale (EPPI). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS sussiste per tutti i lavoratori autonomi i cui contributi versati alla cassa professionale non siano idonei a generare una futura prestazione pensionistica diretta, ma abbiano solo natura solidaristica. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Roma.
Continua »
Gestione Separata INPS: quando l’avvocato con reddito minimo vince
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS contro un avvocato iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense. L'ente previdenziale pretendeva il pagamento dei contributi alla Gestione Separata INPS per l'anno 2010. La professionista aveva prodotto un reddito inferiore a 5.000 euro. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo di iscrizione scatta solo in presenza di un'attività professionale abituale o, se occasionale, al superamento della soglia di 5.000 euro. Poiché l'INPS non ha fornito la prova dell'abitualità dell'attività della professionista, l'avvocato è stato dichiarato esente dall'obbligo contributivo.
Continua »
Iscrizione Gestione separata INPS: no obbligo sotto i 5000 euro
Un'avvocata iscritta all'Albo ma non alla Cassa Forense a causa del reddito inferiore a 5.000 euro si è opposta alla richiesta dell'INPS di iscriversi alla Gestione separata. La Corte d'Appello ha accolto la sua domanda ritenendo l'attività occasionale. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che l'attività professionale fosse comunque abituale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'Iscrizione Gestione separata INPS richiede l'esercizio abituale della professione. Un reddito inferiore a 5.000 euro costituisce un forte indizio di occasionalità e spetta all'INPS dimostrare il contrario con prove concrete. Di conseguenza, l'avvocata ha vinto definitivamente la causa e non deve pagare i contributi pretesi.
Continua »
Gestione separata INPS: niente contributi per redditi minimi
L'ente previdenziale ha richiesto a un avvocato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per l'anno 2010. L'avvocato, pur iscritto all'albo, non era iscritto alla Cassa Forense e aveva percepito un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. L'ente previdenziale sosteneva che la partita IVA e l'iscrizione all'albo dimostrassero l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che l'abitualità dell'attività professionale non può essere presunta in modo automatico. Spetta all'ente previdenziale dimostrare che l'attività sia stata svolta con continuità. Di conseguenza, in mancanza di prove sull'abitualità e dato il reddito minimo, l'attività deve considerarsi occasionale, escludendo l'obbligo di iscrizione e di pagamento dei contributi.
Continua »
Gestione separata INPS: niente contributi sotto i 5.000 euro
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un avvocato iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense, sostenendo l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per l'anno 2011. Il professionista aveva prodotto un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta dell'ente, rilevando che l'INPS non aveva dimostrato l'esercizio abituale della professione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che l'accertamento dell'abitualità dell'attività è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e non può pretendere i contributi richiesti, confermando che sotto la soglia dei 5.000 euro, senza prova di abitualità, non scatta l'obbligo previdenziale.
Continua »
Gestione Separata INPS: niente contributi sotto i 5.000 euro
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS per l'anno 2009. Il professionista, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, aveva percepito un reddito annuo inferiore a 5.000 euro (precisamente 3.434 euro). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti iscritti ad albi professionali richiede l'esercizio abituale dell'attività. Se il reddito è inferiore alla soglia di 5.000 euro, spetta all'INPS dimostrare che l'attività è stata svolta in modo abituale e non occasionale. Non avendo l'ente previdenziale fornito tale prova, l'avvocato non deve pagare alcuna somma.
Continua »
Gestione separata INPS: sanzioni per evasione o omissione?
Un avvocato ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che confermava il suo obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS e il pagamento dei relativi contributi per l'anno 2009, oltre alle sanzioni. Il professionista, pur iscritto all'Albo, non versava i contributi alla Cassa Forense e superava la soglia di esenzione di 5.000 euro. La controversia riguarda la qualificazione del mancato pagamento: se debba considerarsi evasione o semplice omissione contributiva, con regimi sanzionatori molto diversi. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di un orientamento giurisprudenziale definitivo e l'importanza nomofilattica della questione, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e ha trasmesso gli atti alla Quarta Sezione Civile per una decisione approfondita.
Continua »
Gestione Separata INPS: l’obbligo per gli avvocati senza Cassa
Un avvocato, iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense (alla quale versava solo il contributo integrativo), contestava l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2006. I giudici di merito avevano accolto la sua domanda. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che sussiste l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla propria cassa di categoria. Il versamento del solo contributo integrativo non esclude infatti tale obbligo, poiché non genera una vera posizione previdenziale. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
Gestione Separata INPS: partita IVA non basta per l’obbligo
Una professionista ha impugnato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2009, eccependo un reddito annuo inferiore a cinquemila euro e contestando il carattere abituale della propria attività di avvocato. La Corte d'appello aveva ritenuto obbligatoria l'iscrizione basandosi esclusivamente sull'iscrizione all'albo e sulla partita IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della professionista, chiarendo che l'iscrizione all'albo e la partita IVA costituiscono solo presunzioni semplici e non legali di abitualità. Di conseguenza, il giudice di merito deve valutare concretamente tutti gli elementi, compreso il basso reddito, per stabilire se l'attività sia davvero abituale o solo occasionale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Gestione separata INPS: obbligo anche con redditi sotto i 5000 euro
L'INPS ha proposto ricorso contro la decisione che escludeva l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un avvocato con reddito inferiore a cinquemila euro, non iscritto alla Cassa Forense. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che il limite di reddito non esclude automaticamente l'obbligo di iscrizione per i professionisti iscritti all'albo. L'elemento decisivo è l'abitualità dell'attività professionale, che va valutata globalmente tramite indizi concreti come l'apertura della partita IVA o l'iscrizione all'albo, e non solo in base al guadagno effettivo. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame.
Continua »
Gestione separata INPS: il contributo integrativo non salva
Una professionista ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, ritenendo che il versamento del contributo integrativo alla propria cassa di categoria fosse sufficiente a escluderlo. La Corte d'Appello ha invece dato ragione all'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice autonoma. I giudici hanno chiarito che il contributo integrativo ha una funzione meramente solidaristica e non genera alcuna prestazione previdenziale futura per l'iscritto. Di conseguenza, in mancanza del versamento di un contributo soggettivo capace di garantire una vera copertura pensionistica, scatta l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per assicurare la tutela previdenziale del professionista.
Continua »
Gestione Separata INPS: la rottamazione estingue la causa
Una professionista ha impugnato la richiesta dell'ente previdenziale di iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2010. Durante il giudizio di Cassazione, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-quater) per sanare il debito contributivo, impegnandosi a rinunciare alla causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria estingue l'utilità della decisione giudiziale. Di conseguenza, il processo si chiude senza una decisione sul merito dell'obbligo contributivo, lasciando fermi gli effetti della definizione agevolata scelta dalla lavoratrice autonoma.
Continua »