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Gestione Commercianti

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93 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Iscrizione alla gestione commercianti: aiuto o obbligo?
L'INPS ha richiesto a un'albergatrice il pagamento dei contributi previdenziali per l'attività lavorativa svolta dal nipote come cuoco presso la sua struttura. L'albergatrice si è opposta, sostenendo che si trattasse di una collaborazione familiare gratuita e occasionale. La Corte d'Appello ha invece accertato l'habitualità e la prevalenza della prestazione lavorativa del nipote, escludendo la gratuità e confermando l'obbligo di iscrizione alla gestione commercianti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'albergatrice, confermando che le prove raccolte dagli ispettori e l'estratto contributivo dimostravano un impegno professionale continuo. Di conseguenza, l'albergatrice è stata condannata a pagare i contributi richiesti e le spese di giudizio.
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Imponibile contributivo Gestione commercianti: stop pretese INPS
L'INPS ha richiesto a un agente di commercio il pagamento di contributi previdenziali calcolati non solo sul suo reddito professionale, ma anche sui dividendi percepiti come socio non lavoratore di altre due società. Il lavoratore ha proposto opposizione, sostenendo che tali utili non dovessero rientrare nel calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'imponibile contributivo Gestione commercianti comprende esclusivamente i redditi d'impresa derivanti da attività lavorativa diretta e abituale. Di conseguenza, i redditi di capitale derivanti dalla sola partecipazione azionaria senza prestazione di lavoro sono esclusi dalla tassazione previdenziale. Vince il lavoratore, con condanna dell'INPS al pagamento delle spese processuali.
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Contribuzione Gestione Commercianti: no ai soci non lavoratori
L'ente previdenziale ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento di contributi previdenziali calcolati anche sui redditi derivanti dalla sua partecipazione come socio non lavoratore in due società di capitali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando che la contribuzione Gestione Commercianti deve essere calcolata esclusivamente sui redditi d'impresa legati all'effettivo svolgimento di un'attività lavorativa. I semplici redditi di capitale, derivanti dalla mera partecipazione societaria senza prestazione di lavoro, non possono essere assoggettati a contribuzione. Di conseguenza, il lavoratore non deve pagare i contributi richiesti su tali somme e l'ente pubblico è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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No ai contributi previdenziali su redditi di capitale per i soci
L'INPS ha richiesto a un cittadino il pagamento di contributi previdenziali calcolati non solo sul suo reddito da artigiano, ma anche sui redditi percepiti come socio di capitale non lavoratore in alcune società a responsabilità limitata. Il cittadino ha presentato opposizione, sostenendo che tali somme fossero semplici redditi di capitale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando che non è dovuto il pagamento di contributi previdenziali su redditi di capitale derivanti dalla sola partecipazione azionaria senza svolgimento di attività lavorativa. La base imponibile previdenziale per artigiani e commercianti comprende solo i redditi d'impresa legati al lavoro effettivo. L'ente previdenziale è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince il ricorso
L'INPS ha richiesto a una commerciante il pagamento dei contributi previdenziali a percentuale per l'anno 2005. La Corte d'appello aveva dichiarato il credito estinto per prescrizione, ritenendo che il termine iniziasse a decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere dal giorno di scadenza del pagamento del saldo (20 giugno 2006) e non dalla successiva dichiarazione dei redditi. Inoltre, la dichiarazione dei redditi non costituisce riconoscimento del debito idoneo a interrompere i termini. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Contributi previdenziali su utili societari: INPS perde in Cassazione
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento di un maggior credito contributivo, calcolando i contributi previdenziali su utili societari derivanti dalla sua mera partecipazione come socio di capitale in una società a responsabilità limitata. Il lavoratore non svolgeva alcuna attività lavorativa in tale società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la base imponibile per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione commercianti comprende solo i redditi d'impresa e non i redditi di capitale derivanti da partecipazioni passive. Di conseguenza, l'INPS ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Contributo fisso annuo: dovuto anche per l’attività stagionale
Un commerciante ha contestato una cartella esattoriale dell'INPS, chiedendo di pagare i contributi previdenziali solo per i tre mesi estivi di effettivo esercizio della sua attività stagionale. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta, riducendo l'importo. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il contributo fisso annuo è dovuto per intero. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che il carattere stagionale dell'attività commerciale non rileva ai fini dell'obbligo contributivo. La legge fissa infatti un minimale annuo inderogabile, scollegato dalla durata effettiva del lavoro durante l'anno. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per una nuova decisione.
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Inquadramento previdenziale agriturismo: no a spa mascherate
L'Ente Previdenziale ha riqualificato l'attività di una società agricola, che gestiva un centro benessere, da agrituristica a commerciale. Di conseguenza, ha iscritto d'ufficio i soci alla gestione commercianti, richiedendo i relativi contributi. I Soci hanno impugnato il provvedimento, sostenendo che il possesso di un certificato regionale di connessione agricola impedisse la riqualificazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'inquadramento previdenziale agriturismo richiede una verifica concreta della prevalenza dell'attività agricola. Nel caso specifico, i macchinari del centro benessere e l'impiego esclusivo del personale in trattamenti estetici dimostravano la natura commerciale dell'attività, rendendo irrilevante il solo certificato regionale. I Soci sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio.
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Rottamazione-quinquies: stop alla causa sui contributi INPS
Un socio e amministratore unico di una s.r.l. ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo a contributi omessi per la Gestione commercianti, contestando l'obbligo di iscrizione in mancanza di una sua partecipazione attiva al lavoro aziendale. Durante il giudizio in Cassazione, il ricorrente ha presentato domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies per sanare il debito previdenziale. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvio della procedura di definizione agevolata, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. L'effettivo pagamento della prima rata comporterà l'estinzione del giudizio e la perdita di efficacia delle precedenti sentenze non definitive.
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Giudicato esterno: stop alle doppie richieste previdenziali
Il caso riguarda l'opposizione mossa da una contribuente contro un avviso di addebito dell'Ente Previdenziale per contributi relativi alla Gestione commercianti dal 2006 al 2012. La contribuente eccepiva l'esistenza di un giudicato esterno, derivante da una precedente sentenza definitiva che aveva già annullato un altro avviso per lo stesso periodo, accertando l'insussistenza dell'obbligo di iscrizione. La Corte d'Appello aveva respinto l'eccezione ritenendo che le somme richieste nei due avvisi non fossero identiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che l'accertamento definitivo sulla mancanza dei requisiti di iscrizione per un determinato periodo si estende a tutte le pretese contributive relative a quel medesimo arco temporale, impedendo all'Ente Previdenziale di richiedere ulteriori somme per gli stessi anni.
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Contributi previdenziali su utili societari: INPS perde
L'INPS pretendeva il pagamento dei contributi previdenziali su utili societari percepiti da un lavoratore autonomo, iscritto alla Gestione Commercianti come agente di commercio, derivanti dalla sua mera partecipazione al capitale di due società a responsabilità limitata (S.r.l.). Il lavoratore non svolgeva alcuna attività lavorativa in tali società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che i redditi da mera partecipazione in società di capitali costituiscono redditi di capitale e non redditi d'impresa. Di conseguenza, tali somme non rientrano nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti all'ente previdenziale. Vince il lavoratore autonomo, che non deve pagare i contributi previdenziali su utili societari derivanti da soli investimenti finanziari.
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Base imponibile contributiva: INPS perde contro il socio
L'INPS pretendeva di includere nella base imponibile contributiva di un lavoratore autonomo gli utili derivanti dalla sua partecipazione, come socio fondatore, in una società a responsabilità limitata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che i proventi derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali costituiscono redditi di capitale. Di conseguenza, tali somme non rientrano nella base imponibile contributiva per la gestione commercianti, la quale si calcola esclusivamente sui redditi d'impresa derivanti da un'effettiva attività lavorativa. La distinzione fiscale che qualifica i proventi del socio fondatore come lavoro autonomo costituisce una finzione giuridica non applicabile in ambito previdenziale.
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Contributi INPS su utili S.r.l.: niente pagamenti senza lavoro
L'INPS pretendeva il pagamento di una maggiore quota di contributi previdenziali da due lavoratori autonomi iscritti alla Gestione commercianti. L'istituto calcolava l'importo includendo anche i redditi derivanti dalle loro quote di partecipazione in una società a responsabilità limitata (S.r.l.). I lavoratori si sono opposti, evidenziando che in tale società non svolgevano alcuna attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che i Contributi INPS su utili S.r.l. non sono dovuti se il socio non lavora nell'azienda. Gli utili da mera partecipazione finanziaria costituiscono infatti redditi di capitale e non redditi d'impresa. Di conseguenza, tali somme non rientrano nella base imponibile previdenziale. L'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Contributi previdenziali su utili societari: vittoria per i soci
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo, iscritto alla Gestione commercianti, il pagamento di contributi previdenziali aggiuntivi calcolati anche sui redditi derivanti dalla sua partecipazione in una società a responsabilità limitata (S.r.l.). Il lavoratore non svolgeva alcuna attività lavorativa all'interno di questa società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che non sono dovuti i contributi previdenziali su utili societari se questi derivano da una mera partecipazione finanziaria. Tali proventi costituiscono infatti redditi di capitale e non redditi d'impresa, escludendoli così dalla base imponibile contributiva. Di conseguenza, il lavoratore ha vinto la causa e l'INPS è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Contributi gestione commercianti: salvi i soci non operativi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Istituto Previdenziale contro un socio di una s.r.l. L'ente pretendeva il pagamento dei **Contributi gestione commercianti** sui redditi percepiti dal socio in qualità di fondatore non lavoratore. I giudici hanno chiarito che i proventi derivanti dalla sola partecipazione al capitale di una società, senza lo svolgimento di attività lavorativa al suo interno, costituiscono redditi di capitale e non redditi d'impresa. Di conseguenza, tali somme non possono essere incluse nella base imponibile previdenziale. Il socio vince definitivamente la causa e non deve pagare le somme richieste dall'ente per la sua quota di partecipazione nella società di capitali.
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Socio inattivo: no contributi previdenziali gestione commercianti
L'INPS ha richiesto a un cittadino il pagamento di contributi previdenziali gestione commercianti sui redditi percepiti come socio fondatore di una società a responsabilità limitata. La Corte d'Appello ha annullato la richiesta per la quota relativa a tale società, accertando che il socio non vi svolgeva alcuna attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che i redditi derivanti dalla mera partecipazione al capitale di una società di capitali, senza prestazione di attività lavorativa, costituiscono redditi di capitale e non d'impresa. Pertanto, tali somme sono escluse dalla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali gestione commercianti, risultando irrilevante la qualifica di socio fondatore. Vince il cittadino, con condanna dell'INPS alle spese.
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Contributi previdenziali su utili societari: no se non si lavora
L'INPS ha richiesto a un socio e amministratore unico di una società a responsabilità limitata il pagamento di contributi previdenziali calcolati anche sui redditi derivanti dalla sua partecipazione societaria. La Corte d'Appello ha annullato la richiesta poiché l'uomo non svolgeva alcuna attività lavorativa concreta all'interno dell'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che i contributi previdenziali su utili societari non sono dovuti se il socio non presta lavoro nell'impresa. I proventi derivanti dalla sola partecipazione al capitale sociale costituiscono infatti redditi di capitale e non redditi d'impresa, rimanendo esclusi dalla base imponibile previdenziale. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Contributi previdenziali su utili societari: quando l’INPS perde
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo, iscritto alla Gestione commercianti, il pagamento di contributi previdenziali aggiuntivi calcolati anche sui redditi derivanti dalla sua semplice partecipazione in una società a responsabilità limitata (S.r.l.), nella quale però non svolgeva alcuna attività lavorativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che i dividendi derivanti da una mera partecipazione azionaria o societaria costituiscono redditi di capitale e non redditi d'impresa. Pertanto, tali somme non concorrono a formare la base imponibile per il calcolo dei contributi. Di conseguenza, non è dovuto alcun pagamento all'INPS per questi utili. Questa importante decisione chiarisce definitivamente i limiti dell'obbligo di versamento dei contributi previdenziali su utili societari per i soci non operativi.
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Prescrizione contributi INPS: stop alle pretese tardive dell’ente
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi dovuti da un lavoratore autonomo alla Gestione commercianti per l'anno 2005. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di prescrizione iniziasse a decorrere solo dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi INPS decorre dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi stessi, e non dalla successiva dichiarazione dei redditi, la quale rappresenta solo una comunicazione di dati e non l'origine del debito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e i contributi richiesti rimangono prescritti.
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Contributi coadiutori familiari: dipendente batte INPS
L'INPS ha richiesto a una socia di una S.r.l. il pagamento dei contributi coadiutori familiari alla Gestione commercianti per l'attività lavorativa svolta dal figlio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che, sebbene i familiari coadiutori che lavorano abitualmente in una società debbano essere iscritti alla Gestione commercianti, tale obbligo decade se il familiare è già assunto come lavoratore dipendente della stessa società. Nel caso specifico, il figlio risultava regolarmente assunto con contratto di lavoro subordinato. Di conseguenza, l'INPS non poteva pretendere la doppia contribuzione, confermando l'annullamento degli avvisi di addebito.
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