LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Furto Aggravato — Anno 2023

Pagina 6 di 22

432 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Furto Aggravato

Provvedimenti

Furto aggravato: il ricorso ripetitivo costa caro all’imputato
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della circostanza aggravante dell'esposizione dei beni alla pubblica fede. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di censure già esaminate e respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di furto aggravato. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di Cassazione, a meno che la motivazione della sentenza d'appello non sia palesemente illogica. Inoltre, la richiesta di riduzione della pena è stata respinta poiché il giudice di merito ha esercitato correttamente il proprio potere discrezionale, applicando una sanzione inferiore alla media edittale. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato: la recinzione non salva dalla condanna
Un uomo è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto beni da un'area recintata ma priva di sorveglianza continua. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse solo di un tentativo di furto e contestando l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, oltre al diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato è consumato poiché l'imputato ha acquisito il controllo della refurtiva fuori dalla vista delle forze dell'ordine. Inoltre, l'aggravante sussiste anche in aree recintate se la vigilanza del proprietario è solo saltuaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: la vittima non chiede danni ma il reo perde
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava l'attendibilità della vittima e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la colpevolezza, evidenziando che la persona offesa non aveva intenti vendicativi, non essendosi costituita parte civile, e che l'imputato aveva restituito parte della refurtiva grazie a denaro fornito dalla vittima stessa. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se motivato con elementi decisivi. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato in ex ospedale: la Cassazione condanna il ladro
L'Imputato è stato condannato per furto in concorso commesso all'interno di una ex residenza sanitaria assistenziale di proprietà dell'Azienda Sanitaria locale. Oggetto del furto erano un televisore, rubinetti in ottone, torce e una manichetta antincendio. La difesa ha contestato la sussistenza dell'aggravante del furto di beni destinati a pubblico servizio, sostenendo che la struttura fosse ormai dismessa e abbandonata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la sussistenza del reato di furto aggravato. I giudici hanno chiarito che la dismissione avvenuta solo un mese prima del fatto non prova la rinuncia definitiva dell'ente pubblico all'utilizzo della struttura per scopi di utilità sociale. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca dell’affidamento in prova per furto in chiesa
Il Tribunale di sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova per un condannato, sorpreso a compiere un furto aggravato. L'uomo, mentre si trovava in regime di semilibertà assistita, ha forzato la cassetta delle elemosine di una chiesa parrocchiale per sottrarre il denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore del condannato, confermando che la commissione di un nuovo reato grave è del tutto incompatibile con la prosecuzione della misura alternativa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha convalidato la revoca dell'affidamento in prova e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato in ospedale: condannati i dipendenti infedeli
Due dipendenti di un ospedale pubblico, un magazziniere e un operatore tecnico, sono stati condannati per il reato di furto aggravato continuato. I due si impossessavano sistematicamente di derrate alimentari destinate alla mensa dell'ospedale, occultandole in scatole per poi portarle all'esterno della struttura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei lavoratori. I giudici hanno confermato la sussistenza del furto, escludendo l'attenuante del danno di speciale tenuità poiché i beni sottratti (carne, formaggi e olio) non avevano un valore irrisorio. È stata inoltre negata la prevalenza delle attenuanti generiche a causa del grave abuso del rapporto fiduciario con l'ente pubblico. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.
Continua »
Furto aggravato: la maniglia rotta costa il carcere ai ladri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per tentato e consumato furto aggravato. Gli imputati avevano forzato persiane e maniglie di abitazioni e negozi di notte. La difesa contestava l'aggravante della violenza sulle cose e della minorata difesa per l'orario notturno, oltre al mancato riconoscimento delle attenuanti per collaborazione e per la presunta tenuità del danno. La Suprema Corte ha confermato che rompere una maniglia o una persiana configura la violenza sulle cose e che agire di notte integra la minorata difesa, anche in presenza di allarmi. Ha inoltre escluso sconti di pena poiché la collaborazione era tardiva e utilitaristica, e i danni non erano irrisori. Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato al bar: incastrato dalle scarpe nei video
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato ai danni di un bar. L'imputato era penetrato nel locale forzando le sbarre di una finestra e rubando 1.800 euro dalla cassa. La difesa contestava l'identificazione dell'autore del reato, avvenuta tramite l'analisi dei filmati di videosorveglianza da parte di un carabiniere che conosceva il soggetto. La Suprema Corte ha confermato la validità del riconoscimento, supportato da dettagli fisici, dall'abbigliamento e da un precedente litigio tra l'imputato e il gestore del bar, avvenuto poco prima del furto a causa della chiusura del locale che impediva all'uomo di continuare a giocare alle slot machine. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto di energia elettrica: condannato anche chi usa l’allaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore societario per il reato di furto di energia elettrica, realizzato tramite un allaccio abusivo alla rete pubblica. L'imputato sosteneva di non aver eseguito materialmente il collegamento. I giudici hanno chiarito che risponde del reato anche chi si limita a sfruttare consapevolmente l'allaccio abusivo predisposto da altri. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il prelievo prolungato ha causato un danno non trascurabile alla rete e al contatore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto di energia elettrica: non basta non essere proprietari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e 300 euro di multa nei confronti di un cittadino per il reato di furto di energia elettrica. L'uomo aveva realizzato un allaccio abusivo diretto alla rete elettrica tramite un cavo posizionato alla base del contatore della propria abitazione. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla proprietà dell'immobile e l'assenza di dolo. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che l'imputato risiedeva stabilmente nell'immobile ed era l'intestatario della fornitura, rendendo inverosimile la sua estraneità al bypass visibile. La Suprema Corte ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Furto di energia elettrica: condannato l’inquilino che la usa
Un inquilino è stato condannato per il furto di energia elettrica all'interno dell'appartamento preso in locazione. L'illecito era stato realizzato tramite un allaccio abusivo a una cassetta di derivazione. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la responsabilità non fosse provata e che l'allaccio potesse essere opera di terzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per configurare il reato, non serve dimostrare chi abbia materialmente eseguito l'allaccio abusivo. È sufficiente che l'imputato sia l'utilizzatore consapevole dell'immobile e che benefici della corrente sottratta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato di gas: condannato l’inquilino anche senza prove
L'Utilizzatore di un appartamento è stato condannato per il reato di furto aggravato di gas metano, sottratto tramite la manomissione del contatore. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'allaccio abusivo potesse essere stato effettuato da terzi, dato che il contatore si trovava sulla pubblica via. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che per configurare il furto aggravato di gas non occorre sorprendere l'autore materiale dell'allaccio abusivo, né serve la proprietà dell'immobile. È sufficiente che il soggetto sia l'utilizzatore consapevole della fornitura abusiva e l'unico ad avere interesse a consumare il gas senza pagare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato di energia elettrica: basta l’uso per la condanna
L'Utilizzatore di un immobile ricorreva in Cassazione contro la condanna per furto aggravato di energia elettrica, realizzata tramite un allaccio abusivo alla rete pubblica. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla materiale esecuzione dell'allaccio da parte dell'imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna a dieci mesi di reclusione e trecento euro di multa. I giudici hanno stabilito che, per configurare il furto aggravato di energia elettrica, non serve dimostrare chi abbia eseguito materialmente il collegamento o chi sia il proprietario dell'immobile. È sufficiente che il soggetto sia l'utilizzatore consapevole della fornitura abusiva, avendo l'esclusivo interesse a usufruire dell'elettricità sottratta. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: autorizzati per i tubi, condannati per il cancello
Un imprenditore e un suo dipendente sono stati condannati per il reato di furto aggravato di materiale ferroso. Sebbene autorizzati a prelevare solo tubi dismessi da un deposito, i due hanno tentato di asportare con una fiamma ossidrica anche un cancello e una tettoia in ferro, elementi di arredo della proprietà. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo per il dipendente e la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno escluso la tenuità del fatto a causa dei danni provocati alla proprietà e del valore dei beni, confermando la piena responsabilità di entrambi i soggetti e condannandoli anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato: la restituzione non evita la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di furto aggravato dopo essersi impossessato di una bicicletta. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante per aver restituito la bicicletta intatta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la richiesta di applicazione della seconda parte dell'articolo 62, numero 6, del codice penale è stata presentata per la prima volta in sede di legittimità, rendendola non esaminabile. Inoltre, il secondo motivo di ricorso è stato giudicato del tutto generico. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: il video del teste incastra il collaboratore
Un collaboratore di uno studio di tatuaggi è stato condannato per furto aggravato per aver sottratto, dopo la morte del titolare, numerose attrezzature, tavole grafiche e dipinti dal negozio, poi rinvenuti nella sua abitazione o venduti all'estero. L'imputato ha contestato l'utilizzabilità di un video che provava la sua presenza nel locale e l'applicazione dell'aggravante del danno di rilevante gravità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto valido il video, supportato da testimonianze attendibili, e hanno confermato la gravità del danno economico basandosi sul valore di mercato dei beni sottratti e sul prezzo di vendita di alcune opere a un collezionista straniero.
Continua »
Furto aggravato di energia elettrica: condannato il residente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto aggravato di energia elettrica a carico di un cittadino. L'imputato sosteneva la propria estraneità ai fatti poiché l'utenza era intestata a un'altra persona e non vi erano prove dirette della sua manomissione del contatore. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: l'uomo risiedeva stabilmente nell'immobile dal 2010 ed era quindi l'effettivo utilizzatore dell'energia abusivamente sottratta. La mancata voltura del contratto non esclude la responsabilità penale del residente, accertata tramite i rilievi fotografici dei tecnici dell'ente erogatore che hanno documentato la manomissione del misuratore.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: dal furto al carcere
Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato con effetto retroattivo l'affidamento in prova al servizio sociale concesso a un condannato, dopo che quest'ultimo ha commesso un furto aggravato di utensili da un furgone durante il periodo di prova. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la retroattività della revoca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la commissione di un nuovo reato grave dimostra il fallimento totale del percorso di risocializzazione. Di conseguenza, la revoca retroattiva è pienamente legittima se il comportamento del soggetto evidenzia un'incompatibilità assoluta con la misura alternativa fin dall'inizio del percorso rieducativo.
Continua »
Furto aggravato in clinica: incastrata dalle telecamere
L'Addetta alle Pulizie di un poliambulatorio pubblico è stata condannata per furto aggravato per aver sottratto la somma di 1148 euro, corrispondente ai ticket sanitari versati dagli utenti. La donna ha utilizzato un ferro e una torcia per estrarre la busta con il denaro dalla cassaforte dell'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto pienamente utilizzabili i fotogrammi estratti dai sistemi di videosorveglianza, che mostravano chiaramente la donna mentre armeggiava vicino alla cassaforte. La richiesta di applicare la desistenza volontaria è stata respinta poiché il reato era già stato interamente consumato con l'impossessamento del denaro. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
Continua »