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Furto Aggravato In Abitazione

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato commesso da chi si impossessa della cosa mobile altrui entrando in un luogo di privata dimora, punito con pene più severe rispetto al furto semplice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto aggravato in abitazione: Ricorso inammissibile, condanna confermata
Una persona è stata condannata per furto aggravato in abitazione. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando le motivazioni della condanna e il mancato riconoscimento di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero generiche e non specifiche. La decisione ha confermato la condanna precedente, obbligando il ricorrente a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare ricorsi precisi e ben argomentati per evitare l'inammissibilità in materia di furto aggravato in abitazione.
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Furto Aggravato in Abitazione: Ricorso Inammissibile, Spese a Carico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per furto aggravato in abitazione. L'imputato contestava la motivazione della condanna e la qualificazione giuridica del fatto, in particolare la nozione di "privata dimora". La Corte ha ritenuto il primo motivo basato su mere doglianze di fatto, non ammissibili in Cassazione. Il secondo motivo, relativo alla "privata dimora", è stato giudicato manifestamente infondato, in linea con la giurisprudenza consolidata. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Ricorso Inammissibile se Ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile. Un Lavoratore era stato condannato per furto aggravato in abitazione. Egli ha presentato ricorso, ma i giudici hanno ritenuto che i motivi fossero una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e respinti nei gradi precedenti di giudizio. La legge non permette di riproporre le stesse contestazioni sui fatti in sede di legittimità. Per questo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Patteggiamento: Inammissibile l’Appello per Furto Aggravato
Due individui avevano concordato una pena (patteggiamento) per furto aggravato in abitazione. Hanno poi presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sull'esclusione di cause di proscioglimento e l'errata qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che l'immobile fosse disabitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il ricorso patteggiamento è limitato a specifici motivi, escludendo l'erronea applicazione dell'art. 129 c.p.p. e le contestazioni sulla qualificazione giuridica non palesemente eccentriche. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: Furto Aggravato e Appello Vano
Un imputato ha presentato un ricorso in Cassazione contro una condanna per furto aggravato in abitazione. La Corte d'Appello aveva ridotto la sua pena per due episodi di furto di denaro e oggetti preziosi, commessi con altri, senza considerare la recidiva. L'imputato contestava la sua identificazione come partecipante ai furti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le sue contestazioni fossero generiche e ripetitive, senza affrontare le prove già esaminate dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva logicamente stabilito la sua responsabilità basandosi su vari elementi, incluse intercettazioni. L'imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: no alla rilettura dei fatti
Due individui sono stati arrestati dalle forze dell'ordine in stato di quasi flagranza dopo un episodio di furto aggravato in abitazione. I giudici di merito hanno condannato entrambi i complici, escludendo per uno di essi l'attenuante della minima partecipazione e applicando all'altro l'aumento per recidiva. I due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contestando la ricostruzione probatoria, il mancato riconoscimento del ruolo marginale e la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici di legittimità non possono rivalutare le prove o i fatti accertati nei precedenti gradi. La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: ricorso respinto in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per i reati di furto aggravato in abitazione e possesso ingiustificato di strumenti atti allo scasso. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la mancata applicazione dell'attenuante per il danno di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva riflette la pericolosità del soggetto e che l'attenuante del danno minore non si applica valutando solo il valore degli oggetti rubati, ma considerando il pregiudizio complessivo causato dall'azione criminosa. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: inammissibile contestare la pena
Due individui imputati di furto aggravato in abitazione stipulano un concordato in appello, accordandosi sulla pena con la Procura Generale e rinunciando ai restanti motivi di impugnazione. Successivamente, entrambi propongono ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la responsabilità penale e la congruità della pena concordata. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che l'accordo stretto tramite concordato in appello preclude la possibilità di contestare successivamente la responsabilità o la misura della sanzione liberamente accettata. Il ricorso resta ammissibile solo per vizi relativi alla formazione della volontà, al consenso delle parti o a difformità della decisione rispetto al patto. I ricorrenti subiscono la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato in abitazione: ricorso respinto e sanzione
Un uomo subisce una condanna per il reato di furto aggravato in abitazione. La Corte di Appello riforma la decisione di primo grado unicamente riducendo la misura della pena inflitta. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando la validità probatoria delle dichiarazioni fornite dalla persona offesa durante il dibattimento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure e della mancata critica specifica alle motivazioni d'appello. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: no al ricorso per le prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per furto aggravato in abitazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa. L'imputata contestava la valutazione delle prove operata dai giudici di merito, sostenendo che le testimonianze favorevoli non fossero state considerate a sufficienza. I giudici supremi hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare il merito delle prove né rivalutare la credibilità delle dichiarazioni già vagliate nei precedenti gradi di giudizio. Poiché i gravi indizi di colpevolezza convergevano in modo logico e coerente sulla responsabilità dell'imputata, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La ricorrente è stata quindi condannata al pagamento delle spese legali e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: la Cassazione non sconta la pena
Un uomo, condannato per due episodi di furto aggravato in abitazione commessi insieme ad altri complici, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato lamentava l'eccessiva severità della pena, sostenendo che i giudici non avessero considerato la sua collaborazione processuale e la sua ridotta capacità a delinquere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta della pena spetta al giudice di merito e non può essere modificata in Cassazione se la motivazione è logica e coerente. Nel caso specifico, la gravità dei fatti e la serialità dei furti giustificano la sanzione, mentre la collaborazione era già stata premiata con la concessione delle attenuanti generiche. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in abitazione: la Cassazione blinda la pena
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in abitazione dopo aver sottratto armi, munizioni, macchine fotografiche, orologi e oggetti d'oro da una casa privata. La Corte d'Appello ha confermato la pena di un anno e otto mesi di reclusione e quattrocento euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la severità della pena e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena e la valutazione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivate. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: no allo sconto massimo automatico
Il caso riguarda un uomo condannato per due episodi di furto aggravato in abitazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della massima riduzione di pena, nonostante il riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la misura della riduzione di pena rientra nella valutazione discrezionale del giudice di merito. Tale decisione, se adeguatamente motivata e bilanciata con la gravità delle aggravanti contestate, non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in abitazione: la Cassazione blinda la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in abitazione. Ha proposto ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, in particolare le modalità della sua identificazione, e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche come prevalenti sulle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sui fatti non possono essere riproposte in sede di legittimità se già logicamente superate nei gradi precedenti. Inoltre, la mancata prevalenza delle attenuanti era stata ampiamente motivata dal giudice di merito. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in abitazione: no alla Cassazione sui fatti
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in abitazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle telefonate intercorse con i complici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove o dei fatti già ampiamente esaminati nei precedenti gradi di giudizio, a meno che non vi sia un evidente travisamento delle prove. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in abitazione: condanna definitiva senza perizia
Due imputati sono stati condannati per furto aggravato in abitazione e tentato furto. Hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prove certe sulla loro identità, basata su intercettazioni ambientali e telefoniche, e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove deve essere unitaria e globale, non frammentata. Inoltre, per negare le attenuanti generiche, il giudice di merito non deve confutare ogni singola tesi difensiva, ma basta che indichi gli elementi decisivi che giustificano il diniego. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato in abitazione: ricorso nullo per genericità
L'Imputato è stato condannato per concorso nel reato di furto aggravato in abitazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando esclusivamente il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le medesime contestazioni già ampiamente esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da una donna condannata per furto aggravato in abitazione. La Corte d'appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado sostituendo la reclusione con la detenzione domiciliare. La ricorrente ha impugnato la decisione contestando genericamente il trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e privi di correlazione logica con la sentenza impugnata, non indicando i punti di illogicità della decisione di secondo grado. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: l’aggravante scatta anche in casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un gruppo di persone per tentato furto aggravato in abitazione. Gli imputati avevano contestato l'applicazione di una specifica aggravante, quella dell'esposizione della refurtiva alla pubblica fede. La Corte ha stabilito un principio importante: questa aggravante si applica anche al furto in abitazione. Ciò accade quando il bene, pur trovandosi in un luogo privato, è situato in un'area aperta al pubblico o comunque di facile accesso. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e la condanna è diventata definitiva, chiarendo i confini del furto aggravato in abitazione.
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Furto aggravato in abitazione: condanna per chi deruba anziani
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di furto aggravato in abitazione ai danni di persone anziane. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo un'errata valutazione delle prove, ma i giudici lo hanno dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che non è possibile chiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. È stata inoltre confermata la correttezza nell'applicazione delle aggravanti, come la recidiva (i precedenti penali dell'uomo) e la particolare vulnerabilità delle vittime. La condanna è quindi diventata definitiva.
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