Tre soggetti presentano ricorso in Cassazione dopo la condanna per associazione a delinquere e frode fiscale. Il sistema illecito utilizzava società cartiere e prestanome per realizzare una frode carosello sull'IVA. La Corte dichiara inammissibili tutti i ricorsi. Per il primo imputato, l'impugnazione è tardiva. Per gli altri due, i giudici confermano la qualifica di amministratore di fatto reati tributari, ricordando che non occorre l'esercizio di tutti i poteri aziendali: basta un'attività gestoria continuativa e significativa, dimostrata da intercettazioni, documenti sequestrati e indicazioni operative a clienti e banche. La Corte ribadisce anche che la contestazione per reati fiscali non è generica se le fatture false sono reperibili negli atti processuali. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali più tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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