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Foro Speciale

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un tribunale specifico indicato dalla legge come competente per determinate materie, che si aggiunge o sostituisce ai tribunali normalmente competenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Competenza territoriale nel lavoro: conta il deposito dei mezzi
Un autista ha avviato una causa per ottenere differenze retributive non pagate dal proprio datore di lavoro e dalle aziende committenti. Il dipendente ha scelto il tribunale del luogo in cui ritirava e riconsegnava quotidianamente il camion, situato in un parcheggio di terzi. Il giudice locale ha rifiutato il caso dichiarando la propria incompetenza e rimandando gli atti alla sede legale della società. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa impostazione e ha accolto l'istanza del lavoratore. La decisione ha chiarito i limiti della competenza territoriale nel lavoro, qualificando come vera e propria dipendenza aziendale anche un semplice deposito di proprietà terza utilizzato per parcheggiare e movimentare i furgoni aziendali.
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Competenza territoriale nel lavoro: tra domicilio e sede legale
Un lavoratore con mansioni promozionali ha impugnato il licenziamento e richiesto il risarcimento per demansionamento davanti al tribunale del proprio luogo di residenza. L'azienda ha eccepito l'incompetenza del giudice locale, sostenendo la validità del foro della propria sede legale. Il dipendente ha affermato che la propria abitazione costituiva una dipendenza aziendale, custodendovi telefono, computer portatile e auto di servizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, stabilendo che la semplice dotazione di strumenti mobili e lo svolgimento di frequenti trasferte non trasformano il domicilio privato in una sede operativa dell'impresa. Pertanto, la competenza territoriale nel lavoro appartiene al tribunale della sede legale della società, dove le parti hanno concluso il contratto.
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Competenza territoriale del giudice del lavoro: la svolta
Un gruppo di lavoratori addetti alle pulizie ferroviarie ha fatto causa alla società committente per ottenere il pagamento di spettanze retributive arretrate. Il Tribunale di Roma si era dichiarato incompetente a favore del Tribunale di Ivrea, dove l'appaltatore aveva la sede legale, ritenendo che il mero luogo di lavoro non bastasse a radicare la causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo la competenza territoriale del giudice del lavoro di Roma. La Corte ha chiarito che la nozione di dipendenza aziendale è molto ampia: comprende qualsiasi luogo, anche di terzi, in cui l'azienda organizzi un nucleo minimo di beni e strumenti per l'esecuzione del servizio. Di conseguenza, i lavoratori possono fare causa dove hanno effettivamente prestato la loro attività lavorativa.
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Competenza territoriale contributi previdenziali: decide la sede INPS
Un datore di lavoro ha proposto opposizione contro un avviso di addebito dell'INPS per contributi previdenziali non versati relativi ai propri dipendenti. Il Giudice di Pace e il Tribunale di Latina si sono dichiarati incompetenti, sollevando un conflitto davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito le regole sulla competenza territoriale contributi previdenziali. Quando la controversia riguarda gli obblighi previdenziali del datore di lavoro (e non di un lavoratore autonomo), non si applica il criterio della residenza del ricorrente. Al contrario, la competenza spetta al tribunale del luogo in cui ha sede l'ufficio dell'ente previdenziale presso cui è aperta la posizione contributiva. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale di Roma.
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Foro speciale degli avvocati: scontro tra Catania e Roma
Un professionista ha richiesto un decreto ingiuntivo al Tribunale di Catania per ottenere dal Ministero il pagamento di trentacinquemila euro come compenso per la partecipazione a un comitato tecnico di valutazione. Il Ministero ha contestato la competenza territoriale del giudice siciliano. La Cassazione ha stabilito che il foro speciale degli avvocati non si applica in questo caso. Questa regola di favore vale esclusivamente per il recupero di crediti legati a prestazioni tipiche di difesa e rappresentanza in giudizio. Poiché l'attività svolta nel comitato non richiedeva necessariamente la qualifica di avvocato né un mandato difensivo, la competenza spetta al Tribunale di Roma, sede del Ministero debitore. Il ricorso del professionista è stato rigettato.
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Recupero crediti professionali dell’avvocato: decide la sua città
Un avvocato ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il recupero crediti professionali dell'avvocato contro una società cliente davanti al Tribunale di Salerno, dove il professionista è iscritto all'albo. La società ha contestato la competenza territoriale, sostenendo che la causa andasse radicata dove si erano svolti i singoli processi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l'avvocato può scegliere liberamente tra il rito sommario speciale (davanti al giudice che ha trattato la causa) e il classico decreto ingiuntivo. In quest'ultimo caso, l'avvocato ha il diritto di agire davanti al tribunale del luogo in cui ha sede il proprio ordine professionale di appartenenza.
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Dipendenza aziendale: la casa del lavoratore vince sulla sede
Un informatore scientifico ha fatto causa all'azienda farmaceutica per accertare il rapporto di lavoro subordinato. Il Tribunale di Roma si è dichiarato incompetente, indicando tra i possibili giudici quello di Genova, luogo di domicilio del lavoratore. Il Tribunale di Genova ha sollevato conflitto di competenza, ritenendo che la casa del dipendente non potesse qualificarsi come dipendenza aziendale. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abitazione dell'informatore scientifico, dotata di strumenti di lavoro come computer, telefono e campioni di farmaci, costituisce una vera e propria dipendenza aziendale ai sensi dell'art. 413 c.p.c. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Genova, dove il processo dovrà essere riassunto.
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Divisione ereditaria: il tribunale competente per i beni venduti
Un coerede ha avviato una causa davanti al Tribunale di Teramo chiedendo la divisione ereditaria dei beni di una familiare defunta, residente in provincia di Milano. Ha proposto anche un'azione revocatoria per annullare le vendite di immobili e quote societarie effettuate dagli altri eredi prima della morte della donna, al fine di ricostituire l'asse ereditario. Gli altri eredi hanno eccepito l'incompetenza territoriale, indicando il Tribunale di Monza come competente per l'ultimo domicilio della defunta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del coerede, stabilendo che la divisione ereditaria è la domanda principale. Di conseguenza, l'azione revocatoria, avendo una funzione preparatoria e accessoria per ricostituire il patrimonio, viene attratta dalla competenza del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. Vince l'erede che ha eccepito l'incompetenza: la causa si sposta a Monza.
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Responsabilità magistrati: unico processo per più giudici? No
Un cittadino ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento, accusando di condotta illecita più magistrati operanti in diverse città. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale sulla responsabilità civile dei magistrati: non è possibile intentare un unico processo. Quando le accuse riguardano magistrati di distretti giudiziari differenti, è obbligatorio avviare cause separate presso i rispettivi tribunali competenti. Questa regola sulla competenza è speciale e inderogabile, prevalendo su ogni altra norma generale del codice di procedura. Di conseguenza, il tentativo del cittadino di unificare le cause è fallito e ha perso il ricorso.
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Foro speciale avvocato: valido anche per l’arbitrato, vince il legale
Un Avvocato ha chiesto a un Comune il pagamento di onorari per averlo difeso in una procedura di arbitrato. Il legale ha agito presso il tribunale della città in cui ha sede il suo Ordine professionale, avvalendosi del cosiddetto 'Foro speciale avvocato'. Il Comune si è opposto, sostenendo che tale foro valesse solo per le cause ordinarie e non per l'arbitrato. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Avvocato. Ha stabilito che l'arbitrato rituale è equiparabile a un procedimento giudiziario. Di conseguenza, il Foro speciale avvocato si applica anche per il recupero di compensi maturati in tale sede, confermando la competenza del tribunale scelto dal professionista.
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Competenza territoriale nel lavoro: vince il luogo della prestazione
Due lavoratori impiegati in un servizio di portierato e reception hanno citato in giudizio le società datrici di lavoro per ottenere il pagamento di spettanze retributive. Il Tribunale inizialmente adito si era dichiarato incompetente, sostenendo che la causa dovesse spostarsi presso la sede legale della società cooperativa subentrante nell'appalto. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la competenza territoriale nel lavoro spetta al giudice del luogo in cui si trova la dipendenza aziendale alla quale il lavoratore è addetto. Nel caso di specie, tale luogo coincide con i locali dell'ente sanitario committente dove la prestazione è stata svolta in via esclusiva, garantendo così la vicinanza del processo agli elementi probatori e la tutela del lavoratore.
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Competenza cause societarie: legato di azioni e foro
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del foro speciale per la competenza in cause societarie. In un caso riguardante un legato di azioni, la Corte ha stabilito che la controversia non riguarda il rapporto sociale, ma il trasferimento della proprietà. Pertanto, non si applica il foro esclusivo della sede della società (art. 23 c.p.c.), ma le regole generali sulla competenza, come quella del cumulo soggettivo (art. 33 c.p.c.), se l'azione è proposta contro più società con sedi diverse.
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