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Forma Scritta Ad Substantiam

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289 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Interessi moratori sanità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso a una pubblica udienza la decisione sulla debenza degli interessi moratori in sanità, specificamente per i ritardi di pagamento da parte di un'Azienda Sanitaria Locale a un fornitore di ausili ortopedici. I giudici di merito avevano escluso l'applicazione del D.Lgs. 231/2002, negando la natura di 'transazione commerciale' al rapporto. La Suprema Corte ha ritenuto la questione di notevole rilevanza e priva di precedenti specifici, rendendo necessario un approfondimento prima di una pronuncia definitiva.
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Contratto Pubblica Amministrazione: Limiti e Validità
Una società sanitaria ha richiesto il pagamento per prestazioni fornite a un'azienda sanitaria pubblica. Le corti hanno respinto la richiesta perché le prestazioni non erano incluse nel contratto scritto. La Cassazione ha confermato che in un contratto con la Pubblica Amministrazione, il testo scritto prevale su qualsiasi comportamento successivo e ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, anche per la domanda di ingiustificato arricchimento.
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Varianti appalti pubblici: l’ordine scritto è cruciale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in situazioni di emergenza come un post-terremoto, le varianti appalti pubblici che comportano un aumento dei costi richiedono una formale autorizzazione scritta da parte della stazione appaltante. Un ordine del solo Direttore dei Lavori è insufficiente a vincolare la Pubblica Amministrazione al pagamento di opere extra. Il caso riguardava una società di costruzioni che, dopo aver eseguito lavori di puntellamento per un Comune, si era vista negare il pagamento per opere aggiuntive e un aumento dei prezzi, proprio per la mancanza di un atto formale di approvazione.
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Ritardo pagamento appalto: onere della prova del Comune
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune per ottenere gli interessi moratori su pagamenti effettuati in ritardo. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, addossando alla società l'onere di provare la colpa del Comune. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che in un ritardo pagamento appalto, è l'ente pubblico debitore a dover dimostrare che il ritardo è dovuto a cause a esso non imputabili. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Diritto di riscatto: la prova del contratto locazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società commerciale che intendeva esercitare il diritto di riscatto su un immobile. La decisione si fonda sulla mancata prova dell'esistenza di un valido contratto di locazione, considerato presupposto essenziale per l'esercizio di tale diritto. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e ha chiarito importanti aspetti procedurali, come la legittimazione a sollevare l'eccezione di mancata interruzione del processo.
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Modifica parti comuni: l’unanimità è necessaria
Una nuova proprietaria ha citato in giudizio i vicini per aver modificato illecitamente le parti comuni, chiudendo l'accesso alla soffitta e annettendo una cantina. La Corte di Cassazione ha stabilito che una tale modifica delle parti comuni non è una semplice innovazione, ma un atto di disposizione dei diritti di proprietà. Di conseguenza, è richiesto il consenso unanime e scritto di tutti i comproprietari, e non una semplice delibera a maggioranza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Rinnovo tacito locazione P.A.: perché non è valido?
Una associazione professionale sosteneva il rinnovo tacito di un contratto di locazione con un ente pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che il rinnovo tacito locazione con la Pubblica Amministrazione è impossibile. Per la validità di tali contratti è sempre richiesta la forma scritta, che non può essere sostituita da comportamenti concludenti come il pagamento continuato di somme.
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Tariffa rifiuti: distinzione e validità legale
Una società di raccolta rifiuti ha contestato un'ingiunzione di pagamento per le tariffe di smaltimento, sostenendo che la tariffa stabilita dall'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) non fosse vincolante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo la distinzione cruciale tra la tariffa rifiuti di conferimento (corrispettivo per un servizio, fissato dall'ATO) e la tariffa di igiene ambientale (TIA, un contributo di natura tributaria). La Corte ha confermato l'autorità dell'ATO nel fissare una tariffa di smaltimento vincolante per tutti gli utenti dell'impianto, indipendentemente dalla loro partecipazione all'accordo iniziale.
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Contratto scritto sanità: nullo senza forma scritta
Una società di factoring ha citato in giudizio un complesso ospedaliero e un'azienda sanitaria locale per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie fornite da una struttura privata. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, affermando che l'assenza di un formale contratto scritto in sanità tra la struttura privata e l'ente pubblico comporta la nullità della pretesa di pagamento. Tale requisito è obbligatorio e non può essere sostituito né dal semplice accreditamento né dall'effettiva erogazione delle prestazioni. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio.
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Risoluzione contratto a progetto: serve forma scritta?
Un collaboratore si è opposto alla risoluzione verbale del suo contratto a progetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, così come la stipula, anche la risoluzione consensuale del contratto a progetto richiede obbligatoriamente la forma scritta per essere valida (ad substantiam), a tutela della certezza dei rapporti giuridici. Qualsiasi accordo verbale di cessazione è pertanto nullo.
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Contratti Pubblica Amministrazione: la forma scritta
Una società ha fornito beni a un Comune senza un contratto scritto formale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il pagamento, ribadendo che i contratti con la Pubblica Amministrazione richiedono la forma scritta per la loro validità. L'assenza di un accordo firmato e di un corretto impegno di spesa rende la pretesa creditoria inesigibile nei confronti dell'ente pubblico, spostando l'eventuale responsabilità sul funzionario che ha autorizzato la fornitura.
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Contratto pubblico senza forma scritta: no al pagamento
Un professionista ha richiesto il pagamento per incarichi svolti per un Comune, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che un contratto pubblico senza forma scritta è nullo. Anche la richiesta di indennizzo per arricchimento senza causa è stata negata, poiché la legge prevede un'azione diretta contro il funzionario che ha autorizzato la prestazione senza la necessaria copertura finanziaria, rendendo inammissibile l'azione sussidiaria contro l'ente.
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Efficacia retroattiva contratto PA: Cassazione chiarisce
Una struttura sanitaria privata aveva eseguito prestazioni per un'ASL prima della firma formale del contratto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16687/2025, ha stabilito che l'efficacia retroattiva del contratto con la Pubblica Amministrazione è pienamente legittima. La Corte ha chiarito che la necessità della forma scritta non impedisce alle parti di stabilire una data di decorrenza degli effetti antecedente alla stipula, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato nullo l'accordo.
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Onorari avvocato PA: la Cassazione decide sul rito
Un avvocato ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento dei suoi onorari professionali relativi a un'attività difensiva svolta in un giudizio amministrativo. Le sue richieste sono state respinte sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del legale, stabilendo principi importanti in materia di onorari avvocato PA. La Corte ha chiarito che il rito speciale per la liquidazione delle parcelle si applica solo ai giudizi civili e non a quelli amministrativi. Inoltre, ha ribadito la necessità di un disconoscimento specifico, e non generico, delle copie fotostatiche prodotte in giudizio e ha confermato la validità del contratto di patrocinio con l'ente pubblico.
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Subappalto pubblico: la forma scritta è essenziale
Una società di servizi informatici ha citato in giudizio la sua subappaltatrice per inadempimento contrattuale, sostenendo la mancata fornitura di banche dati nell'ambito di un progetto pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: poiché il contratto principale era un appalto pubblico che richiedeva la forma scritta per la sua validità, tale requisito si estende anche al contratto derivato. Di conseguenza, qualsiasi presunto accordo verbale relativo al subappalto è nullo e non può essere provato in giudizio, rendendo la richiesta infondata. La decisione sottolinea l'importanza della forma scritta del subappalto nei contratti collegati ad appalti pubblici.
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Prova del credito: contratto scritto e data certa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società di gestione crediti che chiedeva l'ammissione al passivo di un fallimento. La decisione conferma che per la prova del credito non sono sufficienti estratti conto o documenti interni, ma è necessario produrre i contratti originali, che devono rispettare il requisito della forma scritta e avere una data certa opponibile alla massa dei creditori. Il ricorso è stato respinto anche per motivi procedurali, in quanto chiedeva un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità.
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Risoluzione contratto: serve la firma di entrambi
Un promissario acquirente consegna assegni non firmati. I tribunali di merito ritengono vi sia una risoluzione del contratto per mutuo consenso basata su una nota unilaterale successiva. La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione del contratto preliminare richiede un accordo scritto e firmato da entrambe le parti, annullando la decisione e rinviando per una nuova valutazione degli inadempimenti reciproci.
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Arricchimento ingiustificato: escluso l’utile d’impresa
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri di calcolo dell'indennizzo per arricchimento ingiustificato a favore di un'impresa che ha fornito un servizio a un ente pubblico in assenza di un contratto scritto. La Corte ha stabilito che dall'importo dovuto deve essere escluso l'utile di impresa, anche se la prestazione è remunerata tramite tariffe amministrative. Viene così confermato il principio secondo cui l'indennizzo deve ristorare la sola diminuzione patrimoniale subita, non il mancato guadagno.
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Rinuncia al ricorso: quando il giudizio si estingue?
Un Comune aveva impugnato una sentenza d'appello relativa alla necessità di un contratto scritto con una società per la riscossione di canoni. Durante il giudizio in Cassazione, tutte le parti hanno concordato per una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali e chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Contratti Pubblica Amministrazione: La Forma Scritta
Un fornitore di servizi sanitari ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per il mancato pagamento di prestazioni e per i danni derivanti dal ricorso al credito bancario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo due principi fondamentali: la necessità della forma scritta per la validità dei contratti con la pubblica amministrazione e l'onere per il creditore di provare il nesso causale tra il ritardo nel pagamento e il danno subito. La mancanza di contratti firmati per alcuni anni e l'assenza di una prova rigorosa del danno hanno determinato l'esito della controversia.
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