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Fondo Dominante

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120 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Motivazione della sentenza: Cassazione annulla decisione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello in un caso di servitù di passaggio tra parenti. La decisione è stata cassata a causa di una grave carenza nella motivazione della sentenza, risultata contraddittoria e incomprensibile. La Corte ha stabilito che la motivazione non raggiungeva il 'minimo costituzionale' richiesto, non spiegando logicamente le ragioni della sua decisione in merito ai fondi coinvolti.
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Servitù di passaggio: come provarla per usucapione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari immobiliari, confermando la costituzione di una servitù di passaggio per usucapione a favore dei fondi vicini. La sentenza chiarisce che per dimostrare tale diritto sono necessarie prove concrete dell'uso continuato per vent'anni e la presenza di opere visibili e permanenti, come una strada asfaltata, che manifestino in modo inequivocabile l'esistenza del peso sul fondo servente. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove testimoniali e documentali spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Servitù coattiva: diritto di passaggio per la casa
La Corte di Cassazione conferma la creazione di una servitù coattiva di passaggio per l'accesso veicolare a un'abitazione. La decisione bilancia le esigenze abitative del proprietario del fondo dominante con il sacrificio imposto al fondo servente, evidenziando come l'istituto debba essere interpretato alla luce delle moderne necessità abitative e della funzione sociale della proprietà, anche in caso di interclusione solo relativa.
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Spese servitù di passaggio: la divisione dei costi
Un condominio citava in giudizio i vicini per la caduta di aghi di pino su una rampa soggetta a servitù di passaggio. La Cassazione ha negato il risarcimento per illecito, trattandosi di un evento naturale, ma ha confermato l'obbligo di contribuire alle spese servitù di passaggio. La Corte ha corretto il metodo di calcolo della quota, stabilendo che debba essere applicata all'intero costo sostenuto e non a una frazione.
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Atto di abbandono: quando è nullo per indeterminatezza
La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità di un atto di abbandono di un fondo servente (ex art. 1070 c.c.) a causa dell'indeterminatezza dell'oggetto. L'atto raggruppava in modo indistinto diverse aree e più servitù con origini ed estensioni differenti, senza specificare la corrispondenza tra fondi serventi e fondi dominanti. Tale indeterminatezza ha reso impossibile l'effetto traslativo della proprietà, comportando la nullità totale dell'atto per violazione degli artt. 1346 e 1418 c.c.
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Servitù di passaggio apparente: il quid pluris
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26956/2024, ha chiarito i requisiti per l'acquisto di una servitù di passaggio per usucapione. Ha stabilito che la mera esistenza di una strada visibile non è sufficiente. È necessario un "quid pluris", ovvero opere che dimostrino in modo inequivocabile la specifica destinazione del percorso a servizio di un fondo (dominante) a scapito di un altro (servente). La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che si era limitata a constatare la presenza di un percorso asfaltato e inghiaiato, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Indivisibilità servitù: la Cassazione chiarisce
Un proprietario ha contestato il diritto di passaggio di un vicino, sostenendo che una recente divisione del terreno avesse estinto la servitù. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, riaffermando il principio di indivisibilità della servitù. Secondo la Corte, la divisione del fondo dominante non comporta l'estinzione automatica del diritto di passaggio per le nuove porzioni, anche se dotate di accesso alternativo, a meno che non sia espressamente previsto nell'atto di divisione.
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Servitù convenzionale: il titolo detta le regole
Due fratelli ricorrono in Cassazione per vedersi riconosciuta una servitù convenzionale di passaggio su un'area più estesa di quella ammessa dai proprietari del fondo vicino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per una servitù convenzionale, l'estensione e le modalità di esercizio sono determinate primariamente dal titolo costitutivo (l'atto notarile) e non dall'uso di fatto successivo. Poiché il titolo faceva riferimento a una specifica stradina esistente all'epoca e i fondi non erano interclusi, la pretesa di un passaggio più ampio è stata respinta.
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Servitù di passaggio: come si interpreta il titolo?
Una controversia tra proprietari confinanti sulla natura di una servitù di passaggio, se solo pedonale o anche carrabile. Il caso, basato sull'interpretazione di un atto notarile del 1985 che menzionava la larghezza del viale e la sosta di auto per 'carico e scarico', è giunto in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato che tali elementi sono sufficienti a dimostrare l'intenzione originaria delle parti di costituire una servitù di passaggio anche con veicoli, respingendo il ricorso dei proprietari del fondo servente.
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Modifica servitù di passaggio: l’accordo è vincolante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18004/2024, ha stabilito che un accordo scritto per la modifica servitù di passaggio, completo di planimetria, costituisce un contratto definitivo e vincolante. La parte che ha sottoscritto l'accordo non può rifiutarsi di adempiere, essendo obbligata a realizzare il nuovo percorso a proprie spese. La Corte ha rigettato il ricorso della proprietaria del fondo servente, che sosteneva la natura meramente preliminare e indeterminata dell'accordo, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Servitù di passaggio apparente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9450/2024, interviene su un caso di servitù di passaggio apparente tra fondi originariamente appartenenti a un unico proprietario e poi divisi tra eredi. La Corte ha cassato la decisione di merito, chiarendo che la sola esistenza di una strada o di un sentiero non è sufficiente per dimostrare il requisito dell'apparenza. È necessario un 'quid pluris', ovvero la prova che tali opere siano state realizzate specificamente per dare accesso al fondo dominante attraverso quello servente, manifestando in modo non equivoco l'esistenza di un peso stabile.
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Uso parziale servitù: si perde il diritto completo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esercizio di una servitù di passaggio in misura ridotta rispetto a quanto previsto dal titolo non comporta l'estinzione parziale del diritto per non uso. Nel caso specifico, un proprietario aveva ristretto la fascia di terreno soggetta a servitù, ma i titolari del fondo dominante avevano continuato a utilizzarla per accedere alla loro proprietà. La Corte ha applicato il principio secondo cui l'uso parziale servitù ne conserva l'interezza, ordinando la rimozione degli ostacoli e ripristinando la piena ampiezza del passaggio come da atto notarile.
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Servitù di passaggio: No all’estensione del diritto
La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado in materia di servitù di passaggio. Il caso riguardava l'utilizzo di una striscia di terreno di proprietà di un condominio come via d'accesso da parte di un altro condominio, sorto su un'area più vasta che inglobava il fondo originariamente beneficiario del diritto. La Corte ha stabilito che la servitù di passaggio non può essere estesa a fondi diversi da quello per cui era stata originariamente costituita, anche se questi vengono uniti. L'utilizzo del passaggio da parte di un complesso edilizio molto più grande è stato ritenuto un illecito aggravamento della servitù, portando alla declaratoria di inesistenza del diritto e alla condanna alla cessazione del transito.
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Servitù di passaggio: limiti e opere sul fondo servente
La Corte di Cassazione ha stabilito i limiti della servitù di passaggio, negando ai proprietari di un immobile il diritto di costruire una scala a chiocciola che avrebbe occupato interamente il vano (la cosiddetta "torretta") sul fondo servente, di proprietà altrui. La Corte ha chiarito che l'esercizio di una servitù non può spingersi fino a privare di fatto il proprietario del fondo servente della sua proprietà, specialmente se il titolo originario non prevede modalità così invasive.
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Aggravamento servitù: il titolo costitutivo prevale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunto aggravamento servitù di passaggio dovuto alla creazione di nuovi varchi e alla posa di tubature. La Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che per determinare l'esistenza di un aggravamento è fondamentale analizzare prioritariamente il titolo costitutivo della servitù. Le norme sul minor aggravio sono solo sussidiarie e si applicano solo se il titolo è poco chiaro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Servitù di passaggio: estensione e giudicato interno
In una lunga controversia relativa a una servitù di passaggio, la Corte di Cassazione interviene per la seconda volta, cassando la decisione della Corte d'Appello che fungeva da giudice di rinvio. Il cuore della sentenza riguarda l'errata applicazione del principio del giudicato. La Corte d'Appello aveva ritenuto coperte da giudicato alcune domande del proprietario del fondo dominante, poiché il relativo motivo di ricorso nel precedente giudizio di Cassazione era stato dichiarato 'assorbito'. La Suprema Corte chiarisce che l'assorbimento di un motivo non crea giudicato sulla questione sottostante, che deve quindi essere riesaminata dal giudice di rinvio. Di conseguenza, la sentenza viene annullata con rinvio affinché la Corte d'Appello si pronunci su tutte le domande originariamente proposte.
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Servitù per destinazione: requisiti e prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia in una controversia tra fratelli sorta dopo la divisione di una proprietà originariamente unica. L'ordinanza chiarisce che per la costituzione di tale diritto è sufficiente l'esistenza di opere visibili e permanenti al momento della divisione, come una strada di cantiere, che manifestino in modo inequivocabile l'asservimento di un fondo all'altro. La Corte ha inoltre stabilito che il coniuge comproprietario del fondo dominante non è litisconsorte necessario nell'azione di accertamento della servitù (actio confessoria servitutis) promossa contro il proprietario esclusivo del fondo servente.
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Aggravamento servitù: ricorso inammissibile in Cassazione
Una società, nata da una scissione, ha modificato una servitù di passaggio a danno dell'altra, rendendola più ripida e stretta. I tribunali di merito hanno qualificato l'intervento come un illegittimo aggravamento servitù di passaggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità, ma solo contestare errori di diritto.
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Servitù di passaggio: come definirne l’estensione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 992/2025, chiarisce come determinare l'estensione di una servitù di passaggio quando il titolo originario è impreciso. La Corte stabilisce che non si deve fare riferimento al solo uso pregresso, ma è necessario applicare i criteri legali dell'utilità per il fondo dominante e del minor aggravio per il fondo servente. Il caso riguardava una disputa sulla larghezza di un passaggio, che la Corte d'Appello aveva fissato in 1,40 metri basandosi sull'uso passato. La Cassazione ha cassato la sentenza, rinviando la decisione per una nuova valutazione basata sui corretti principi codicistici.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di violazione delle distanze tra costruzioni a seguito della demolizione e ricostruzione di un immobile. La controversia riguardava anche il rifacimento di un impianto fognario condiviso. La Corte ha stabilito che il giudice di merito deve individuare d'ufficio la normativa applicabile in tema di distanze, anche se non indicata dalla parte. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello perché non aveva specificato quale norma fosse stata violata né aveva approfondito la natura dell'intervento edilizio. Infine, ha affermato il principio secondo cui le spese per opere necessarie alla conservazione di una servitù vanno ripartite tra i proprietari dei fondi in base ai rispettivi vantaggi.
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