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Fine Di Profitto

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39 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di rapina: il profitto può essere morale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina nei confronti di un imputato che contestava la mancanza di un fine economico. La Corte ha stabilito che il fine di profitto può consistere in qualsiasi utilità, anche morale, e ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a una rivalutazione dei fatti già accertati.
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Favoreggiamento immigrazione: prova e motivazione
Un uomo condannato per favoreggiamento immigrazione clandestina ricorre in Cassazione, lamentando una motivazione illogica e la mancanza di prove sul fine di profitto. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, stabilendo che la motivazione dei giudici di merito era coerente e che il fine di profitto può essere legittimamente desunto dal pagamento di una somma da parte dei migranti, anche in assenza di prove dirette di un guadagno per l'imputato. La sentenza chiarisce i limiti del vizio di motivazione e i criteri per la prova presuntiva nel reato di favoreggiamento immigrazione.
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Favoreggiamento immigrazione: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per favoreggiamento immigrazione clandestina, chiarendo la distinzione tra aiuto umanitario e supporto logistico al reato. Anche ospitare una persona per una sola notte può integrare il reato se si inserisce in un piano criminale più ampio, del quale l'imputato è consapevole, volto a facilitare l'ingresso illegale in un altro Stato. La sentenza analizza inoltre l'attribuzione delle aggravanti del numero di persone e del fine di profitto.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 4 giugno 2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza della Corte d'Appello. Il motivo del ricorso, relativo alla sussistenza dell'elemento soggettivo del reato, è stato ritenuto un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha quindi confermato che il suo ruolo non è quello di riesaminare il merito della causa, ma di controllare la corretta applicazione della legge.
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Favoreggiamento immigrazione: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per favoreggiamento immigrazione. La Corte ha stabilito che orchestrare un soccorso in mare, abbandonando i migranti su una barca ingovernabile, integra il reato. Inoltre, il fine di profitto può consistere nel semplice risparmio sui costi del trasporto. Confermato anche il diniego delle attenuanti generiche per l'assenza di pentimento.
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Possesso indebito carta: reato anche senza utilizzo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per possesso indebito di carta di pagamento nei confronti di un individuo che la deteneva da oltre due giorni, pur sostenendo di volerla restituire. La Corte ha stabilito che il possesso prolungato dimostra la volontà di tenerla per sé e che il reato si configura anche senza un effettivo utilizzo o un profitto economico, poiché la norma tutela la fiducia pubblica nell'integrità degli strumenti di pagamento.
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Prova indiziaria e immigrazione: la condanna è valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico di un uomo, ritenuto uno degli scafisti di un'imbarcazione con 79 migranti. La decisione si fonda sulla valutazione complessiva della prova indiziaria, composta dalle testimonianze di alcuni migranti, dal comportamento dell'imputato e da una foto che lo ritraeva al timone. La Corte ha stabilito che un quadro indiziario grave, preciso e concordante è sufficiente per una condanna, anche in assenza di prove dirette sul profitto personale, ritenendo sufficiente l'intenzione di procurare un guadagno all'organizzazione.
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Ricorso per cassazione: limiti e aggravanti nel reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato contestava l'applicazione delle aggravanti del fine di profitto e del numero di concorrenti in un reato transnazionale. La Corte ha ribadito che il ricorso è limitato ai soli errori manifesti di qualificazione giuridica, escludendo riesami nel merito. Ha chiarito che, in un reato concorsuale, la consapevolezza del profitto altrui integra l'aggravante e che la valutazione del numero dei concorrenti costituisce un apprezzamento di fatto non sindacabile in quella sede.
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Aggravanti immigrazione clandestina: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due scafisti condannati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza conferma tutte le aggravanti immigrazione clandestina contestate, tra cui il fine di profitto (anche se indiretto), il trasporto di oltre cinque persone, il pericolo per la vita dei migranti e il trattamento inumano e degradante causato dal sovraffollamento e dalle condizioni del viaggio.
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Ricorso inammissibile per furto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per furto aggravato di borse in uno stabilimento balneare. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati e generici, confermando la decisione dei giudici di merito. In particolare, è stato chiarito che anche un valore economico non elevato della refurtiva non esclude il fine di profitto e che il furto si considera consumato quando i beni escono dalla sfera di controllo della vittima.
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Favoreggiamento immigrazione clandestina: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma le condanne per i membri di un'associazione a delinquere dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza chiarisce che il reato si considera consumato con il compimento di atti diretti a procurare l'ingresso illegale, senza che sia necessario l'effettivo arrivo dei migranti sul territorio nazionale, configurandosi come reato a consumazione anticipata.
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Fine di profitto rapina: anche morale e non economico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9494/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina. L'imputato sosteneva che il fine di profitto dovesse essere esclusivamente patrimoniale. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, affermando che nel reato di rapina il fine di profitto può consistere in qualsiasi utilità, anche di natura non economica o meramente morale, che l'agente si prefigge di ottenere.
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Fine di profitto e software pirata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per la detenzione di 845 programmi informatici duplicati abusivamente sui computer aziendali. La Corte ha chiarito che per configurare il reato non è necessario un guadagno economico diretto, ma è sufficiente il perseguimento di un 'fine di profitto', inteso come qualsiasi vantaggio, anche non patrimoniale, come il risparmio di spesa sulle licenze che permette all'azienda di essere più competitiva sul mercato.
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Favoreggiamento immigrazione: la prova da cellulare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico di due individui che avevano trasportato 43 migranti, abbandonandoli poi su un gommone. La sentenza sottolinea la piena utilizzabilità, come prova documentale, delle fotografie estratte dai cellulari sequestrati ai migranti, anche senza ascoltare i loro proprietari. La Corte ha rigettato la tesi difensiva del "salvataggio scriminante", ritenendola inattendibile e smentita dagli elementi probatori, come la localizzazione dell'imbarcazione e la fuga all'arrivo della Capitaneria di Porto. È stata inoltre confermata l'aggravante del fine di profitto, desunta dalla natura organizzata dell'operazione.
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Ricettazione e gravi indizi: quando sussiste il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per ricettazione, trovato in possesso di un ingente quantitativo di borse di lusso rubate, sebbene parzialmente danneggiate. La Corte ha confermato che la possibilità di vendere i beni sul mercato dell'usato è sufficiente a integrare il fine di profitto richiesto dal reato. Inoltre, ha ritenuto fondato il pericolo di reiterazione sulla base della professionalità dimostrata, dei precedenti penali e dell'assenza di fonti di reddito lecite.
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Fine di profitto: anche un vantaggio non patrimoniale
Un uomo, condannato per furto, ha impugnato la sentenza sostenendo di aver agito non per trarne un profitto, ma per essere arrestato e mettersi al sicuro da ritorsioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i motivi erano una mera ripetizione di argomenti già respinti. La Corte ha inoltre colto l'occasione per confermare un principio cruciale: il fine di profitto non deve essere necessariamente economico, ma può consistere in qualsiasi vantaggio personale, anche non patrimoniale.
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Favoreggiamento immigrazione clandestina: la prova
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per un gruppo di individui accusati di aver organizzato un sistema illecito per favorire l'ingresso in Italia di cittadini stranieri. Attraverso la presentazione di false domande di lavoro stagionale, gli imputati creavano i presupposti per ottenere visti d'ingresso. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, ritenendo corretta la valutazione delle prove (in particolare intercettazioni e testimonianze) effettuata dai giudici di merito e legittima l'applicazione delle aggravanti, tra cui il fine di profitto. La sentenza chiarisce che per il reato di favoreggiamento immigrazione clandestina, l'interpretazione delle conversazioni e la valutazione della credibilità dei testimoni spettano al giudice di merito, se motivate logicamente.
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Dolo specifico nel furto: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per furto d'acqua, sottolineando la necessità di provare il dolo specifico dell'imputato, ovvero la sua cosciente volontà di trarre profitto. Nel caso specifico, una donna era stata condannata per aver usufruito di una fornitura idrica tramite un contatore manomesso, ma la Corte ha ritenuto che i giudici di merito non avessero adeguatamente motivato sulla sua effettiva consapevolezza della frode, soprattutto considerando che la manomissione era preesistente e lei stessa aveva chiesto la regolarizzazione delle utenze.
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Riqualificazione del reato: quando è legittima?
Un soggetto utilizza la carta bancomat di una persona appena deceduta, effettuando prelievi. La Corte d'Appello modifica l'accusa da furto a indebito utilizzo di carte di pagamento. La Cassazione, con la sentenza n. 6262/2025, conferma la decisione, spiegando i limiti e le condizioni della riqualificazione del reato in appello. Il principio chiave è che la modifica è legittima se non peggiora la pena e se l'imputato ha avuto modo di difendersi sulla nuova accusa.
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