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Fine Di Lucro

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Lo scopo di un'attività economica di generare un profitto o un utile. Nel contesto catastale, è il criterio che distingue le strutture commerciali (es. categoria D) da quelle non commerciali (es. categoria B).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di gioco d’azzardo: quando il videopoker non è solo un gioco
Un gestore di un circolo è stato condannato per il **reato di gioco d'azzardo** per aver installato apparecchi videopoker che permettevano vincite in denaro. La difesa ha contestato l'assenza del fine di lucro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ritrovamento di denaro negli apparecchi dimostra il fine di lucro. Il gioco d'azzardo si configura quando la fortuna prevale sull'abilità e c'è un intento di guadagno. L'imputato deve pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Classamento catastale: struttura o no-profit? Vince il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il classamento catastale in categoria B/1 proposto da una cooperativa sociale per una struttura socio-sanitaria, ricalcolandolo in D/4. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla cooperativa, valorizzando l'assenza di scopo di lucro e la finalità assistenziale dell'ente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il classamento catastale deve basarsi esclusivamente sulle caratteristiche oggettive e strutturali dell'immobile, e non sulla natura soggettiva del proprietario o sull'assenza di fini di lucro dell'attività svolta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Spaccio e Attenuante del Danno Patrimoniale: No Sconto di Pena
Un uomo, condannato per spaccio di lieve entità, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno patrimoniale. Sosteneva di aver agito per necessità economica. La Corte Suprema ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che questa attenuante è incompatibile con il reato di spaccio quando emerge un chiaro fine di lucro. Anche una quantità non enorme di droga, se destinata alla vendita, dimostra una volontà di profitto che esclude la possibilità di ottenere lo sconto di pena. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Classamento Catastale: Struttura batte Non-Profit, vince il Fisco
Un istituto religioso gestore di una casa di cura si è visto rettificare il classamento catastale immobile da B/2 (senza fine di lucro) a D/4 (con fine di lucro), con un notevole aumento della rendita. L'istituto ha contestato la decisione, sostenendo che l'attività svolta era non-profit. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio fondamentale: il classamento catastale si basa sulle caratteristiche oggettive e strutturali dell'edificio, che ne determinano il potenziale economico, e non sull'uso specifico o sulla natura (profit o non-profit) del soggetto che lo gestisce in un dato momento. La struttura complessa della casa di cura giustificava la categoria D/4, a prescindere dall'assenza di scopo di lucro.
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Classamento Catastale: RSA vince contro il Fisco, decide la struttura
Una residenza per anziani si oppone alla decisione dell'Agenzia delle Entrate di modificare il suo classamento catastale, passandolo da una categoria senza scopo di lucro a una commerciale (D/4). La Corte di Cassazione dà ragione alla struttura. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: il classamento catastale dipende dalle caratteristiche oggettive e strutturali dell'immobile, non dall'attività che vi si svolge. Per attribuire una categoria con fine di lucro, l'Agenzia deve dimostrare che la natura commerciale è insita nella costruzione stessa. Non avendolo provato, l'Agenzia delle Entrate perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Recidiva specifica: furto e spaccio sono reati simili?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13095/2023, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la recidiva specifica può sussistere anche tra reati apparentemente diversi, come lo spaccio e il furto, qualora siano accomunati dalla medesima finalità di profitto illecito. La difesa sosteneva che il precedente per reato contro il patrimonio non potesse configurare una recidiva specifica per un reato legato agli stupefacenti, ma i giudici hanno confermato che il 'fine di lucro' è un carattere fondamentale comune che definisce la 'stessa indole' dei reati ai sensi dell'art. 101 c.p., giustificando così il giudizio di equivalenza con le attenuanti generiche e la conferma della pena.
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Classamento catastale RSA: quando è B/1 e non D/4
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21939/2024, ha stabilito i criteri per il classamento catastale di una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) gestita da una Onlus. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che voleva classificare l'immobile nella categoria D/4 (Case di cura con fine di lucro), confermando la categoria B/1 (strutture comunitarie non a scopo di lucro). La decisione sottolinea che il classamento catastale deve basarsi primariamente sulle caratteristiche oggettive e sulla destinazione funzionale dell'immobile, piuttosto che sul concreto utilizzo. Il fine di lucro, criterio distintivo, va desunto dalle caratteristiche strutturali che denotano un'impronta commerciale, elemento che l'Agenzia non ha provato.
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Tutela nome consorzio: no a uso esclusivo del nome
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consorzio vinicolo che si opponeva alla registrazione di un marchio simile da parte di un altro consorzio. La decisione si fonda sulla mancata prova, da parte del ricorrente, del carattere non economico della propria attività, requisito essenziale per ottenere la tutela del nome di un consorzio ai sensi del Codice della Proprietà Industriale. La Corte ha sottolineato che l'assenza di un fine di lucro non equivale all'assenza di un'attività economica.
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Ricettazione CD contraffatti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo condannato per ricettazione di CD contraffatti. La sentenza chiarisce che la detenzione di un gran numero di supporti illegali, privi di contrassegno S.I.A.E., configura il reato di ricettazione perché dimostra l'intento di venderli e non l'uso personale. La Corte ha confermato la condanna ma ha ridotto la pena per un errore di calcolo relativo all'applicazione della recidiva.
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Fine di profitto e software pirata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per la detenzione di 845 programmi informatici duplicati abusivamente sui computer aziendali. La Corte ha chiarito che per configurare il reato non è necessario un guadagno economico diretto, ma è sufficiente il perseguimento di un 'fine di profitto', inteso come qualsiasi vantaggio, anche non patrimoniale, come il risparmio di spesa sulle licenze che permette all'azienda di essere più competitiva sul mercato.
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Fine di lucro e diritto d’autore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di moda sanzionata per aver diffuso musica nei propri negozi senza aver pagato i diritti ai produttori discografici. La Corte ha stabilito che il fine di lucro non richiede un guadagno diretto, ma sussiste anche quando la musica è usata per ottimizzare i profitti, creando un ambiente più piacevole per i clienti. È stata inoltre respinta la tesi della buona fede, poiché l'imprenditore ha l'obbligo di informarsi su tutte le normative vigenti.
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