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Fideiussione Omnibus

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209 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fideiussione omnibus: il recesso del socio non cancella il debito
Un ex socio si oppone al decreto ingiuntivo di una banca che gli chiede il pagamento di 200.000 euro in virtù di una fideiussione omnibus prestata a garanzia dei debiti della società. L'opponente sostiene che la garanzia sia nulla perché conforme allo schema ABI anticoncorrenziale e inefficace a causa del suo recesso dalla società prima dell'erogazione del mutuo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del fideiussore. I giudici chiariscono che il recesso non ha effetto retroattivo sui debiti già sorti e che la nullità delle clausole ABI è solo parziale. Spetta al garante dimostrare che, senza quelle clausole, non avrebbe firmato il contratto. Inoltre, in quanto ex socio, egli aveva l'onere di informarsi sulla situazione finanziaria della società, escludendo la violazione del dovere di buona fede della banca.
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Nullità fideiussione omnibus: prove tardive salvano la banca
Il Debitore Principale e i Garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per un saldo passivo di conto corrente. Tra i vari motivi, i Garanti eccepiscono la nullità fideiussione omnibus per conformità allo schema ABI vietato dall'Antitrust. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. In particolare, la Suprema Corte chiarisce che l'eccezione di nullità fideiussione omnibus basata sullo schema ABI richiede la tempestiva produzione dei documenti di supporto (lo schema ABI e il provvedimento della Banca d'Italia). Trattandosi di atti che non rientrano nel principio del dovere di conoscenza del giudice, la loro produzione tardiva, avvenuta solo con la comparsa conclusione in appello, è preclusa. I Garanti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese.
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Fideiussione omnibus: clausole nulle ma il debito resta
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo da un milione di euro, eccependo la nullità della loro fideiussione omnibus poiché riproduceva lo schema ABI del 2003, sanzionato dall'Antitrust. La Corte d'Appello dichiara la nullità delle singole clausole anticoncorrenziali, ma salva il resto del contratto e nega la decadenza della banca. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei garanti. Gli Ermellini chiariscono che la nullità delle clausole non si estende all'intero contratto se non si prova la loro essenzialità. Inoltre, in presenza di una garanzia autonoma a prima richiesta, per evitare la decadenza semestrale prevista dalla legge è sufficiente una richiesta stragiudiziale di pagamento, senza necessità di avviare un'azione giudiziaria. I garanti perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Nullità fideiussione antitrust: liberi anche i garanti specifici
I Fideiussori si opponevano al decreto ingiuntivo di una Banca, eccependo la nullità delle garanzie prestate per violazione delle norme sulla concorrenza. La Corte d'Appello condannava i garanti, ritenendo che la fideiussione specifica fosse esclusa dalla tutela anticoncorrenziale. La Cassazione ha accolto il ricorso dei garanti, stabilendo che il giudice non può escludere a priori la nullità fideiussione antitrust solo perché la garanzia è di tipo specifico. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame del contratto.
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Fideiussione omnibus: la diffida scritta batte la decadenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società garante, confermando la validità del recupero crediti avviato nei suoi confronti. La controversia riguardava una fideiussione omnibus e la presunta decadenza della banca dal diritto di escussione per mancata azione giudiziale entro sei mesi. I giudici hanno chiarito che, anche in caso di nullità parziale delle clausole ABI, una formale richiesta stragiudiziale di pagamento inviata al debitore e al garante è sufficiente a impedire la decadenza ex art. 1957 c.c., senza necessità di una causa in tribunale. Inoltre, la Corte ha stabilito che lo special servicer incaricato del solo recupero crediti non deve essere iscritto all'albo degli intermediari finanziari, obbligo che grava solo sul master servicer.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: firma falsa e debito cancellato
Un garante propone opposizione a decreto ingiuntivo contestando la validità della fideiussione omnibus e il debito principale. Il Tribunale revoca il decreto per mancanza di prova del credito, decisione confermata in appello. La società creditrice ricorre in Cassazione, lamentando il mancato esperimento della mediazione obbligatoria e la mancata verificazione della scrittura privata dopo il disconoscimento della firma sul piano di rientro. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la fideiussione è un contratto atipico escluso dalla mediazione obbligatoria e il mero saldo di conto corrente non prova il credito nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Il creditore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Fideiussione omnibus: firma nel 2014 e sanzione del 2005 inutile
I garanti di una società si sono opposti a un decreto ingiuntivo richiesto da una banca, sostenendo la nullità della loro fideiussione omnibus. Secondo i garanti, la clausola che estendeva i termini di decadenza della banca violava le norme sulla concorrenza, richiamando un vecchio provvedimento della Banca d'Italia del 2005. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento del 2005 non prova automaticamente l'illecito per contratti firmati molti anni dopo (nel 2014). Inoltre, i garanti non possono sollevare per la prima volta in Cassazione la natura abusiva delle clausole, poiché hanno avuto la possibilità di difendersi pienamente nei precedenti gradi di giudizio. I garanti hanno perso la causa e devono pagare le spese legali.
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Fideiussione omnibus: la nullità non salva il garante in ritardo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti di una società fallita, confermando la loro condanna al pagamento del debito bancario. I garanti avevano rilasciato una fideiussione omnibus a favore di una banca, poi ceduta a una società finanziaria. Davanti ai giudici, i garanti hanno eccepito la decadenza della banca dal diritto di riscuotere il credito, sostenendo che la clausola di deroga fosse nulla perché conforme allo schema ABI anticoncorrenziale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la nullità della fideiussione omnibus sia rilevabile d'ufficio dal giudice, la parte ha comunque l'obbligo di allegare tempestivamente nel processo i fatti storici a supporto di tale nullità. Poiché i garanti hanno introdotto questi fatti in ritardo, oltre i termini di legge, il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la vittoria della società creditrice.
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Fideiussione omnibus: la richiesta scritta salva il creditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da due garanti contro la decisione d'appello che li aveva condannati al pagamento di un debito bancario. I garanti eccepivano la decadenza del creditore dalla garanzia per non aver agito tempestivamente in giudizio contro il debitore principale fallito. La controversia ruotava attorno a una fideiussione omnibus contenente la clausola di "pagamento a semplice richiesta scritta". La Cassazione ha stabilito che le contestazioni sull'interpretazione del contratto e sulla natura consumeristica della garanzia erano inammissibili. La prima perché si limitava a contrapporre una diversa lettura del testo senza dimostrare violazioni dei criteri interpretativi; la seconda perché sollevata per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, i garanti perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Decadenza della fideiussione: vince il creditore contro i garanti
Una società finanziaria, cessionaria del credito di una banca, ha impugnato la sentenza che dichiarava la decadenza della fideiussione prestata da due garanti. I giudici di merito avevano ritenuto tempestiva l'eccezione dei garanti, facendo decorrere il termine semestrale per agire dalla semplice presentazione della domanda di concordato preventivo del debitore principale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il termine di decadenza della fideiussione non può decorrere da un fatto non ancora iscritto nel registro delle imprese, in quanto privo di pubblicità dichiarativa e quindi non conoscibile dal creditore. Inoltre, la Corte ha chiarito che i giudici devono indagare la reale volontà delle parti per verificare se una successiva dichiarazione costituisca una lecita rinnovazione del contratto e non una vietata convalida di un atto nullo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Azione revocatoria: validità atti dispositivi
La Corte d'Appello ha confermato l'accoglimento di una azione revocatoria ordinaria promossa da una società di gestione crediti contro gli atti di disposizione patrimoniale di un fideiussore. Il garante aveva donato e venduto quote immobiliari ai propri familiari dopo aver prestato garanzie bancarie. La Corte ha stabilito che tali atti, modificando qualitativamente il patrimonio del debitore, integrano il pregiudizio per il creditore. Nonostante le eccezioni di nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust, la validità del nucleo centrale del contratto garantisce la sussistenza del credito.
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Contratto autonomo di garanzia: la guida legale
La Corte d'Appello ha confermato la validità di un recupero crediti basato su un contratto autonomo di garanzia, respingendo l'opposizione degli eredi del garante. La decisione si fonda sull'impossibilità per i garanti di sollevare eccezioni relative al rapporto principale e sulla formazione del giudicato interno riguardo a questioni preliminari non impugnate tempestivamente.
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Interpretazione del contratto: la Cassazione decide sui pegni
Il Garante ha contestato alla Banca l'illegittima escussione di alcuni titoli dati in pegno a garanzia dei debiti di una società. La banca sosteneva che una nuova apertura di credito fosse la prosecuzione di una linea di credito precedente, coperta dalle garanzie originarie. La Corte d'Appello ha dato ragione alla banca per la maggior parte dei titoli. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Garante, confermando la decisione. La Corte ha chiarito che l'interpretazione del contratto non può basarsi solo sul testo letterale, ma deve valutare anche il comportamento complessivo delle parti, come i progressivi incrementi del fido e la continuità delle garanzie prestate nel tempo.
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Cessione dei crediti in blocco: no a condanne senza prove scritte
L'Azienda garante si oppone a un decreto ingiuntivo da oltre due milioni di euro richiesto da una Società di cartolarizzazione. Quest'ultima sostiene di aver acquistato il credito tramite una cessione dei crediti in blocco da una banca. L'Azienda contesta la titolarità del credito, lamentando la mancanza di prove scritte dell'inclusione del debito specifico nel pacchetto ceduto. La Corte d'Appello dà ragione alla Società creditrice basandosi su indizi e sul riconoscimento del debito fatto da un altro debitore solidale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Azienda garante: chi agisce come cessionario deve dimostrare documentalmente l'inclusione del credito specifico. Inoltre, il riconoscimento del debito da parte di un condebitore non ha effetto contro gli altri. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Fideiussione: la qualifica di consumatore spetta al garante
Tre garanti di una società ricevevano cartelle di pagamento da un istituto bancario pubblico, subentrato nel credito. I garanti si opponevano eccependo la decadenza del creditore. La Corte d'appello accoglieva l'opposizione ritenendo i garanti consumatori. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che per ottenere la tutela del Codice del Consumo spetta al fideiussore dimostrare la propria qualifica di consumatore. Chi firma una garanzia per una società in cui ha quote o ruoli amministrativi non può essere considerato tale, poiché agisce per un interesse professionale e non personale. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Anatocismo bancario: nullità della capitalizzazione
La Corte d'Appello ha parzialmente riformato una decisione di primo grado, rilevando la nullità delle clausole di anatocismo bancario in diversi contratti di conto corrente. Sebbene la Corte abbia rigettato le eccezioni di usura e di nullità delle fideiussioni per motivi probatori, ha accolto il ricalcolo dei saldi eliminando la capitalizzazione degli interessi passivi non correttamente pattuita, riducendo sensibilmente l'esposizione debitoria dei correntisti.
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Fideiussione leasing: calcolo penale e validità
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di fideiussione leasing in cui un garante contestava la validità della garanzia per presunte violazioni antitrust (schema ABI) e l'importo del debito richiesto. La Corte ha confermato la validità della garanzia, ma ha drasticamente ridotto l'importo della penale per la risoluzione del contratto, applicando per analogia l'art. 1526 c.c. anziché la legge del 2017, non ritenuta retroattiva.
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Contratto autonomo di garanzia: il ritardo blocca la nullità
Un istituto di credito ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e i suoi garanti. Uno dei garanti ha proposto opposizione contestando l'usurarietà dei tassi e la validità della garanzia, qualificata come contratto autonomo di garanzia. In Cassazione, il garante ha eccepito anche la nullità totale della fideiussione per conformità allo schema ABI vietato dall'Antitrust. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rilievo d'ufficio della nullità richiede che le prove siano già presenti negli atti e che la nullità delle fideiussioni omnibus conformi allo schema ABI è solo parziale, limitata alle clausole vietate, e non totale, a meno che non si provi l'interdipendenza assoluta delle clausole. Il garante perde definitivamente la causa.
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Fideiussione omnibus: validità e termini di decadenza
La Corte d'Appello ha confermato la validità di una fideiussione omnibus, rigettando l'eccezione di decadenza sollevata dal garante. I giudici hanno stabilito che l'istituto di credito ha agito tempestivamente entro i sei mesi previsti, utilizzando correttamente la clausola di pagamento a semplice richiesta. La sentenza chiarisce inoltre che la qualità di consumatore del garante deve essere provata autonomamente e non deriva automaticamente da quella del debitore principale.
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Azione revocatoria ordinaria: la donazione non si annulla da sola
Un Istituto di Credito ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un Fideiussore e sua Moglie per rendere inefficace la donazione del 50% di un immobile. La banca sosteneva che l'atto pregiudicasse il recupero del credito derivante da una fideiussione. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno (scientia damni) sulla base della sola gratuità della donazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei coniugi. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può presumere automaticamente la consapevolezza del danno solo perché l'atto è gratuito o riduce il patrimonio. È necessaria una valutazione complessiva e globale di tutti gli indizi, che devono essere gravi, precisi e concordanti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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