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Fatto Notorio

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113 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tempo di vestizione: quando spetta la retribuzione
La Corte di Cassazione chiarisce che il tempo di vestizione deve essere considerato orario di lavoro effettivo quando il dipendente è obbligato a indossare la divisa sul luogo di lavoro per ragioni di igiene o ordini aziendali. La decisione conferma il diritto dei lavoratori a un indennizzo economico, stabilendo inoltre che la prescrizione dei crediti decorre solo dalla fine del rapporto lavorativo.
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Recesso anticipato locazione: i motivi vanno specificati
Un ente pubblico, conduttore di un immobile, ha esercitato il recesso anticipato da un contratto di locazione commerciale adducendo come 'gravi motivi' le normative sulla razionalizzazione della spesa pubblica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che i motivi del recesso anticipato locazione devono essere specificati nella comunicazione al locatore e non possono essere integrati o modificati successivamente in giudizio. La sola esistenza di leggi sulla spending review non costituisce, di per sé, un grave motivo idoneo a giustificare lo scioglimento del contratto.
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Accertamento induttivo: la Cassazione conferma l’onere
Una società di abbigliamento ha contestato un avviso di accertamento basato su un accertamento induttivo che ha ricalcolato la sua percentuale di ricarico. L'azienda sosteneva che la metodologia fosse errata, basata su un campione troppo piccolo e dati di anni non pertinenti, e che non si tenesse conto di specifici investimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento presuntivo e ribadendo che spetta al contribuente l'onere di provare la razionalità di gestioni apparentemente antieconomiche e di pratiche commerciali come l'applicazione di sconti.
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Lavoro subordinato: quando il fatto notorio non basta
Una società organizzatrice di eventi è stata sanzionata per il presunto impiego irregolare di undici addetti alla sicurezza. Le corti inferiori hanno confermato la sanzione, ritenendo 'notorio' che tale attività costituisse lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la qualificazione di un rapporto come lavoro subordinato non può basarsi su una presunzione di notorietà, ma richiede una prova concreta dell'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo del datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Riqualificazione del reato in appello: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18902/2024, affronta il tema della riqualificazione del reato in appello da associazione semplice a mafiosa. La Corte stabilisce che la modifica in peggio non richiede la rinnovazione della prova se basata su una diversa interpretazione giuridica e non su una nuova valutazione delle testimonianze. Viene inoltre annullata la sentenza per un imputato limitatamente al trattamento sanzionatorio, applicando il principio del favor rei in caso di successione di leggi penali.
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Risarcimento danni guerra: onere della prova decisivo
Un erede ha citato in giudizio uno Stato estero per il risarcimento dei danni derivanti dall'uccisione di un avo durante una rappresaglia della Seconda Guerra Mondiale. Il Tribunale di Trieste, pur affermando la propria giurisdizione e l'imprescrittibilità dei crimini di guerra, ha rigettato la domanda. La decisione si fonda sulla mancata assoluzione dell'onere della prova da parte dell'attore, che non ha fornito elementi sufficientemente specifici per dimostrare i fatti costitutivi del proprio diritto al risarcimento danni guerra.
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Costi black list: deducibilità per spedizionieri
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una società di spedizioni internazionali a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deducibilità dei costi per operazioni con fornitori in paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, confermando che la natura stessa dell'attività di spedizioniere, che necessita di operatori locali, e la prova del riaddebito dei costi ai clienti finali sono elementi sufficienti a dimostrare l'effettivo interesse economico e a giustificare la deducibilità dei cosiddetti costi black list.
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Fatto notorio: la Cassazione chiarisce l’onere probatorio
Una società cessionaria di crediti bancari ha impugnato una sentenza d'appello che aveva dichiarato parzialmente nulla una fideiussione per violazione di norme antitrust, qualificando il provvedimento sanzionatorio della Banca d'Italia come 'fatto notorio'. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un provvedimento amministrativo non costituisce un fatto notorio e deve essere prodotto in giudizio dalla parte che lo invoca. Inoltre, ha precisato che l'onere della prova sulla persistenza dell'intesa illecita grava su chi eccepisce la nullità.
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Onere della prova: risarcimento per crimini di guerra
Una recente sentenza del Tribunale di Trieste ha respinto una richiesta di risarcimento danni avanzata dall'erede di un militare italiano deportato durante la Seconda Guerra Mondiale. Sebbene il Tribunale abbia superato le questioni preliminari sulla giurisdizione e sull'immunità dello Stato straniero, la domanda è stata rigettata per il mancato assolvimento dell'onere della prova da parte del ricorrente, che non ha fornito prove sufficienti a ricostruire in modo specifico la vicenda del proprio avo.
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Estradizione in Ucraina: La Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che concedeva l'estradizione di un cittadino armeno verso l'Ucraina. La decisione si fonda sul principio che lo stato di guerra in corso costituisce un 'fatto notorio' che impedisce allo Stato richiedente di garantire l'incolumità della persona da estradare, rendendo inefficaci le rassicurazioni fornite. La Corte ha quindi bloccato la procedura di estradizione in Ucraina, ordinando l'immediata scarcerazione del ricorrente.
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Dicatio ad patriam: come nasce un uso pubblico
Un comune citava in giudizio i proprietari di un'area con un monumento storico per accertarne l'acquisizione per usucapione o, in subordine, per la costituzione di una servitù di uso pubblico tramite dicatio ad patriam. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riconosceva la servitù, chiarendo la distinzione fondamentale: la dicatio ad patriam richiede un comportamento inequivocabile del proprietario che destina il bene all'uso pubblico per avere effetto immediato. In assenza di tale atto, è necessario il decorso di vent'anni di uso pubblico continuato, assimilando la situazione all'usucapione.
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Risoluzione contratto locazione Covid: onere della prova
Una dentista chiede la risoluzione del contratto di locazione per onerosità dovuta al Covid. La Cassazione, con l'ordinanza 23156/2024, conferma la decisione d'appello: la pandemia è un fatto noto, ma il professionista deve provare specificamente il calo di fatturato subito. In assenza di tale prova, la domanda di risoluzione contratto locazione viene respinta e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Riparazione ingiusta detenzione: calcolo del danno
Un professionista, dopo aver subito un periodo di arresti domiciliari e essere stato poi assolto, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha annullato per la seconda volta la decisione della Corte d'Appello, ritenendo che il calcolo del danno non avesse adeguatamente considerato tutti i pregiudizi lavorativi e personali, come la sospensione dall'albo e la revoca di autorizzazioni, imponendo una valutazione più completa e non solo aritmetica.
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Indebito utilizzo carte di pagamento: la prova logica
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per indebito utilizzo carte di pagamento, ritenendo sufficiente un quadro probatorio basato su una catena logica di indizi. Nonostante la difesa lamentasse la mancanza di prove dirette per ogni transazione, la presenza dell'imputato in un esercizio commerciale durante uno dei pagamenti, unita ad altri elementi, è stata considerata una prova fondamentale e sufficiente a fondare la responsabilità penale per l'intera serie di addebiti.
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Violazione prescrizioni: no liberazione anticipata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto in regime domiciliare a cui era stata negata la liberazione anticipata. La negazione era basata su una violazione prescrizioni: essere stato trovato fuori casa in compagnia di un soggetto pregiudicato. Il ricorso è stato respinto perché l'infrazione è avvenuta di sabato, giorno in cui il detenuto non aveva alcun permesso di allontanarsi dal domicilio, rendendo irrilevanti le altre argomentazioni difensive.
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Diffamazione online: prova senza IP è possibile?
In un caso di diffamazione online aggravata da accesso abusivo a sistema informatico, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato. Nonostante i reati fossero prescritti, la Corte ha confermato la responsabilità civile, stabilendo che la colpevolezza per la diffamazione online può essere provata tramite un solido quadro di prove indiziarie (movente, rapporto tra le parti, contenuto dei messaggi), anche in assenza di accertamenti tecnici diretti come l'identificazione dell'indirizzo IP.
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Onere della prova danno: la Cassazione fa chiarezza
Una società ricorre in Cassazione per i danni subiti a causa di una segnalazione illegittima in Centrale Rischi da parte di una banca. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che l'onere della prova danno grava sul danneggiato. Non è sufficiente invocare il 'fatto notorio' del danno da downgrade del rating; è necessario dimostrare con prove concrete il pregiudizio economico effettivamente subito, come un aumento dei tassi di interesse.
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Presupposizione contratto: quando è eccezione nuova?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presupposizione del contratto costituisce un'eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio, e pertanto non può essere sollevata per la prima volta in appello. Il caso riguardava un dirigente che, dopo aver recesso anticipatamente da un incarico presso un ente, ha cercato di giustificarsi sostenendo che il mantenimento del suo precedente impiego pubblico fosse una condizione implicita del contratto. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno, ritenendo legittima la liquidazione basata su presunzioni e sul fatto notorio del disservizio causato dalla sostituzione improvvisa di una figura di vertice.
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Nullità fideiussione ABI: tardiva la prova in appello
La Corte di Cassazione ha stabilito che la documentazione comprovante la nullità di una fideiussione, basata sullo schema ABI e sulla normativa antitrust, non può essere presentata per la prima volta in appello. La Corte ha accolto il ricorso incidentale della società creditrice, affermando che l'eccezione di nullità, pur rilevabile d'ufficio, deve fondarsi su fatti e prove già introdotti nel giudizio di primo grado. La tardiva produzione documentale rende la prova inammissibile e, di conseguenza, la domanda di nullità deve essere respinta per mancanza di prova.
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Nullità fideiussione ABI: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una fideiussione, respingendo l'eccezione di nullità fideiussione ABI. La decisione sottolinea che spetta al garante provare la conformità del contratto allo schema antitrust vietato, producendo in giudizio i documenti necessari, che non possono essere considerati fatti notori né rientrano nel principio iura novit curia.
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