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Fattispecie

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761 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità cessionario azienda: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di cessione d'azienda. L'acquirente (cessionario) risponde dei debiti dell'azienda ceduta solo se questi risultano dai libri contabili obbligatori. Questa regola sulla responsabilità del cessionario azienda vale anche se l'acquirente era a conoscenza dei debiti o se la cessione è avvenuta con intenti fraudolenti. Per i creditori, la tutela contro atti fraudolenti risiede in altri strumenti legali, come l'azione revocatoria, e non in un'interpretazione estensiva dell'art. 2560 c.c. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva condannato il cessionario basandosi sulla natura fraudolenta dell'operazione, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Inammissibilità ricorso cassazione: il caso deciso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per possesso di oltre 400 dosi di sostanze stupefacenti. La Corte ha ritenuto che la notevole quantità escludesse la minima offensività del fatto, rendendo il ricorso manifestamente infondato e confermando l'importanza del principio di inammissibilità ricorso cassazione.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi non nuovi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla natura ripetitiva dei motivi, già vagliati in appello, e sulla tardiva proposizione dell'eccezione di 'ne bis in idem', che richiede un'analisi fattuale non consentita in sede di legittimità. L'ordinanza conferma quindi la condanna e ribadisce i rigorosi limiti del giudizio di Cassazione.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è ripetuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La richiesta di riconoscere l'ipotesi del fatto di lieve entità è stata respinta perché l'attività di spaccio, sebbene avvenuta in un breve arco temporale (20-30 minuti), si era concretizzata in ben otto episodi di cessione. Questa non occasionalità della condotta è stata considerata un elemento decisivo, sufficiente a escludere la minore offensività del reato.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
Un individuo, condannato per detenzione di 98 grammi di cocaina ad elevata purezza, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento dell'ipotesi di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la notevole quantità di sostanza, da cui si potevano ricavare oltre 560 dosi, e l'elevata purezza sono indici di una condotta professionale che escludono la possibilità di qualificare il fatto come di minima offensività.
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Martelletto frangivetro: reato il suo possesso?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il possesso ingiustificato di un martelletto frangivetro, ritenendolo uno strumento da scasso ai sensi dell'art. 707 del codice penale. La sentenza stabilisce che il termine 'serratura' deve essere interpretato in senso ampio, includendo qualsiasi sistema di chiusura che protegge uno spazio, compresi i vetri di porte o finestre. Di conseguenza, il possesso senza giustificato motivo di un martelletto frangivetro integra la fattispecie di reato.
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Peculato Telepass: la Cassazione chiarisce i limiti
Un comandante dei vigili del fuoco, condannato per peculato per aver usato un Telepass di servizio su un'auto privata, ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato che l'uso di un bene pubblico per fini esclusivamente personali integra il reato di peculato e non la nuova e più lieve fattispecie di indebita destinazione. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente provato che il possesso del dispositivo da parte del funzionario fosse avvenuto 'per ragioni d'ufficio', elemento essenziale per configurare il reato di peculato.
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Riparazione detenzione eccessiva: quando è negata
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per la detenzione eccessiva a una persona condannata, poiché la sua condotta, connotata da colpa grave, ha contribuito all'adozione e al mantenimento della misura cautelare. Nonostante la detenzione subita fosse superiore alla pena finale, il comportamento equivoco dell'imputata è stato ritenuto causa concorrente dell'errore giudiziario, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: serve l’ok?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13052/2025, ha ribadito che nel lavoro straordinario pubblico impiego è indispensabile l'autorizzazione preventiva del datore di lavoro per avere diritto al compenso. Il caso riguardava un dipendente della Protezione Civile che chiedeva il pagamento di ore extra. La Corte ha respinto il ricorso, specificando che l'autorizzazione implicita o successiva è ammessa solo in casi eccezionali e rigorosamente provati, non essendo sufficiente la natura essenziale del servizio svolto.
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Turbata libertà del procedimento: quando non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), stabilendo che il reato non sussiste se l'erogazione di un contributo pubblico avviene tramite un atto discrezionale dell'amministrazione, anziché attraverso una procedura selettiva o una gara. La sentenza chiarisce che il presupposto essenziale del reato è l'esistenza di un meccanismo competitivo. Per un'altra imputazione di turbativa d'asta, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, con rinvio al giudice civile per le statuizioni sui danni.
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Reato continuato stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, hashish e marijuana. La Corte conferma la configurabilità del reato continuato stupefacenti, distinguendo le condotte relative alle droghe pesanti da quelle leggere, data la diversità delle sostanze e le modalità del fatto, che suggerivano distinte attività di spaccio.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un imputato che aveva allestito un vero e proprio laboratorio per la coltivazione di cannabis. La decisione si basa sulla natura organizzata dell'attività e sull'ingente quantitativo di sostanza stupefacente ricavabile, elementi che denotano una ridotta offensività del fatto non trascurabile. L'ordinanza conferma la condanna inflitta in appello, ritenendo manifestamente infondati i motivi di ricorso relativi alla riqualificazione del reato, al mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche e all'applicazione della recidiva.
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Spaccio lieve: quando il reato non è di lieve entità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, escludendo l'ipotesi di spaccio lieve. La decisione si basa su elementi oggettivi quali la quantità di droga (36 grammi di cocaina), il possesso di strumenti per il confezionamento e la pesatura, e i precedenti penali specifici dell'imputato. La Corte ribadisce che tali indici dimostrano una professionalità e un inserimento in contesti criminali che sono incompatibili con la fattispecie di lieve entità.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso penale poiché i motivi erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. La decisione sottolinea che l'inammissibilità del ricorso in Cassazione scatta quando non si formula una critica argomentata alla sentenza impugnata e si tenta di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità.
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Occupazione suolo pubblico: quando è reato? Cassazione
Un commerciante ha impugnato una condanna per il reato di invasione di terreni, sostenendo che l'aver occupato con la sua bancarella uno spazio pubblico maggiore di quello autorizzato fosse solo un'infrazione minore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'occupazione suolo pubblico oltre i limiti della concessione costituisce il reato previsto dall'art. 633 c.p. e non una semplice violazione amministrativa.
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Indennità perequativa: i limiti del giudicato esterno
La Corte di Cassazione ha stabilito che una precedente sentenza favorevole a un dipendente riguardo all'indennità perequativa non ha efficacia di giudicato automatico per periodi futuri, soprattutto per le componenti variabili della retribuzione come le indennità di posizione, risultato ed esclusività. Queste ultime richiedono una prova specifica del conferimento e dell'effettivo svolgimento di mansioni dirigenziali per il periodo in questione, un accertamento che non può essere ereditato da decisioni relative a periodi precedenti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando per un nuovo esame che verifichi concretamente la sussistenza di tali presupposti.
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Scambio elettorale politico mafioso: i requisiti
La Corte di Cassazione annulla una misura cautelare per il reato di scambio elettorale politico mafioso, chiarendo i requisiti della fattispecie. La Corte ha stabilito che la semplice richiesta di una 'carica di rilievo' da parte di un candidato in cambio della sua inclusione in una lista non è sufficiente a integrare il reato. È necessario dimostrare un accordo specifico sulla promessa di procurare voti con metodi mafiosi e la consapevolezza di ciò da parte del candidato, elementi che nel caso di specie non sono stati provati.
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Fatto di lieve entità: la quantità non è tutto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio di stupefacenti, stabilendo che per qualificare un fatto di lieve entità non basta considerare solo la quantità di droga. I giudici devono effettuare una valutazione complessiva di tutte le circostanze, come le modalità della condotta e il profilo dello spacciatore, anche in presenza di sostanze diverse.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: la Cassazione
Un caso di corruzione per l'esercizio della funzione che ha coinvolto pubblici ufficiali e imprenditori. In cambio di posti di lavoro e pagamenti preferenziali per i loro parenti, un sottufficiale e un impiegato comunale hanno fornito favori e informazioni a due fratelli. La Corte di Cassazione ha riqualificato il reato da "corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio" a quello meno grave, poiché non è stato provato un atto illecito specifico, ma piuttosto un "asservimento" generale delle loro funzioni pubbliche. Di conseguenza, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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False dichiarazioni: quando è doppio reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per possesso di documenti falsi e false dichiarazioni. La Corte ha stabilito che presentare un documento falso equivale a rendere dichiarazioni mendaci, configurando due reati distinti e concorrenti, non assorbibili l'uno nell'altro. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche per la gravità dei fatti e la personalità del soggetto.
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