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Fase Rescindente E Rescissoria

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel giudizio di impugnazione, la fase rescindente è quella in cui si valuta se annullare la decisione precedente. La fase rescissoria è quella successiva in cui, annullata la decisione, si procede a un nuovo giudizio sul merito della questione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Corte Suprema: Errore Rilevato, Giurisdizione Amministrativa per Incentivi
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha accolto il ricorso per revocazione presentato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). L'ordinanza precedente era stata emessa basandosi su un errore di fatto: si riteneva erroneamente che le società private avessero rinunciato al ricorso amministrativo, mentre questo era ancora pendente. Riconosciuto l'errore, la Corte ha revocato la propria precedente ordinanza. Decidendo nel merito della questione di giurisdizione, ha stabilito che le controversie relative alle modalità di accesso e mantenimento degli incentivi per l'energia rinnovabile, gestiti dal GSE, rientrano nella **giurisdizione amministrativa**. Questo perché il GSE, pur essendo una società per azioni, esercita funzioni di natura pubblicistica. Le commissioni tributarie non sono competenti per tali atti.
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Difesa in proprio dell’avvocato: diritti e compensi
Un legale ottiene l'annullamento di una cartella esattoriale agendo direttamente in giudizio. Il giudice liquida spese legali minime senza applicare i parametri professionali, sostenendo che la causa consentiva la difesa personale del cittadino. Dopo una complessa vicenda processuale e un errore materiale della Suprema Corte sulla notifica, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso. Il principio stabilito afferma che la difesa in proprio dell'avvocato mantiene pienamente la sua natura tecnica e professionale. Di conseguenza, il professionista che tutela se stesso ha diritto ai compensi tabellari previsti dalla legge e non solo al rimborso delle spese vive. La Cassazione condanna l'ente creditore e l'agente della riscossione al pagamento integrale degli onorari.
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Ricorso per Errore Materiale in Cassazione: Quando non è Ammesso
Un Lavoratore ha presentato un `ricorso per errore materiale` (ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p.) contro una precedente sentenza della Corte di Cassazione. Il Lavoratore lamentava presunti errori procedurali, come la mancata notifica della requisitoria del Pubblico Ministero, e vizi di fatto riguardanti il suo ruolo in un incidente stradale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'errore materiale è un difetto percettivo evidente, non una critica al merito della decisione. Le contestazioni del Lavoratore riguardavano il ragionamento della precedente sentenza, non errori oggettivi. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: regole su costi e Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha chiesto la revocazione di una pronuncia della Corte di Cassazione che aveva dichiarato estinto l'intero contenzioso fiscale contro una società contribuente. La chiusura agevolata della lite riguardava infatti un solo avviso di accertamento e non tutti gli atti impositivi notificati. I Supremi Giudici hanno accolto la revocazione per errore di fatto e hanno riesaminato la deducibilità dei costi scaturiti da operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che i costi per acquisti effettivi sono deducibili dalle imposte dirette, anche se collegati a fatture emesse da soggetti interposti, purché sussistano i requisiti di certezza, inerenza ed effettività. Inoltre, il giudice tributario non può applicare acriticamente una sentenza penale di assoluzione senza verificare autonomamente le prove.
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Accertamento induttivo: il contribuente vince senza dichiarazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società in liquidazione per l'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. I giudici di merito hanno annullato l'atto, rilevando che la società aveva tenuto una contabilità regolare e versato le imposte. La Cassazione, in un primo momento, ha dichiarato inammissibile il ricorso del fisco per tardività. Successivamente, accogliendo il ricorso per revocazione dell'Amministrazione finanziaria, la Suprema Corte ha riscontrato un errore materiale nel calcolo dei termini di impugnazione. Tuttavia, decidendo nel merito, la Corte ha rigettato il ricorso del fisco. Sebbene l'omessa dichiarazione legittimi l'accertamento induttivo, i giudici hanno confermato che la società ha fornito la prova contraria dell'inesistenza del maggior reddito ipotizzato, rendendo definitivo l'annullamento delle pretese fiscali.
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Contratto di locazione scritto: vince l’inquilino contro l’ente
L'Assegnataria di un alloggio popolare si opponeva all'ingiunzione di pagamento per i canoni di un garage, sostenendo che fosse incluso nel contratto di locazione scritto principale. La Corte d'appello aveva invece ipotizzato un separato contratto verbale. Dopo una prima pronuncia di improcedibilità in Cassazione per un vizio di notifica, la Suprema Corte accoglie il ricorso per revocazione dell'Assegnataria, rilevando un errore di percezione dei giudici sulle notifiche. Nel merito, la Cassazione stabilisce che per la Pubblica Amministrazione vige l'obbligo della forma scritta e che il contratto di locazione scritto originario includeva espressamente il garage, escludendo accordi verbali successivi. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
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Compensazione delle spese di lite: vietata se il cittadino vince
Un cittadino ha vinto una causa contro l'Ente Previdenziale sia in primo grado che in appello. Tuttavia, la Corte d'Appello, decidendo come giudice di rinvio, ha disposto la compensazione delle spese di lite per tutti i gradi di giudizio. Il cittadino ha fatto ricorso in Cassazione contestando questa decisione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di rinvio non può modificare la ripartizione delle spese dei gradi precedenti se conferma la decisione originaria, ma può decidere solo sulle spese della fase di impugnazione. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata sul punto e la causa è stata rinviata per una nuova e corretta regolamentazione delle spese legali.
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Opposizione di terzo: se il bene è altrui la divisione salta
Due coeredi agiscono per la riduzione di una donazione lesiva della legittima effettuata dal padre a favore della sorella. Ottenuta la divisione dei beni, il marito della donataria propone opposizione di terzo rivendicando la comproprietà di una quota dei terreni divisi. Nel frattempo, i beni vengono scambiati e venduti a terzi. La Corte d'Appello dichiara inefficaci i trasferimenti e ridistribuisce solo la quota residua del terreno. La Cassazione accoglie il ricorso della donataria, stabilendo che l'accoglimento dell'opposizione di terzo impone al giudice di rivalutare l'intero assetto della divisione ereditaria nella fase rescissoria, ricalcolando le quote di legittima e i conguagli sull'intera massa rimasta, senza limitarsi a una parziale inefficacia. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Ricorso per revocazione inammissibile: errore formale, doppia condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso per revocazione inammissibile a causa di un vizio formale. Un cittadino aveva già perso un primo ricorso perché aveva depositato un file illeggibile della sentenza impugnata. Nel tentativo di far revocare questa decisione, ha presentato un nuovo ricorso. Tuttavia, anche questo è stato respinto. La Corte ha stabilito che il ricorso per revocazione deve essere 'autosufficiente', cioè deve riesporre in modo completo tutti i fatti e le argomentazioni della causa originale. Il ricorrente si era limitato a elencare i titoli dei vecchi motivi, rendendo l'atto incompleto. Di conseguenza, il suo tentativo è fallito, subendo una seconda sconfitta e la condanna al pagamento di ulteriori spese.
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Giudicato Interno: Vince la Procedura ma Perde la Causa
Una società fornitrice di servizi internet cita in giudizio un colosso delle telecomunicazioni per abuso di dipendenza economica. In un primo momento, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società più piccola. Successivamente, la stessa Corte ammette di aver commesso un errore di percezione, revoca la propria decisione ma, riesaminando il caso, rigetta comunque il ricorso. Viene così stabilito un importante principio sul giudicato interno: un appello che contesta una condanna per responsabilità, anche se ne critica solo la qualificazione giuridica, è sufficiente a riaprire l'intera discussione, impedendo che qualsiasi punto sulla responsabilità diventi definitivo. Il colosso delle telecomunicazioni vince la causa.
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Ricorso straordinario: quando è un errore di fatto?
Un imputato, condannato per bancarotta fraudolenta, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto, lamentando una presunta violazione procedurale nella notifica dell'udienza in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'errore di fatto rilevante è solo quello percettivo (una svista nella lettura degli atti) e non un errore di valutazione giuridica. La Corte ha verificato la regolarità delle comunicazioni e la piena attuazione del contraddittorio, dichiarando il ricorso manifestamente infondato.
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Prova nuova: la Cassazione chiarisce i requisiti
Un imprenditore, condannato per un reato tributario, ottiene l'assoluzione in sede di revisione grazie a una prova nuova: una visura camerale che dimostrava di non essere l'amministratore all'epoca dei fatti. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del Procuratore Generale e chiarendo che una prova è 'nuova' anche se già presente negli atti ma non valutata dal giudice.
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Impugnazione generica: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore generale a causa di una impugnazione generica, priva di motivi specifici e di un concreto interesse ad agire. La sentenza sottolinea che un'impugnazione deve contenere critiche puntuali alla decisione contestata. Parallelamente, viene rigettato il ricorso di un imputato condannato per reati fiscali e associazione a delinquere, confermando la valutazione dei giudici di merito su tutti i punti sollevati.
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Errore di fatto: Revocazione sentenza Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra errore di fatto ed errore di giudizio. Un'ordinanza è stata revocata per un errore di fatto, consistente nell'aver omesso di esaminare un motivo del ricorso incidentale. Tuttavia, riesaminando il motivo, la Corte lo ha ritenuto inammissibile, confermando di fatto la decisione precedente e compensando le spese legali.
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