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Falsa Dichiarazione A Pubblico Ufficiale

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa Dichiarazione a Pubblico Ufficiale: La Cassazione e le Generalità Contestate
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Individuo condannato per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, ai sensi dell'Art. 495 c.p. L'Individuo aveva contestato la sua responsabilità, sostenendo che non fosse stato accertato il momento esatto delle false generalità. La Corte ha ribadito che il reato si configura anche se la vera identità non viene accertata o se, tra più dichiarazioni diverse, una fosse vera. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e l'Individuo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa dichiarazione: firmare senza leggere non sempre assolve
Un uomo, accusato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale per aver attestato il falso sui requisiti morali necessari al rinnovo della patente nautica, viene assolto in primo grado. La sua difesa si basa sulla testimonianza di un terzo, secondo cui l'imputato avrebbe firmato il modulo prestampato senza leggerlo. La Procura ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla l'assoluzione, ritenendo la motivazione del giudice del tutto apparente e contraddittoria. Il giudice, infatti, si era limitato a riportare la testimonianza senza sottoporla a un'analisi critica, invalidando così la sentenza. Il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
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Falsa dichiarazione al pignoramento: condannato rivenditore d’auto
Un rivenditore di auto usate, durante un pignoramento, commette il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale affermando di non possedere beni. In realtà, risultava ancora proprietario di diversi veicoli presso il Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.). La sua difesa, basata sul fatto che i passaggi di proprietà erano già in corso, non ha avuto successo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio chiaro: ciò che conta è la titolarità formale del bene al momento della dichiarazione. La successiva transazione con il creditore non cancella il reato, poiché la norma protegge la fiducia pubblica negli atti ufficiali, non solo l'interesse privato. La condanna è definitiva.
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Falsa Dichiarazione: Ricorso Infondato, Condanna Confermata
Un imputato, già condannato per il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che i giudici dei gradi precedenti avessero applicato la legge in modo errato. La Cassazione ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno ritenuto le argomentazioni del ricorrente palesemente in contrasto con le norme e con l'orientamento consolidato della giurisprudenza. La condanna è quindi diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa Dichiarazione a Ufficiale: Condanna Anche Senza Prova Fisica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per resistenza e per aver fornito una falsa identità a un pubblico ufficiale. L'imputato sosteneva che la condanna per la **falsa dichiarazione a pubblico ufficiale** fosse ingiusta, poiché il foglietto su cui aveva scritto le false generalità non era mai stato ritrovato. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il reato si consuma nel momento stesso in cui la bugia viene comunicata all'ufficiale, rendendo irrilevante il successivo ritrovamento della prova materiale. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Falsa dichiarazione a pubblico ufficiale: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale sulla propria identità. I motivi, incentrati sulla richiesta di non punibilità per tenuità del fatto e sulla concessione delle attenuanti generiche, sono stati giudicati aspecifici e manifestamente infondati, in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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