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Falsa Dichiarazione a Ufficiale: Condanna Anche Senza Prova Fisica

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per resistenza e per aver fornito una falsa identità a un pubblico ufficiale. L’imputato sosteneva che la condanna per la **falsa dichiarazione a pubblico ufficiale** fosse ingiusta, poiché il foglietto su cui aveva scritto le false generalità non era mai stato ritrovato. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il reato si consuma nel momento stesso in cui la bugia viene comunicata all’ufficiale, rendendo irrilevante il successivo ritrovamento della prova materiale. L’appello è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12457 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Dichiarare il Falso a un Ufficiale: la Parola Conta Più della Carta

Mentire sulla propria identità a un pubblico ufficiale è un reato grave, ma cosa succede se la prova scritta di quella menzogna scompare? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che la condanna per falsa dichiarazione a pubblico ufficiale è valida anche senza il ritrovamento del supporto materiale. La semplice comunicazione della bugia è sufficiente per integrare il reato, confermando che la parola data a un’autorità ha un peso legale decisivo.

I Fatti all’Origine della Vicenda

La vicenda nasce da un controllo di routine. Un uomo, fermato dalle Forze dell’Ordine, non solo si oppone alle loro attività, ma fornisce anche generalità false. Per essere più credibile, scrive il nome fittizio su un pezzo di carta e lo consegna agli agenti. Successivamente, questo foglietto non viene più ritrovato agli atti. L’uomo viene condannato in primo e secondo grado per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e per aver dichiarato il falso sulla propria identità.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato decide di contestare la condanna davanti alla Corte di Cassazione. La sua difesa si basa su due argomenti principali. Prima di tutto, sostiene che la sua resistenza fosse stata solo ‘passiva’ e quindi non punibile. In secondo luogo, e con maggior forza, afferma che l’accusa di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale non potesse reggere, proprio a causa del mancato reperimento del foglietto con le false generalità. Secondo lui, senza quella prova fisica, non si poteva dimostrare il reato. Infine, si lamenta del fatto che i giudici non gli avessero concesso le attenuanti generiche, cioè uno sconto di pena.

Il Principio sulla Falsa Dichiarazione a Pubblico Ufficiale

La Corte di Cassazione respinge completamente la tesi difensiva. I giudici supremi chiariscono un punto fondamentale: il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale si perfeziona nel momento esatto in cui la persona comunica le informazioni false all’autorità che gliele richiede. Non ha alcuna importanza se questa comunicazione sia verbale o scritta. Di conseguenza, il fatto che il foglietto di carta sia andato perso è del tutto irrilevante ai fini della sussistenza del reato. La bugia era stata detta e questo era sufficiente per la condanna.

Le Motivazioni: la Cassazione Conferma la Condanna

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che le argomentazioni dell’imputato erano semplici tentativi di rimettere in discussione i fatti, un’operazione non consentita in sede di Cassazione, che si occupa solo di errori di diritto. Sul punto della resistenza, la valutazione dei giudici di merito era corretta. Sulla falsa dichiarazione, viene ribadito che il reato esiste indipendentemente dal ritrovamento del supporto cartaceo. Anche la lamentela sul diniego delle attenuanti generiche viene respinta. La Corte ricorda che il giudice non è tenuto a elencare tutti gli elementi a favore o sfavore, ma è sufficiente che indichi quelli decisivi che lo hanno portato a negare lo sconto di pena.

Le Conclusioni: la Condanna Diventa Definitiva

L’esito finale è la conferma totale della condanna. L’imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. La sentenza stabilisce un principio importante per tutti i cittadini: quando si interagisce con un pubblico ufficiale, la responsabilità delle proprie dichiarazioni è immediata. Nascondere o far sparire una prova scritta non cancella il reato, perché la legge punisce l’atto stesso del mentire a chi rappresenta lo Stato.

Commetto reato se do un nome falso a un poliziotto, anche se lo dico solo a voce?
Sì, il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale si perfeziona con la semplice dichiarazione, orale o scritta che sia. Non è necessario un documento per essere perseguiti.

Se la prova materiale della mia bugia, come un biglietto, non viene trovata, posso essere assolto?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che il mancato ritrovamento della prova materiale è irrilevante se la falsa dichiarazione è stata comunque percepita dal pubblico ufficiale.

Perché i giudici possono negare le attenuanti generiche?
I giudici possono negare le attenuanti generiche, cioè uno sconto di pena, se ritengono che non vi siano elementi positivi nel caso o nel comportamento dell’imputato che giustifichino una riduzione della sanzione. È sufficiente che motivino la loro scelta basandosi sugli aspetti ritenuti più importanti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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