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107 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato semplificato: il controllo del Tribunale
Una società in liquidazione ha visto respingere il suo ricorso contro la dichiarazione di inammissibilità del concordato semplificato. La Corte di Cassazione ha confermato che il controllo del giudice non è meramente formale, ma si estende alla valutazione della ragionevolezza e plausibilità delle attestazioni dell'esperto, potendo sindacare la buona fede del debitore. Nel caso specifico, la proposta è stata ritenuta impraticabile fin dall'inizio a causa dell'impossibilità di ridurre un ingente debito fiscale, manifestando così una mancanza di buona fede.
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Ricorso straordinario inammissibile per sovraindebitamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario contro un decreto che aveva a sua volta confermato l'inammissibilità di una proposta di accordo per sovraindebitamento. La motivazione principale risiede nel fatto che tale provvedimento non ha carattere decisorio e definitivo, non precludendo ai debitori la possibilità di presentare una nuova proposta e quindi non ledendo il loro diritto di difesa.
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Giudizio di ottemperanza: fondi e rimborso fiscale
La Corte di Cassazione chiarisce che, nel giudizio di ottemperanza per un rimborso fiscale legato a eventi calamitosi, il giudice ha l'obbligo di verificare la disponibilità dei fondi statali appositi prima di ordinare il pagamento. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ordinato il pagamento integrale senza tale verifica, rinviando il caso per un nuovo esame che accerti la capienza dei fondi e attivi, se necessario, le procedure contabili specifiche per soddisfare il diritto del contribuente.
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Omologa del concordato: i limiti del giudice
Una società in concordato preventivo si oppone alla decisione della Corte d'Appello che, accogliendo il reclamo di un creditore, aveva annullato l'omologa del concordato per riconoscere un privilegio su un credito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che in sede di omologa del concordato, il giudice non ha la competenza per decidere sull'esistenza o sul rango dei crediti, poiché tale accertamento è riservato a un giudizio ordinario separato. Di conseguenza, cassa la decisione impugnata senza rinvio.
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Fondo garanzia INPS: TFR e concordato preventivo
Una lavoratrice ha richiesto al Fondo di Garanzia INPS il pagamento del suo TFR dopo che la sua azienda è entrata in concordato preventivo. La lavoratrice aveva accettato una riduzione dell'importo e la degradazione del credito a chirografario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene l'accettazione non elimini il diritto alla prestazione, il Fondo garanzia INPS è tenuto a pagare solo l'importo del TFR come definito e quantificato nel decreto di omologa del concordato, anche se decurtato, e non l'intero ammontare originario.
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Rimborso sisma 1990: giudicato vs legge sopravvenuta
Un contribuente ottiene una sentenza definitiva per il rimborso del 90% delle imposte versate a seguito del sisma del 1990. L'Amministrazione finanziaria, tuttavia, paga solo il 50%, invocando una legge successiva che limita i rimborsi per carenza di fondi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2949/2024, stabilisce un principio fondamentale: la nuova legge non può ridurre il diritto del contribuente (il cosiddetto 'quantum'), ma disciplina unicamente le modalità di pagamento. Il diritto al rimborso integrale resta intatto. La Corte ha cassato la decisione precedente, rinviando il caso al giudice di merito affinché adotti le misure necessarie per garantire la completa esecuzione della sentenza, anche attraverso procedure contabili speciali.
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Rimborso TFR sisma: la Cassazione chiarisce il diritto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2227/2024, ha stabilito che un contribuente ha diritto al rimborso TFR sisma per l'intero importo percepito nel periodo agevolato (1990-1992), anche se le quote sono state maturate in anni precedenti. La Corte ha chiarito che il presupposto impositivo sorge al momento del pagamento del TFR, non durante la sua maturazione. Inoltre, le normative successive che limitano i rimborsi in base alle risorse disponibili non incidono sul diritto accertato in giudizio, ma solo sulla fase esecutiva del pagamento.
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Rimborso sisma: il Fisco non può dimezzare il credito
Un contribuente, avente diritto a un rimborso sisma completo confermato da una sentenza definitiva, ha ricevuto solo il 50% dall'Amministrazione Finanziaria, la quale ha invocato nuove leggi sui limiti dei fondi. Il contribuente ha quindi avviato un'azione di ottemperanza. La Corte di Cassazione ha stabilito che le nuove norme influenzano solo le modalità di pagamento, non il diritto sostanziale, e che il credito non può essere 'dimezzato'. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per determinare come il pagamento integrale debba essere effettuato, anche attraverso procedure contabili speciali in caso di fondi insufficienti.
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Rimborso fiscale limitato: diritto integrale del credito
Un contribuente, avente diritto a un rimborso fiscale integrale per benefici legati a eventi calamitosi, si è visto pagare solo il 50% dall'Amministrazione Finanziaria a causa di nuove norme sulla limitatezza dei fondi. La Corte di Cassazione ha stabilito che un rimborso fiscale limitato nelle sole modalità di pagamento non estingue il diritto sostanziale del contribuente a ricevere l'intera somma, già accertata con sentenza definitiva. Il giudice dell'ottemperanza ha il dovere di attivare tutte le procedure, anche contabili speciali, per garantire l'esecuzione completa del giudicato.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo la sorte dell'accordo di ristrutturazione dei debiti in caso di successivo fallimento dell'impresa debitrice. Secondo la Corte, la dichiarazione di fallimento rende impossibile l'attuazione del piano di risanamento, determinando la risoluzione automatica dell'accordo per impossibilità sopravvenuta. Di conseguenza, l'originaria obbligazione del creditore si riespande, e il suo credito deve essere ammesso al passivo fallimentare per l'intero importo, detratti solo gli acconti già ricevuti e non più revocabili.
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Piano del consumatore: dilazione pagamenti oltre l’anno
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un piano del consumatore è legittima la dilazione del pagamento dei crediti privilegiati, come i mutui, anche oltre il termine di un anno previsto dalla legge. Questa possibilità è subordinata alla condizione che al creditore sia data la facoltà di esprimersi sulla convenienza economica del piano rispetto all'alternativa della liquidazione forzata dei beni. Nel caso specifico, l'impugnazione di un istituto di credito contro un piano che prevedeva un rimborso in cinque anni è stata dichiarata inammissibile, poiché il Tribunale di merito aveva correttamente valutato la maggiore convenienza del piano per i creditori.
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Accordo di ristrutturazione: risolto dal fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33445/2024, stabilisce un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Se un'impresa, dopo aver stipulato un accordo di ristrutturazione dei debiti, viene dichiarata fallita, l'accordo si considera automaticamente risolto per impossibilità sopravvenuta. Di conseguenza, il creditore aderente ha il diritto di insinuarsi al passivo fallimentare per l'intero ammontare del suo credito originario, e non per la somma ridotta prevista dall'accordo. La Corte chiarisce che non è necessaria un'azione giudiziale da parte del creditore per ottenere la risoluzione, in quanto l'effetto è automatico e discende direttamente dalla dichiarazione di fallimento che rende irrealizzabile il piano di risanamento.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
Un creditore aveva accettato un pagamento ridotto tramite un accordo di ristrutturazione del debito. Successivamente, l'azienda debitrice è stata dichiarata fallita. I tribunali di merito avevano ammesso il creditore al passivo fallimentare solo per l'importo ridotto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la dichiarazione di fallimento provoca la risoluzione automatica dell'accordo di ristrutturazione per impossibilità di esecuzione. Di conseguenza, il creditore ha il diritto di insinuare nel fallimento il suo credito per l'intero importo originario.
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Rimborso sisma: il diritto è integrale anche senza fondi
Un contribuente, avente diritto al rimborso integrale delle imposte versate a seguito di un sisma, si è visto corrispondere solo il 50% della somma dall'amministrazione finanziaria a causa di una presunta insufficienza di fondi certificata. La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto la sua richiesta di ottemperanza. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che la carenza di fondi non può giustificare una riduzione del credito del contribuente. Il diritto al rimborso sisma è pieno e deve essere soddisfatto integralmente, anche attraverso la nomina di un commissario ad acta che attivi le procedure contabili necessarie, come l'emissione di un ordine di pagamento in conto sospeso.
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Credito incapiente nel piano del consumatore: le regole
Un istituto di credito si è opposto all'omologazione di un piano del consumatore che prevedeva il pagamento parziale di un mutuo ipotecario. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi relativi alla durata del piano e al diritto di voto del creditore, ma ha accolto quello sul trattamento del credito incapiente. È stato stabilito che la parte del credito garantito che eccede il valore del bene ipotecato deve essere considerata come un credito chirografario e soddisfatta nella stessa misura degli altri crediti non privilegiati.
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Ricorso per cassazione sovraindebitamento: quando è inammissibile
Una famiglia di debitori si rivolge alla Corte di Cassazione dopo che il Tribunale ha revocato l'apertura della loro procedura di liquidazione del patrimonio, a seguito del reclamo di una banca. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il provvedimento di revoca non ha carattere decisorio e non preclude la riproposizione della domanda. Questo chiarisce i limiti del ricorso per cassazione sovraindebitamento in fasi non definitive della procedura.
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Rimborso fiscale per calamità: il ruolo del giudice
Una società, avente diritto a un rimborso fiscale per calamità (sisma del 1990), si è scontrata con l'inerzia dell'Amministrazione finanziaria. Il giudice dell'ottemperanza aveva rigettato l'istanza di esecuzione forzata, adducendo i limiti dei fondi statali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice dell'ottemperanza ha il dovere di assicurare attivamente il pagamento, anche nominando un commissario ad acta. I limiti dei fondi, precisa la Corte, non cancellano il diritto ma ne regolano le modalità di esecuzione.
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Giudizio di ottemperanza: rimborso integrale dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24772/2025, ha stabilito che un contribuente ha diritto al rimborso integrale di un credito fiscale accertato con sentenza definitiva, anche in caso di fondi statali insufficienti. L'Amministrazione Finanziaria aveva erogato solo il 50% di quanto dovuto, invocando limiti di bilancio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di ottemperanza serve proprio a superare tali ostacoli, obbligando il giudice a nominare un commissario ad acta e a utilizzare tutti gli strumenti, come l'ordine di pagamento in conto sospeso, per garantire la piena esecuzione del giudicato, respingendo l'idea che un diritto accertato possa essere ridotto o posticipato a tempo indeterminato.
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Giudizio di ottemperanza: rimborso fiscale garantito
Una società, avente diritto a un rimborso fiscale a seguito di un sisma, ha avviato un giudizio di ottemperanza per ottenere il pagamento dall'Amministrazione Finanziaria. Quest'ultima si opponeva, eccependo la non definitività della sentenza e l'insufficienza dei fondi statali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudizio di ottemperanza è esperibile anche per sentenze esecutive ma non definitive e, soprattutto, che la mancanza di fondi non può mai giustificare la riduzione di un diritto al rimborso accertato in sede giudiziale, imponendo al giudice di attivare tutti gli strumenti per garantirne il pagamento integrale.
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Giudizio di ottemperanza: che fare se mancano fondi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non può negare un rimborso fiscale, confermato da una sentenza passata in giudicato, adducendo la mancanza di fondi. In un caso di giudizio di ottemperanza, i giudici hanno chiarito che il giudice tributario deve adottare tutte le misure necessarie, inclusa la nomina di un commissario "ad acta", per garantire la completa esecuzione della decisione, senza che il diritto del contribuente possa subire riduzioni.
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